Hier ist die Rose, hier tanze
Dovresti urlarlo perché ti senta qui dove è calato tutto il fumo del mondo: ciminiere rovesciate sui petali e pelli prese d'assalto, odori che si infiammano e nella gola scoppiettano, cimiteri abrasi di spesso futuro, chiglie e gomene cieche barcollanti come ubriachi aggrappati a un'onda indecisa, le mani che non sanno che fare, i fari specchiati nel sopra, gengive buie impanate di sabbia, molluschi che scambiano le direzioni del cibo, notti uguali e uguali ai giorni, e un tanfo sempre nelle narici di cosa finita, un tanfo di niente, mischiato agli orli dei vestiti delle sarte disoccupate, e preci infinite che scoperchiano i crani, litanie senza fondo, assordanti e uguali, cori scomposti che formano un'orribile sintesi...
devi urlarmelo dentro quella griglia pesante: qui è la rosa, qui danza, no, più forte! e vedi che già sugli occhi rotola una goccia, più forte, e dove danzo tu marcia, ma non per amore di linea, né per ordinare la corsa incontro alla morte, nè per incutere timore alla vita contraria, ma marcia fermo sulla mia attesa, sulle punte dei minareti che custodiscono e ostacolano il mio sonno, sulla testa degli attimi che ci fuggiranno, e dove è la spina, tu marcia, e ridi, ché io cerco di guardarti per tutto il tempo, attraverso questo fumo che rade le teste dei ragazzini che non sono più usciti da scuola e li spoglia, spalle strette nelle canottiere e quelle altre portate in braccio come in un sacco, sollevate rispetto ai sandali pieni della stessa terra dei giochi, e quando te ne accorgi il mio sorriso sarà per la vita, e per te dentro di essa, che l'hai riempita d'istante, e se te ne vai, dove danzavo alla tua voce, il mio sorriso sarà per tutta l'aria pulita che il tuo spazio contiene.
devi urlarmelo dentro quella griglia pesante: qui è la rosa, qui danza, no, più forte! e vedi che già sugli occhi rotola una goccia, più forte, e dove danzo tu marcia, ma non per amore di linea, né per ordinare la corsa incontro alla morte, nè per incutere timore alla vita contraria, ma marcia fermo sulla mia attesa, sulle punte dei minareti che custodiscono e ostacolano il mio sonno, sulla testa degli attimi che ci fuggiranno, e dove è la spina, tu marcia, e ridi, ché io cerco di guardarti per tutto il tempo, attraverso questo fumo che rade le teste dei ragazzini che non sono più usciti da scuola e li spoglia, spalle strette nelle canottiere e quelle altre portate in braccio come in un sacco, sollevate rispetto ai sandali pieni della stessa terra dei giochi, e quando te ne accorgi il mio sorriso sarà per la vita, e per te dentro di essa, che l'hai riempita d'istante, e se te ne vai, dove danzavo alla tua voce, il mio sorriso sarà per tutta l'aria pulita che il tuo spazio contiene.


3 Comments:
"minareti che custodiscono e ostacolano il mio sonno" rende molto bene l'idea di certe mie notti insonni..
-s-
amen.
Un post sulfureo e bellissimo.......
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