Friday, October 23, 2009

Interviste con donne invisibili

intervistatrice: nome preferito?
plastica: Zucchero
i: no, nome di persona.
pla: eh Zucchero. come Maryiln in "A qualcuno piace caldo".
i: ah.

i: stato attuale?
pla: di cosa
i: ... tuo.
pla: nubile.
i: ... Intendevo stato emotivo.
pla: ... Nubile.

i: cibo preferito?
pla: boh credo ... miele
i: no, cibo cucinato?
pla: ah. cocco! ah no scusa: pollo

i: un aggettivo per definirti?
pla: Complicata?
i: Nel senso di non semplice..
pla: (silenzio)

i: cosa c'è dopo la vita?
pla: niente.
i: ma come fa a esistere il nulla?
pla: (silenzio).

Wednesday, October 14, 2009

Alluci in azioni

Ma quell’ampolla non aveva l’iscrizione “Veleno”. Quindi Alice si arrischiò a berne un sorso.
Lewis Carrol, Alice in Wonderland

Thursday, September 24, 2009

Sì.

La miglior difesa è l'assenza

Tuesday, July 14, 2009

Oggi sciopero

Monday, May 11, 2009

et moi aussi

Friday, March 27, 2009

Ogni tanto torno a vedere

Non è che facebook vince sul blogging, è che è lo strumento attraverso il quale il linguaggio sociale, per come lo intendo, vince.

Sunday, March 01, 2009

My Sunday


Friday, January 16, 2009

Oh Cielo, si può morir... di più non chiedo, non chiedo

Adina
Io rispetto l'elisire, ma per me ve n'ha un maggiore:
Nemorin, lasciata ogni altra, tutto mio, sol mio sarà.

Dulcamara
(Ahi! dottore, è troppo scaltra: più di te costei ne sa.)

Adina
Una tenera occhiatina, un sorriso, una carezza,
vincer può chi più si ostina, ammollir chi più ci sprezza.
Ne ho veduti tanti e tanti, presi cotti, spasimanti,
che nemmanco Nemorino non potrà da me fuggir.
La ricetta è il mio visino, in quest'occhi è l'elisir.

Dulcamara
Sì lo vedo, o bricconcella, ne sai più dell'arte mia:
questa bocca così bella è d'amor la spezieria:
hai lambicco ed hai fornello caldo più d'un Mongibello
per filtrar l'amor che vuoi, per bruciare e incenerir.
Ah! vorrei cambiar coi tuoi i miei vasi d'elisir.
(partono)

Scena settima

Nemorino
Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò...
quelle festose giovani invidiar sembrò...
Che più cercando io vo? M'ama, lo vedo.
Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir!..
Co' suoi sospir confondere per poco i miei sospir!...
Cielo, si può morir; di più non chiedo.
Eccola... Oh! qual le accresce beltà l'amor nascente!

A far l'indifferente si seguiti così finché non viene ella a spiegarsi.

Saturday, December 06, 2008

Chi

vuole sapere chi sono?

Sunday, November 09, 2008

Senza di te
Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

John Keats

Tuesday, October 28, 2008

risposta che mi domanda. bellezza a me pensata.

Mia vitale vitalità sei tu lelina. Non ho superficie senza di te che da dentro mi spingi sopra oltre la mia pelle. C'è questa trama adesso, superata da miglia e miglia d'aeroplano, che mi trafigge di terrore perché tutto è ignoto, e la mia lingua mozzata si mostra alla vita nei miei sorrisi che solo tu conosci che si leccano ferite lasciate al loro destino come ricordi. Ma tu. Quanto ti amo a te; non posso scegliere di portarti ovunque: tu sei l'ovunque, il posto e l'ora, la mia disindividuazione dal mondo, hic et ubique questo siamo a turno prima l'una cosa e poi l'altra e poi la congiunzione. Ma sempre in modo del tutto na-tu-ra-lee. Mia cara,stasera c'ho un concerto de Moby a $10, mo me vado a doccià, poi magnerò na cosetta. Ma lo sai che frequentà italiani qui a new york è na cifra noioso? Poi se ammalano tutti, come giustificazione della propria nostalgia, bah... fino a ieri so stato a brooklyn da certi amici americani, quelli che appunto m'hanno organizzato a serata de compleanno - meravijosi e meravijosa -, mo sto invece a manhattan, nell'east village, che è carino ma mo abito co Valerio che è italiano e è stato male co la febbre. Però a vedè Moby ce vado co Juan Pablo (che de cognome fa Agnelli e dice che è parente de quelli veri), che è argentino, matematico, caruccio. Ah, na cosa strana: se cammini abbastanza a New York incontri sempre le stesse persone, te giuro! ncredibile.
Mo te saluto, è che vorei che tu stessi qui. Sei l'unica cosa in grado di mancarmi lo sai? di farmi mancare diciamo, tipo svenimento però vigile, le altre cose no, me mancano pe' gelosia. Me sto a commuove.
Ciao nina,

A.

Monday, October 20, 2008

20.X.08

gatto animato fin dentro la carnetta vera, animato di vivezza candida e al di là di ogni divisione, sottratto alla scelta, sceltomi, scelto dal caso preciso, Te amo perchè sei te, eri te e sei stato te da quel momento in poi, cambiando e cambiandomi, impreziosendomi l'esperienza e restituendomi lo sguardo su me in modo incondizionatamente autentico, veritiero anche quando mi mentivo e dentro te, mai attraverso, mi sono capita, svelata, forse a volte amata, anche noi pessimi, noi impessimiti dalla vita altrui a cui non possiamo fare a meno di tendere, e sappiamo migliorarci le ore anche solo a pensare che esistiamo davvero. la terra è per me anche piena di te, e questo la rende casa e altrove. america è appena luogo per te, appena posto,a ppena tempo. aspettami, giovanissimo saggio, avo di sangue diverso che non mi appartiene e non mi deriva.
auguri figlio di me tua figlia-gatto di me tua gatta.

Saturday, October 18, 2008

sul mio comodino, ma scomodo

Monday, September 01, 2008

il mio demone

Lo fissò con uno sguardo lungo, tormentato, stanco. Satov era in piedi davanti a lei, in mezzo alla stanza, a cinque passi di distanza, e l'ascoltava timoroso, ma come rinnovato, con una sorta di straordinario splendore nel volto. Quest'uomo forte e scontroso, col pelo sempre irto, d'un tratto s'era raddolcito e illuminato tutto. Nel suo animo vibrava qualcosa di prodigioso, assolutamente inatteso. Tre anni di distacco, tre anni di separazione coniugale non avevano strappato nulla dal suo cuore. E forse in quei tre anni, ogni giorno aveva pensato a lei, a quel caro essere che una volta gli aveva detto: "ti amo".

Conoscendo Satov, posso dire con certezza che non si sarebbe mai permesso anche solo di sognare che una donna potesse dirgli: "ti amo". Era casto e pudico fino all'assurdo, si considerava un orribile mostro, odiava il proprio viso e il proprio carattere, si sentiva uguale a quegli esseri deformi che si portano soltanto alle fiere per metterli in mostra sui baracconi. In conseguenza di tutto questo, metteva l'onestà al di sopra di tutto, ed era fanaticamente devoto alle sue convinzioni, tetro, fiero, collerico e poco loquace. Ed ecco che quell'unico essere, che per due settimane l'aveva amato (l'aveva sempre creduto, sempre!) quell'essere che egli aveva sempre considerato superiore a se stesso, malgrado la sua assoluta lucidità nei comprenderne gli errori, quell'essere, al quale egli poteva perdonare tutto, tutto (e su questo non poteva esserci nessun dubbio, anzi semmai si verificava il contrario, per cui Satov davanti a lei si sentiva colpevole di ogni cosa), quella donna, quella Mar'ja Satova, improvvisamente era di nuovo nella sua casa, di nuovo davanti a lui... era una cosa quasi incomprensibile! Era tanto scosso, e in questo avvenimento vedeva qualcosa di così terribile e insieme una così grande felicità, che non riusciva o forse non voleva tornare in sé, aveva paura di svegliarsi. Era un sogno.

Ma quando Marie con quello sguardo tormentato, lo fissò, Satov comprese d'un tratto che quell'essere tanto amato soffriva, forse era stato offeso. Guardò con attenzione i tratti del suo viso: da tempo ormai era scomparso da quel volto spossato lo splendore della prima giovinezza. Era sempre piacente, certo, e ai suoi occhi, come prima, era una bellezza. (In effetti era sui venticinque anni, di corporatura abbastanza robusta, più alta della media, più alta di Satov, con sontuosi capelli castani, un viso pallido e ovale, grandi occhi scuri, ora scintillanti di febbre.) Ma l'energia d'un tempo, frivola, semplice, ingenua, quell'energia che egli conosceva tanto bene, aveva lasciato il posto a una cupa irascibilità, al disinganno, a una specie di cinismo, al quale ella non era ancora abituata e che le pesava.

Фёдор Михайлович Достоевский

Wednesday, August 20, 2008

Non è Amore (Africa! mia unica alternativa)

Non è Amore. Ma in che misura è mia
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza,
d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno... Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelletto, da anni,
era la sola strada (...)
Non è Amore

(...) Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia
della Preistoria che a tutto ciò darà senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori…

L'alba meridionale

Pier Paolo Pasolini
Per Plastica

Monday, July 21, 2008

non leggere, è troppo per me

Nel guardare indietro nella propria vita, potrebbe capitare di riconoscere che quasi tutti i legami più profondi, a cui in essa si è sottostati, hanno avuto origine da persone, sul cui "carattere distruttivo" erano tutti daccordo. Un giorno si potrebbe incappare, forse per caso, in quanto fatto e quanto più forte sarà lo choc da cui si sarà colpiti, tanto più grandi saranno le chances per una rappresentazione del carattere distruttivo.
Il carattere distruttivo conosce solo una parole d'ordine: creare spazio; una sola attività: far pulizia. Il suo bisogno di aria fresca e di uno spazio libero è più forte di ogni odio.
Il carattere distruttivo è giovane e sereno. Distruggere infatti ringiovanisce, perché toglie di mezzo le tracce della nostra età; rasserena, perché ogni eliminare, per il distruttore, significa una perfetta riduzione, anzi un'estrazione della radice della propria condizione. A tale immagine apollinea del distruttore ci conduce ancora di più la considerazione di come si semplifichi infinitamente il mondo, se si appura che merita di essere distrutto. Questo è il grande vincolo che stringe armoniosamente tutto l'esistente. Questa è una visione che procura al carattere distruttivo uno spettacolo della più profonda armonia.
Il carattere distruttivo quando lavora è sempre fresco e riposato. E' la natura ha prescrivergli il tempo, almeno indirettamente: poiché egli la deve prevenire. Altrimenti intraprenderà lei stessa la distruzione.Il carattere distruttivo non ha alcun modello. Ha pochi bisogni, e nulla gli importa meno che: sapere cosa subentra al posto di ciò che è stato distrutto. In un primo momento, almeno per un attimo, lo spazio vuoto, il luogo dove stava la cosa, dove la vittima ha vissuto. Si troverà certamente qualcuno che lo usa, senza prendere possesso.
Il carattere distruttivo è un segnale. Come un disegno trigonometrico è esposto da tutti i lati al vento, egli è esposto da tutti i lati al pettegolezzo. Proteggerlo da ciò è privo di senso.
Al carattere distruttivo non importa affatto essere compreso. Sforzarsi in questa direzione lo ritiene superficiale. L'essere frainteso non lo può danneggiare. Al contrario tutto questo lo provoca, come lo provocano gli oracoli, queste distruttive istituzioni statali. Il più piccolo-borghese dei fenomeni, il pettegolezzo, ha luogo solo perchè la gente non vuole essere fraintesa.
Il carattere distruttivo si lascia fraintendere; così non incoraggia il pettegolezzo.Il carattere distruttivo è nemico dell'uomo-astuccio. L'uomo-astucccio cerca la propria comodità e di questa l'astuccio ne è la quintessenza. L'interno dell'astuccio è la traccia, rivestita di velluto, che lui ha impresso nel mondo. Il carattere distruttivo cancella perfino le tracce della distruzione.
Il carattere distruttivo sta nel fronte dei tradizionalisti. Mentre alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri tramandano le situazioni rendendole maneggevoli e liquidandole. Questi vengono chiamati i "distruttivi".
Il carattere distruttivo ha la coscienza dell'uomo storico, il cui sentimento fondamentale è un'insormontabile diffidenza nel corso delle cose, nonché la prontezza con la quale prende nota del fatto che tutto può andare storto. Perciò il carattere distruttivo è la fiducia stessa.
Il carattere distruttivo non vede niente di durevole. Ma proprio per questo vede dappertutto delle vie. Ma poichè vede dappertutto una via, deve anche dappertutto sgombrare la strada. Non sempre con cruda violenza, talvolta anche con violenza raffinata. Poiché dappertutto vede vie, egli stesso sta sempre ad un incrocio. Nessun attimo può sapere ciò che il prossimo reca con sé. L'esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine, ma per la via che vi passa attraverso.
Il carattere distruttivo non vive per il sentimento che la vita merita d'essere vissuta, ma perché non vale la pena di suicidarsi.


Walter Benjamin 1931

Sunday, June 08, 2008

ho stravisto per te

Eccoti qui pronta e muta come un pianofoforte
pettinata e vestita come un angelo da collezione
e non c'è sentimento ch'io non sappia desiderare
anche una luce piccola basta io so farla bastare io so farla bastare.
Alla mia volontà affamata tu parlavi gentile
voglio dirti che le parole non mi bastano più
così vengo nel nome delle carezze dimenticate
parole femmina scompagnate sul fango selciato del mondo.
E tu lo senti o no l'esatto suono delle mie ragioni
lo capisci cos'è
la rinuncia al pudore
Vuol dire chiamami come vuoi ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi io sono degno del mio nome
vuol dire chiamami come vuoi ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi chiamami come vuoi.
Eccoti qui pronta e muta come un calendario
adornata e gentile eccoti qui.
Io, e quelli come me aspettiamo miracoli.

Ivano Fossati, Angelus

Thursday, May 29, 2008

D i m e n t i c a t a

La mia donna: capelli di fuoco di legna
Pensieri di lampi di calore
Vita di clessidra
La mia donna: vita di lontra tra i denti della tigre
La mia donna: bocca da coccarda e fascio di stelle
di ultima grandezza
Denti a impronta di topo bianco sulla terra bianca
Lingua d'ambra e vetro lucidati
La mia donna: lingua d'ostia trafitta
Lingua di bambola che apre e chiude gli occhi
Lingua di pietra incredibile
La mia donna: ciglia di aste di scrittura infantile
Sopracciglia a bordo di nido di rondine
La mia donna: tempie d'ardesia di tetto di serra
Vapore sui vetri
La mia donna: spalle di champagne
Fontana con teste di delfini sotto ghiaccio
La mia donna: polsi di fiammiferi
La mia donna: dita d'azzardo e d'asso di cuori
Dita di fieno tagliato
La mia donna: ascelle di martora e faggiola
Notte di San Giovanni
Ligustro e nido di scalari
Braccia di schiuma marina e di chiusa
Miscuglio di grano e mulino
La mia donna: gambe di missile
Movimenti d'orologeria e disperazione
La mia donna: polpacci di midollo di sambuco
La mia donna: piedi a iniziale
Piedi a mazzi di chiavi, piedi di calafati che bevono
La mia donna: collo d'orzo imperlato
La mia donna: gola di Val d'Or
Appuntamenti persino nel letto del torrente
Seni notturni
La mia donna: seni di monticelli di talpa marina
La mia donna: seni di crogiolo di rubini
Seni di spettro della rosa rugiadosa
La mia donna: ventre spiegato di ventaglio dei giorni
Ventre d'artiglio gigante
La mia donna: schiena d'uccello che fugge verticale
Schiena d'argento vivo
Schiena di luce
Nuca a sasso levigato e gesso bagnato
Caduta di bicchiere nel quale si è bevuto
La mia donna: anche di navicella
Anche a lampadario e penne di freccia
Nervature di piume di pavone bianco
Bilancia insensibile
La mia donna: natica di arenaria e amianto
La mia donna: natica a dorso di cigno
La mia donna: natica primaverile
Sesso di gladiolo
La mia donna: sesso di giacimento aurifero e di ornitorinco
La mia donna: sesso d'alga e vecchie caramelle
La mia donna: sesso di specchio
La mia donna: occhi pieni di lacrime
Occhi di panoplia violetta e ago magnetizzato
La mia donna: occhi di savana
La mia donna: occhi d'acqua da bere in prigione
La mia donna: occhi di legno sempre sotto l'ascia
Occhi dei livelli d'acqua d'aria di terra e fuoco


André Breton

Friday, May 23, 2008

Femmina (simile nel dissimile e carattere distruttivo)

«Niente mi commuove maggiormente dell'essere capito, lo preferisco immensamente all'essere immaginato, anche sotto la forma più seducente»
Paul Valéry, Quaderni

L’arte di raccontare
Ogni mattino ci informa delle novità da tutto il globo. Eppure noi siamo poveri di storie singolari. Da cosa dipende? Dal fatto che non ci ragguinge più nessun avvenimento che non sia già imbevuto di spiegazioni. In altre parole: quasi nulla più di ciò che accade va a vantaggio della narrazione, quasi tutto invece a vantaggio dell’informazione. Una metà dell’arte del narrare consiste infatti nel mantenere libera da spiegazioni una storia mente la si racconta.

Walter Benjamin, Strada a senso unico

Non esageriamo
Alla critica delle tendenze della società attuale si obbietta automaticamente, prima ancora che sia stata interamente formulata, che le cose sono sempre andate così. L’indignazione – che viene printamente respinta – testimonierebbe solo di una scarsa penetrazione nell’invariabilità della storia, di un’irragionevolezza superbamente diagnosticata da tutti come isteria. Si rimprovera, inoltre, all’accusatore, di volersi mettere in mostra col suo attacco, di ambire al privilegio del particolare, mentre ciò che suscita il suo sdegno è triviale e noto a tutti, e non ha senso pretendere che gli altri perdano il tempo ad occuparsene. L’evidenza del male torna a vantaggio della sua apologia: poiché tutti lo sanno, nessuno ha più il diritto di dirlo, e il male, coperto dal silenzio, può continuare indisturbato. Basta che uno si mostri insoddisfatto, ed è già sospetto come riformatore del mondo. L’intesa si serve di questo trucco: attribuire all’oppositore una teoria reazionaria della decadenza, che non potebbe sostenersi – forse che, di fatto, l’orrore non si perpetua eternamente? – screditare, col suo presunto errore teorico, la concreta percezione del negativo, e calunniare come oscurantista chi si ribella contro l’oscurità. Chi si lascia sfuggire la conoscenza dell’aumento dell’orrore, non ricade soltanto nella gelida contemplazione, ma si vieta di cogliere, con la differenza specifica del nuovo rispetto al precedente, anche la vera identità del tutto, del terrore senza fine.

T. W. Adorno, Minima moralia

Articoli per ufficio
Lo studio del direttore pullula di armi. Ciò che sembra invitante comfort a chi entra, è in realtà un arsenale mascherato. Un telefono sulla scrivania squilla in continuazione. Tronca a uno la parola in bocca sul più bello e dà alla controparte il tempo di aggiustarsi la risposta. Intanto, brani della telefonata mstrano quanti affari più importanto dell’attuale vengano trattati qui. Uno lo dice a se stesso e un po’ alla volta si allontana dal proprio punto di vista. Comincia a chiedersi chi riguardi la conversazione, apprende con sbigottimento che domani il suo interlocutore parte per il Brasile e ben presto si identifica a tal punto con l’azienda che dell’emicrania di cui l’altro si lamenta al telefono prende nota come di un deplorevole intoppo (e non come di una circostanza favorevole a lui). Chiamata o no, entra la segretaria. È molto carina. E se di fronte alle sue grazie il principale è vuoi insensibile, vuoi da tempo ammiratore dichiarato, il nuovo la sogguarderà più di una volta, e lei sa come guadagnarsi l’approvazione del capo. Comincia a sentirsi stanco. E l’altro, che la lampada alle spalle, glielo legge con soddisfazione sui tratti del volto abbagliato dalla luce diretta. Anche la poltrona fa il suo effetto, vi si sta appoggiati all’indietro come dal dentista, e alla fine, per giunta, si vede nell’intera tortura nient’altro che il normale corso delle cose. Una liquidazione concluderà presto o tardi anche questo trattamento.
WB, Strada a senso unico

«Il segreto della giustizia nell'amore è il superamento del diritto, a cui l'amore allude col suo muto gesto»
Th. W. Adorno, M.m.

Tuesday, May 13, 2008

le labbra, la schiena

Ballata del vecchio gringo

E tutto si avvicina
Assume nuove forme
Le api la carta dei giornali
Quando passa lei
E tutto si disegna
Disegna tutti i corpi
I sassi le bandiere colorate
Quando passa lei
E io non so perché la uccido
E poi scende la sera che accende mille fuochi
E tracce di pulviscolo lunare le circondano i capelli
Quando passa lei
E tutto si trasforma
Si attenuano i rumori
Le macchine diventano cristalli
Quando passa lei
Io non so perché
Io non so perché la uccido

Paolo Benvegnù, Q.p.l.

Saturday, April 12, 2008

dicis et non es - se sai alcuna cosa, taci.

Lui: - Pensi tu che la gelosia alberghi soltanto nelle altezze e non anche nelle profondità? a noi tu, creatura fine e creata, sei promesso e fidanzato. A te non è lecito amare.
Io (non potendo far a meno di ridere): - Non amare? Povero Satana! Vuoi forse far onore alla fama che hai di stupidità e attaccarti da solo il campanello come al gatto, dato che intendi appoggiare affari e promesse su un concetto così ambiguo come l'amore? Quello che ho preso e per cui tu pretendi che mi sia promesso, da dove è scaturito, dimmi, se non dall'amore... sia pure da quello che tu hai avvelenato col permesso di Dio? L'allenza che è fra di noi secondo le tue affermazioni è legata anch'essa all'amore, imbecille che sei.
Lui: La condizione che ponevo era chiara e onesta, determinata dal legittimo zelo dell'inferno. L'amore ti è vietato in quanto riscalda. La tua vita dev'essere fredda, perciò non devi amare alcuna creatura umana. Che credi? Un raffreddamento totale della tua vita e dei tuoi rapporti con gli uomini è nella natura delle cose, anzi è già nella natura tua, e noi non t'imponiamo alcunché di nuovo. Non è forse preordinato in te il gelo allo stesso modo della paterna emicrania, dalla quale devono scaturire i dolori della sirenetta? Freddo ti vogliamo, tanto freddo che le fiamme della produzione basteranno appena a scaldarti. In esse ti raffigurerai il gelo della tua vita...
Io: - E dalla fornace ritornerò al ghiaccio. Evidentemente voi mi preparate già l'inferno su questa terra.
Lui: - L'esistenza stravagante è la sola che basti a una mente orgogliosa. La tua superbia non vorrà certo mai scambiarla con un'esistenza tiepida. ...

Thomas Mann, Doctor Faustus

Monday, April 07, 2008

in macchina


Vorrei incontrarti
Alan Sorrenti











A te
Jovanotti

Tuesday, April 01, 2008

Sunday, March 09, 2008

A M E

Diseguali foglie i nostri due corpi
stanno vicini e distanti
marito e moglie
perché non me lo hai mai detto
che ti andavo un po’ stretto
Questo sembrava il mio posto ma sotto sotto
Il tuo respiro finiva ad imbuto
e giù sorsi di vino se uscivo un minuto però non un fiato
nessuno ti veda mangiare nuda del dolce avanzato
Da quanto tempo mi guardi attraverso ed io stupido
perso negli occhi che ho scelto
E’ la tua bocca che mi manca soprattutto
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto
Avrei dovuto hai ragione leggerti in faccia
come una mela che è marcia e non si sa dove
quando avrai un dolore di cui ti vergogni
fallo sentire a parole o prendimi a pugni
Ma tu quel difetto di parlare poco
E se io avessi avuto soltanto un sospetto
però non è tardi per restare insieme
siamo più grandi vedrai andrà bene
Da quanto tempo mi guardi attraverso ed io stupido
perso negli occhi che ho scelto
E’ la tua bocca che mi manca soprattutto
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto

DI NASCOSTO mAX gAZZè

Friday, March 07, 2008

di casa all'inferno

Il demone a volte ce l'hai stretto negli occhi
fa le bocche storte e dalla gola caccia temporali secchi
in un minuto da pazzi s'allarga la faccia e quella bava d'amore
che aveva attecchito male esplode in pezzi
sei di casa all' inferno
dopo l'imprevisto tu fai perno e stai di schiena
a vomitare questo rivolo in apnea
una schiuma di pensieri che è in balia di mostri vicini
il demone a volte fa voragini in petto
e tu costretto su quel crepaccio sei ponte
goffo ma poveraccio se cedi al tuffo
e lì sotto c'è uno scroscio brutto che ti chiama
ad essere il rovescio di un'idea una schiuma di pensieri
che in balia di mostri vicini sei di casa all'inferno
dopo l'imprevisto tu fai perno e stai di schiena
a vomitare questo rivolo in apnea

Mostri Max Gazzè

Thursday, February 07, 2008

la figlia della steppa

Gregory Peck: cosa vuole dire quando dice che
Nieztsche: esattamente quello che dice
GP .. per esempio quando dice che non sente niente
N ah quello non è vero. Sente sempre, non riesce a dormire
GP è calamitata. Respinge, attrae, gioca col fuoco, non gioca mai…
N ...ride
GP ride?
N seriamente.
GP dice che è sospesa. Gelata. Dice che solo starti vicino le fa capire quanto ama la vita, soprattutto quando la odia. Ma io vorrei stringerla, e capire e farle capire che c’è amore, solo l’amore, al di là…
N lei lo sa. Basta così poco a decidere la sorte! Un po’ di più, un po’ meno di pelle sul suo vestito. miele, crema, vaniglia... Lei lo sa: il grande amore non vuole amore: vuole di più.
GP è un regalo della vita. Chi mi salvera da lei.
N ah ah ah ah!
GP è esposta continuamente… è in pericolo?.. c’è un proverbio russo che dice
N ..sì me lha detto: le pallottole risparmiano gli innamorati

Monday, December 03, 2007

allness

Tutto di me tenevo aperto, dimenticavo
Che fuori non ci sono solo cose ed animali
Sempre intenti in se stessi, ed il cui occhio sporge
Di poco fuori dal cerchio della loro vita
Come fa un quadro dalla sua cornice;
Così in me da ogni parte, lasciavo irrompere
Sguardi, curiosità, pensieri senza tregua.
Forse nello spazio si formano occhi
E vedono. Ah, il mio viso, solo gettandosi in te
Non è esposto a sguardi estranei,
In te cresce, e oscuro all'infinito
Protetto dal tuo cuore in te si prolunga.

R.M. Rilke, A Lou Andreas Salomé

per A che dissipa i miei mostri basta che rida o non rida, capelli di seta, figlio mio di me sua figlia.
per K che c'è ancora e ci sarà sempre dentro il mio nome.
per E che mi abbraccia e mi ascolta e mi appassiona e disegna occhi nel mio vedere e nei gomiti dei miei pensieri soffia dice sorride sussurra vita.

Tuesday, November 13, 2007

tu non hai idea

ANTONIO - Mi dispiace annunciarti che ho deciso…
CLEOPATRA - Sostienimi, Carmiana, andiamo via, io non reggo. Così non può durare, la mia natura più non lo sostiene.
ANTONIO - Regina mia dolcissima…
CLEOPATRA - No, no, ti prego, non t’avvicinare.
ANTONIO - Che c’è? Che ti succede?
CLEOPATRA - Lo so, lo so, ci son buone notizie: te lo leggo negli occhi… Che ti dice la tua donna? Che puoi tornar da lei? Va’, vacci pure! Mai t’avesse ella dato licenza di venire! E non ti dica che son io a trattenerti qui! Non ho nessun potere su di te. Sei suo, e suo rimani.
ANTONIO - Sanno gli dèi…
CLEOPATRA - Oh, mai ci fu regina più tradita! Ma io l’avevo visto, spuntare già all’inizio il tradimento!
ANTONIO - Cleopatra…
CLEOPATRA - Perché dovrei illudermi che tu sei mio e che mi sei fedele - anche se tu, coi grandi giuramenti, sai scuotere gli dèi dai loro troni - se sei stato infedele anche con Fulvia? È follia stravagante farsi sedurre da certe promesse fatte solo a parole, e già infrante al momento di giurarle!
ANTONIO - Dolcissima regina…
CLEOPATRA - No, ti prego, non cercare pretesti per andartene; ma dimmi addio e vattene. Quando mi supplicavi per restare, allora sì, era tempo di parole! Non mi parlavi allora di partire: c’era negli occhi nostri e sulle labbra l’eternità, e la beatitudine nell’arco delle ciglia; nessun brandello di noi tanto misero, che non avesse sapor celestiale. Ed è ancora così; oppure tu, che sei il più grande soldato del mondo, sei diventato pure il più bugiardo.
ANTONIO - Che dici?
CLEOPATRA - Oh, avessi io la tua statura! Vedresti se l’Egitto ha un cuore un petto!
ANTONIO - Ascoltami, regina: l’impellente esigenza del momento chiede altrove per poco i miei servizi; ma il mio cuore rimane qui con te. Pel fuoco che vivifica e feconda la fanghiglia del Nilo, io da qui parto, tuo soldato e servo, a fare guerra o pace, a tuo talento.
CLEOPATRA - Carmiana, su, tagliami questo laccio… No, no, lascialo stare…d’un tratto son malata, poi sto bene, così sa amare Antonio.
ANTONIO - Mia preziosa regina, sii comprensiva e rendi il giusto credito al suo amore, che sta onorevolmente affrontando questa prova.
CLEOPATRA - Fulvia insegna. Ti prego, voltati e piangi per lei, poi dimmi addio, e di’ che le tue lacrime eran per questa regina d’Egitto. Da bravo, recita una bella scena, facendola apparire, a tuo talento,un gesto di perfetta onoratezza…
ANTONIO - Basta, adesso! Mi fai bollire il sangue!
CLEOPATRA - Bene! Bravo! Così!… Però la scenati potrebbe riuscire ancora meglio,anche se questa non è niente male…
ANTONIO - Ah, per questa mia spada…
CLEOPATRA - E pel tuo scudo!…Sempre meglio; ma ancora non ci siamo. Ecco, Carmiana, vedi, come s’addice ad un Romano erculeo la parte del collerico. Caro, tu ed io ci siamo molto amati… E tu lo sai. Ma non è questo il punto: perché c’è un’altra cosa ch’io vorrei… Ah, maledetta mia smemorataggine! È proprio come Antonio: mi fa dimenticare tutto e tutti!
ANTONIO - Se non fosse la tua regalità a far tua suddita la vanità, direi che sei la vanità in persona.
CLEOPATRA - Fatica ingrata è trascinarsi dietro la propria vanità vicino al cuore, come succede a questa Cleopatra. Ma devi perdonarmi, mio signore, ché le mie stesse grazie mi riescono mortalmente odiose se non sono gradite agli occhi tuoi. Ora l’onore ti reclama altrove; perciò rimani sordo, non badare a questa mia sconsolata follia, e parti, e t’accompagnino gli dèi! In cima alla tua spada segga cinta di gloria la vittoria e faccia da tappeto al tuo passaggio un facile successo.
ANTONIO - Andiamo; il separarci, tra noi due è un partire ed un rimanere insieme; ché tu, restando qui, vieni con me, ed io, partendo, resto qui con te.

William Skakespeare

Wednesday, October 24, 2007

A646 - plastica in una scatola di latta

Ecco il sogno: io mi vedo sdraiato su un letto. E non stò né bene né male, sono sdraiato sul dorso. Ma comincio a chiedermi se stò comodo, così sdraiato; mi pare che qualcosa mi dia noia ai piedi; sento che qualcosa o è troppo corto, o non è in pari; comunque mi dà noia; muovo un po' i piedi e nello stesso tempo comincio a considerare in che maniera e su che cosa sto sdraiato, il che finora non mi era venuto in mente. E guardando meglio il mio letto vedo che sto sdraiato su certe cinghie di corda intrecciata, fissate ai lati del letto. Le piante dei piedi poggiano su una di queste cinghie, le ginocchia su un'altra, le gambe dunque sono a disagio. Io so, non so come, che queste cinghie si possono muovere. E con un movimento delle gambe respingo l'ultima cinghia che sta sotto i miei piedi. Mi pare che così starò più comodo. Ma l'ho spinta troppo lontano, voglio riafferrarla con i piedi, ma con questo movimento anche l'altra cinghia mi sfugge via da sotto le ginocchia e le gambe penzolano. Faccio un movimento con tutto il corpo per rimettermi in equilibrio, convintissimo di riuscirci; ma con questo movimento anche le altre cinghie si spostano e scivolano sotto di me e vedo che la cosa volge al peggio; tutta la parte inferiore del mio corpo cala giù e rimane penzoloni, i piedi non arrivano a toccare terra. Io mi reggo soltanto con la parte superiore della schiena e tutto diventa per me non solo scomodo, ma addirittura atroce. Allora soltanto mi chiedo quel che prima non mi veniva neppure in testa: io mi chiedo: dove e su che cosa sono sdraiato? Comincio a guardarmi intorno e innanzitutto guardo in basso là dove penzola il mio corpo e dove sento che sto per cadere. Guardo in basso e non credo ai miei occhi. Mi trovo ad un'altezza che non è neppure paragonabile a quella di una torre altissima o di una montagna, mi trovo ad una altezza tale, che mai avrei saputo immaginare.
Non riesco a capire se vedo o no qualcosa là in fondo, in quel precipizio senza fondo sul quale sono sospeso e che mi attrae. Il cuore mi si stringe e sono atterrito. Guardare là è terribile. Sento che se guarderò là, scivolerò dalle ultime cinghie e perirò. Io non guardo, ma non guardare è ancora peggio, perché allora penso a quel che mi accadrà quando sarò scivolato via dall'ultima cinghia. E penso che per il terrore sto perdendo l'ultimo sostegno e lentamente scivolo sul dorso sempre più in basso. Ancora un istante e mi staccherò. E allora mi viene da pensare: non è possibile che questo sia vero. È un sogno. Svègliati. Tento di svegliarmi, ma non ci riesco. Che fare? che fare? mi domando, e guardo verso l'alto. Anche là in alto c'è un altro abisso. Io guardo in quell'abisso del cielo e mi sforzo di dimenticare l'abisso che è in basso ed effettivamente ci riesco. L'infinito in basso mi respinge e mi atterrisce. L'infinito in alto mi attrae e mi dà forza. Io sto sospeso sopra l'abisso, sulle ultime cinghie che non mi sono ancora scivolate via. So di stare sospeso, ma guardo soltanto in alto e il mio terrore sparisce. Come accade in sogno una voce dice: "Stai attento, è questo!" e io guardo sempre più lontano in alto nell'infinito e sento che mi sto calmando, ricordo tutto ciò che è accaduto, e ripenso a come è accaduto: come ho messo i piedi, come sono rimasto penzoloni, come mi sono atterrito e come mi sono salvato dal terrore guardando in alto. E mi vado chiedendo: be', e ora? non sono forse ugualmente penzoloni? E io non tanto mi guardo attorno, quanto, con tutto il mio corpo, sento il punto di appoggio sul quale mi reggo e vedo che non penzolo più e che non cado, ma mi reggo saldamente. Mi chiedo come mi reggo, mi palpo, mi guardo intorno e vedo che sotto di me, proprio a metà del mio corpo, c'è una sola cinghia e che quando guardo in alto poggio su di essa nell'equilibrio più stabile e mi accorgo che anche prima essa sola mi reggeva. Ed ecco che, come accade in sogno, questo meccanismo, per mezzo del quale mi reggo, mi appare molto naturale, comprensibile e sicuro, nonostante che in realtà tale meccanismo non abbia nessun senso. In sogno io persino mi meraviglio di non averlo capito prima. Vien fuori che vicino alla mia testa c'è un palo e la solidità di questo palo non dà adito ad alcun dubbio, nonostante che questo palo sottile non abbia
nulla su cui poggiare. E poi dal palo in modo molto ingegnoso e insieme semplice si diparte una corda e se te ne stai su questa corda con il centro del corpo e guardi in alto, non c'è nessun pericolo di cadere. Tutto questo mi era chiaro ed io ero contento e tranquillo. Ed era come se qualcuno mi dicesse: Attento, non dimenticare. E mi svegliai.


Lev Nikolaevic Tolstoj, Confessione

Thursday, October 11, 2007

"è colpa tua se sono forte"

andrea matura dentro di me le sue convinzioni, gli presto l'utero che sognava di avere in finale. in questi giorni mi ha infettato e guarito con un'idea per la crescita delle piante in ambienti secchi, in queste notti cioè. lò'ultima volta che l'ho sognato stava succedendo qualcosa di epocale nella mia vita, e lui nel sogno se ne stava dritto in faccia a me con alle spalle una luce marrone che sembrava il fumo di una castagna schiacciata dalle ruote di un camion dell'immondizia su una pozza di olio nell'asfalto inumidito di metà ottobre. quando è uscito da quella luce, o quando ci sono entrata anche io, mi ha detto una delle cose che dice quando è sobrio, cioè raramente, una di quelle cose poco normali che danno ragione all'accadere delle cose e mi riconciliano con l'inesatto. questa cosa era "apriti cielo", e detta da lui mi faceva ridere e rabbrividire. ma tutto quello che dice lui specie nei miei sogni è una chiave che apre tante neanche porte, direi finestre, dalle quali posso guardare alitandoci sopra i mondi che ci appartengono e che poi in definitiva sono me. cioè una specie di interno di me dove non piove l'inferno che dà quel tipico sapore di metallo alle ore in cui prendo la pillola. insomma le piante. lui consigliava di adagiare i bulbi sotto uno strato di terra fresca, ma un dito, e poi di smettere di innaffiarle con le lacrime direttamente dagli occhi, stillando un dolore quotidiano e faticoso, tanto faticoso che le piante cominciavano a seccarsi perché la composizione alcalina e salata del liquido che le nutriva stava cominciando a diventare acida e amara e riarsa, e come chiunque sa la carne delle piante da far nascere dopo i periodi dolorosi è esigente e delicata. no, la soluzione era solo versare nei vasi in cui dormivano morti tutti da nascere di piante feconde una mistura la cui composizione chimica mi è ora del tutto oscura ma che nel sogno lui mi illustrava iconograficamente quindi con devizia di lucidi particolari come palline e filamenti bavosi di preziosi distillati di passatopresente, spremuta di incubi, suono di dita nella portiera dell'auto, eterogena infelicità maturata negli anni, tutto questo shakerato e versato a filo fosforescente dal collo morso della bottiglia di plastica. il sangue del futuro. un giorno tutto questo dolore ti sarà utile. tra l'altro, tutto questo era razionalmente e inequivocabilmnte confermato dal fatto che tra una decina di giorni sarebbe (stato) il suo compleanno. solo così, mi spiegava, era possibile alimentare ingrandire e non solo allungare, riempirla di succo e non sfibrarla, la vita che stavo rovinando. tra l'altro, come poteva sfuggirmi che quando una cosa nuova nasce proviene dal prima ma è anche qualcosa di di assolutamente diverso e autonomo? come potevo pensare che dal nucleo di dolore che ero non potesse nascere un fulcro pieno di nervosa elettrica consapevole fortunata calmata assolta pulita felicità? apriti, cielo. insomma, quando poi se ne andava - con quel suo particolare modo di andarsene che assomiglia al tornare - il bulbo cominciava da subito a gonfiarsi sotto la pelle di terra, e la pianta (che poi senza mia grande sorpresa non era una pianta ma un origami di membrana azzurra striata di viola a forma di pianta) cresceva senza nessuna paura verso ogni colore dell'alto nel mio vaso-ventre, e somigliava a un figlio-foglio, carta-carne del dopodomani. mi aprivo, cielo, e il cielo per me si apriva finalmente senza schiacciarmi i capelli, mentre un organo di carta non pesta e dissetata da me prendeva ridandomelo il largo della mia vita.

Sunday, September 16, 2007

perché da piccola già mi piaceva miguel bosè

Mora mia
voglio contarti fino a 10
uno è il sole che ti illumina
due le tue gambe che comandano
siamo 3 nel tuo letto - 3
mia mora
il quarto viene dopo cinque i tuoi continenti
sei le mezze fatiche dei miei mezzi caldi
proseguo a contare ora bene bene bene bene bene
mora mia sette sono i peccati commessi
fanno 8 con me nove quelli che ti chiedo
il decimo l'ho sentito
e da parte mia avanza l'arte
quello mi dai
dammelo
dammelo bene
un poco qui e un poco a chi
quando la tua bocca mi tocca mi eccita e mi provoca
mi morde e mi distrugge
tutta è sempre poca e muoviti bene
che nessuno come te mi sa fare il caffe
agata mora e mi uccide mi uccide e mi riuccide
andiamo all'inferno metti che non sia eterno
delicatamente e bene bene
che nessuna come te mi sa fare il caffè
ma quando la tua bocca mi tocca mi eccita mi provoca
mi morde e mi distrugge
tutta è sempre poca e muoviti bene bene bene
che nessuno come te sa fare il caffè
mia mora
se questa non è felicità
che scenda dio e lo veda
e comunque non lo creda
questa è gloria
e da parte mia ci metto l'arte
quello che mi dai dammelo e dallo bene
un poco così e un poco a chi
ma quando la tua bocca mi tocca mi eccita e mi provoca mi morde e mi distrugge
che nessuno come te sa fare il caffè
agata mora e mi uccide e mi uccide e mi riuccide
andiamo all'inferno metti che non sia eterno
dolcemente ben bene che nessuno come te sa fare il caffè
bene bene bene bene bene

Wednesday, September 05, 2007

mmmmmmmm


Thursday, August 02, 2007

colazione perfetta per convalescenti

Prendi il caffè
la polvere di caffè
deve farsi passare addosso l'acqua bollente
una doccia di caffè
però all'insù
verso il soffitto come una felicità
prendi le spezie - un granello di cardamomo l'hai già messo nella caldaia
e la cannella
quella dele mie creme - che c'è sempre
e un pò di zenzero che devi grattuggiare - come grattuggia di pelle di ginocchio quando cascavo da piccola
e queste vanno messe - le pesi
dentro un mappamondo spaccato a metà
con 450 g di farina a scelta - a me piacciono le speciali
e 100 di zucchero - cristallo o diet
poi con la mano - mi raccomando
scava al centro una piccola buca
e facci colare un uovo
e 150 gr di burro ammorbidito con le dita che sanno di notte e limone
qualche uvetta dalla pelle abbronzata e velluto
tutta la buccia di un'arancia che riesci a fare
e impasta con velocità elettrica
rendi tutto schiumoso e liscio
fammi immaginare sulla lingua l'idea di una crema
e poi mentre mi spieghi tutto ma tacendomi qualcosa
lascia tutto a lievitare
1 ora - 1 ora e mezza facciamo
coperto con la cura che si riserva a chi potrebbe aver freddo
poi dopo riprendi tutto
il mappamondo che si è formato da solo una cupola elastica
e con forza spaccalo in 12 pezzi
con la forza dei muscoli ma anche con la delicatezza dei nervi
e mettili - fammi vedere che ce li metti
su un piano che non si cuoce
ma che scotta
e accarezza con un velo lucido d'uovo sbattuto
e anche un pò di latte
quello che hai messo nella tazza e che io non bevo
e riponi nel forno come se mi spiegassi l'attesa
però in silenzio
anzi prima spolvera con lo zucchero a velo
facendo una segno a X su ogni pezzo come se fosse l'incrocio dei nostri baci
e per mezz'ora crea un calore di tanti gradi - 180
quelli che servono a farmi sentire il profumo di un dolce che nasce
e quando tutto è pronto
accarezza col miele - anche quello delle scatoline dell'ospedale
le sfere imbrunite calde e fragranti
che hai fatto per la mia colazione a immagine dei miei seni
e fammi capire come si annusa e si mangia
una cosa che non c'era
e adesso è diventata me

Saturday, June 23, 2007

l'essenziale è visibile agli occhi

mio giorno nuovo dentro il giorno
lo credevi possibile?
sai che riesco a far succedere cose straordinarie
io
quando di mezzo ci sei tu

Thursday, May 17, 2007

"uccidimi domani"

Alcuni rumori incomprensibili della notte
Compresi i dolori nel torace
e una puntura di capelli
si ridimensionano nel giorno in musiche e strada
in una speranza appena sommersa da neve di fibre
una rotella che conduce l'esattezza delle mie lune
o una carezza di meridiana nell’ascella del cielo
un muscolo che s’agita sotto la pelle del tempo
E protende la sua fibra verso la mia bocca agitata
Che addenta continuamente un nome
Dall’inizio e da metà e dalla fine all’indietro
E morde le lettere come cera di api
e lecca il miele dalle ceramiche
e mi ricorda Chi sono Io
"mezza addormentata"
quindi mezzo sveglia
Si può credere a un giorno nuovo da strofinarmi addosso
Alla carica di cellule gonfie di vita
Come un abbraccio visto da fuori dalla finestra
Come la foto nell’album di un usignolo
Un abbraccio evento
Spremuto dai muscoli infiniti del caso
Mosso dai nervi di un mare vivo di correnti invisibili
Forti e rapide come rasoiate al pelo dell’acqua
Gonfi destini sottomarini che mi cercano
Carne di roccia e luce sommersa
Una grazia nuova senza ricordi né sogni
E la carezza potrebbe perdonare il passato
Che agita sottopelle una narrativa di spine
Spaccare i denti del passato
Che stridono continuamente contro se stessi e noi
Liberare esplodendolo
Un fondo di sconosciuta polvere di vino sbriciolata nelle vertebre

Un bruciante alito di futuro piantato nella volontà e nel progetto
Dietro la mente e gli orari
- Ricambio d’olio e di pelle -
Un panno di ore intriso di liquido Nuovo
Invece della giornata sbranata dall’attesa di niente

- Attimi che sommati fanno questo zero al cui centro io sanguino –
Ma a volte
Una gaia sorsata di sole gelato
Ho talmente chiara la dimensione dell’aria
Che non devo pensare a respirare
Digerisco la notte che mi separa dal bacio del tempo

Come un granello di deserto
Invece di perdersi e consumarsi
Accarezza la pelle del vento
E si mette a fare musica

Della sua nostalgia d’acqua futura

Thursday, March 22, 2007

la mia vita senza me

Sono nata per sperimentare, per oltrepassarmi, per tramontare. Per mangiare scorze d’arancia, per soffrire dopo aver schiacciato un insetto accidentalmente dopo averlo risparmiato volontariamente. ho detto basta, ho piegato un cucchiaio con la forza delle dita. Sono nata con la A rotonda mischiata in bocca a un pianto di sorpresa. Mi sono accorta di essere condannata alla felicità da una specie di radice sempre in subbuglio in me, che sa di sangue. Mi sono azzardata ad esperienze vicine alla morte, sfrigolamenti di cuore sotto la suola delle scarpe, aghi piantati nella pupilla ogni volta che ho detto addio. Ho fatto finta di amare, ho amato davvero. Ho tralasciato di trascrivere i sogni perché me li ricordo tutti, e quello di stanotte è il più lontano. Ho allacciato la cintura solo per strade piane, ho innalzato piedistalli sulle teste delle persone e poi ho ribaltato la scultura, mi sono cavata lacrime con un colpo solo per non sentire più nessun male. Non ho mai fatto prigionieri. ho guardato la luna. Ho lavorato sodo alla rovina del mio sangue, e adesso me lo strappo con pervicacia intrauterina da un paio di mesi. ho infilato proteine dentro i miei muscoli stanchi, ho preso tanto sole. Ho ridotto i carboidrati, ho fatto un dolce domenica. Ho scritto cazzate, ho scritto un capolavoro. Mi ha fatto male la pancia, la testa, un occhio. Ho aspettato cose che non verranno mai, ho fatto regali di natale che non ho mai dato a nessuno. sono rimasti invisibili dentro buste bianche che scricchiolano di notte. ho fatto innervosire i miei gatti con movimenti troppi bruschi, mi sono turata il naso e mi sono andata a divertire. ho baciato. Ho abbracciato qualcuno per l’ultima volta. ho dormito poco. Sono tornata a mangiarmi l’unghia del pollice sinistro con sofisticata esasperazione, ho sputato veleno e mi sono sempre pentita. Ho comprato 4 collane, 12 ombretti, 5 rossetti, 78scarpeborsejeansstivalibraccialicintegiaccheocchialimagliette maglionipennellicalze. Ho urlato. Ho riso in mezzo. Mi sono fatta fuori. Ho attraversato il bosco da sola e il lupo ero io. Ho integrato, ho escluso, ho rimediato, ho immaginato, ho soccorso, non ho capito. Ho fatto tardi, ho imparato la lezione, ho messo la quinta, ho aperto guerra e pace, ho vomitato 4 volte. Ho detto ti amo. Ho ascoltato la stessa voce dirmi cose bellissime e terribili, e l'ho amata sempre. Ho infilato la speranza dentro la mia vita ma il sistema l’ha rigettata come una periferica non risconosciuta. l’ho provvisoriamente staccata a favore di un’autonomia stupita e disancorata. Sono in stand by, ne sono fuori, ci sto ancora dentro, ce l'ho addosso. Ho indurito lo sguardo e gli addominali, ho mantenuto una promessa, ho perso due scommesse, ho fatto amicizia, mi sono cascate le braccia. ho preso un abbaglio. Ho dormito al suono del mare, ritagliandogli i ricordi intorno e provando a buttarli, fino a non sentire più niente. Ho scavato gallerie d’aria dentro corridoi di passaggi scorticanti, di attese infinite, di repulsioni. Ho odiato l’amore. Sono nata per superarmi.



C’era una mucca per strada, io stavo per investirla con la mia macchina perché nel sogno investire una mucca dopo un anno da qualcosa portava fortuna e fertilità, ma una macchina che proveniva in senso contrario ha proprio davanti al mio parabrezza investito la mucca, che mi ha così salvato la vita.



Friday, February 23, 2007

dormoveglio

Anche le ascelle Nietzsche l’orologio nero il cranio di andrea luppolo due misurini la farina integrale l’1 di notte l’arginina soldi l’inps gli occhiali da sole di quello la ruota della mia macchina che li schiaccia il petto di tacchino i mal di testa di andrea i fuochi d’artificio nel petto la matita per l’interno occhi la macchina per l’interno cosce due tre euro gli angeli sul ponte il film di domenica per me una funghi e prosciutto martedì grasso codice coscia di pollo i miracoli di santa teresa d’avila più fibre leg extension la maschera al bambù le faremo sapere mirtilli freschi due tazze nuove ma è un mostro contorno occhi html assegno di ricerca l’assicurazione must di cartier le tube di falloppio parco leonardo fame le candele sbranate a metà la scritta sulla porta allora gli stivali nuovi zero secondi posizionamento il tuo numero di telefono la spallata 2 profumi l’illuminatore dimentica acido glicolico ridillo la tenda sporca 10 tipi di tisane estrogeni il clacson cibalgina che stronza 10 ml i topi torta al cocco la fortuna davvero? part time il treno idratazione continua è mio non riesco a scrivere un troll sushi bar ci devo pensare i quadri illustrator il cambio dell’olio lavanda gambrinus tic tac wildberries ha la tessera il cuore lumache in barattolo paura il regalo di natale somministrazione massa magra beauty center un caffè imposta pagina vieni domani castano dorato salutandoti affogo vitalumiere non ci credo create motion l’ultimo libro che hai letto tavolo per 4 la mia salute dimenticare soffici e resistenti ce la farai job opportunities ovetto kinder il nome quel nome lo scontrino sei triste xilitolo crea maschera di trasparenza la schiena fatti forza adagio il petto di tacchino ritirare gli oggetti lasciati in deposito le 8 e41 rosso diva tuttocittà rimozione dimentica silk epil il disegno di mattia aspartame ahahah vaniglia stiramento USB prada sorbitolo primavera progetto fammi capire l’acciaio la gola buongiorno pensarci 54 chili cum grano salis maniche a sbuffo french manicure ti accompagno io i denti cosa prendi chiudi sessione buscopan venerdì 23 la cinta nella maniglia chiusura centralizzata ritenuta d’acconto soft peeling ditintolyn copia incolla sei sicura stop 9 chiavi miele d’arancio immergiti nella panna montata mi raccomando umiltà sale quanto basta a casa tutti bene contatto msn le saponette dell’hotel dimentica ora d’aria il mio naso tutto colazione buco nero papà GDD sonetti dell’amore oscuro zona lombare fattore di protezione smac 10% di sconto non ti merita nero su bianco l’indifferenza hai 1 nuovo messaggio profumeria limoni enjoy coke 5 ore di sonno multimedia everlast primo messaggio:

Tuesday, February 06, 2007

fa me


Proprio quando si è più saporosi, bisogna smettere di lasciarsi mangiare: ciò sanno coloro che vogliono essere amati a lungo.
F.W. Nietzsche

Thursday, January 11, 2007

granita di sangue

Ho 11 insetti nel computer, 11 vive gocce di piombo che me lo stanno mangiando. Sento la ventola soffrire quando con le ali le sbattono contro, un fracasso di polverina di farfalla cade sul metallo cromato della mia cache, un rumorino volatilizzato non rallenta la loro corsa ma accelera la mia sensibilità alterando i giudizi notturni. Sono crisalidi senza pensiero che rosicchiano righe di libri, e tutti i versi delle poesie che non scrivo più. Si gela nella loro saliva, dentro uova di pixel, ogni parola d’amore, le mie, e quelle nuove di cui era lastricato il futuro.

Tuesday, January 09, 2007

informagica

un suono tipo musichetta strana proviene dalle casse del mio pc. nessun avviso, nessun errore, nessun aggiornamento in corso, nessun download, nessun programma in attesa di registrazione o istallazione. tipo allarme sbarazzino, a intervalli di una trentina di secondi. ora, vorrei che qualcuno mi desse delle spiegazioni scientifiche o informatiche della cosa (l'ipotesi sul rapimento da parte degli alieni è già la più accreditata) perché non riesco a a togliermi dalla testa oltre al motivetto il fatto che tutto questo sia collegato ad un fenomeno strano che mi è capitato la notte scorsa: a un certo punto mi sono tipo svegliata, ho guardato la radiosveglia e non c'era nessuna cifra sopra, così ho pensato fosse andata via la corrente, ma le spie degli standby erano tutte accese. ho guardato di nuovo e sono scattate le 4. dopo un certo lasso di tempo passato da sveglia, mi sono voltata di nuovo verso la radiosveglia sperando fosse quasi mattina, ma erano le 3 e 59.

Friday, December 08, 2006

Cosa regalarmi per Natale

n1 pomeriggio al mare;
n 2 calendari del 2007, di cui 1 tutto bianco;
n1 colore a scelta tra: ciliegia, porpora, viola, rosso-rosa-arancio con filo d’argento in mezzo (quest’ultimo sarebbe oltremodo gradito e ricambiato);
n1 scatola il cui contenuto è noto solo a chi me la regala, per un po’ di tempo;
Polistirolo commestibile;
Visione del dvd di lady oscar con pocorn e ciobar;
n a piacere di trucco: ombretto rosso, rossetto argento, fard viola, mascara giallo;
Neve in scatola;
n 1 cappuccino alla cannella preparato con le proprie mani;
n 1 massaggio con panna e menta dopo la sauna;
n 1 palla su cui si può rimbalzare;
il singolo originale “violentami” di Jo squillo;
n1 foglia sulle cui nervature è scritto il mio nome;
n1 ritratto di me in vestiti del 700 francese;
n 1 telefono Lg chocolate ricoperto di cioccolato vero (anche non ricoperto);
n1 abbraccio che mi dia la scossa (come quello tra Takeru e Mai uniti nella croce d’incanto);
n1 biglietto di treno per un posto in cui chi me lo regala vuole che io vada e lo pensi;
n 1 corso di giapponese per principianti;
n 1 civetta di peluche;
qualsiasi cosa che sappia di mandorla;
n 1 poesia di Verlaine che parli delle cose che sanno di mandorla;
lenzuola di lino o cotone fredde e rigide;
miele gelato;
n a piacere di bigliettini su ognuno dei quali c’è scritto un desiderio;
n a piacere di bottigliette di acque diverse con descrizione del sapore;
n inifnito di scatole con dentro odori diversi;
n 1 lucidalabbra che resiste a tutto;
tutto;
la zolla della terra o la mattonella o il listone di parquet su cui per la prima volta mi avete pensato;
la prova dell’esistenza degli angeli;

n 1 carezza con mani ruvide di lavoro;
n1 alimento iperproteico a 0 calorie;
n 1 o 2 cappelli che mi stiano bene secondo voi;
n 1 cappello che mi stia bene;

n1 ricordo di me che io non ricordo;
n 1 prodotto esfoliante ed uno idradante fatto da voi con ingredienti segreti;
n 1 matrioska con la faccia di Madonna;
n 1 portafortuna, anche non funzionante;
n 1 segreto;
n 1 candela per illuminare al buio il mio viso per chi amo;
l’impronta dei suoi baci;
n 1 bicchiere di vino rosso (preferibilmente alla mandorla);
n 1 messaggio portato da un piccione viaggiatore;
n1 battuta che mi faccia ridere di gusto;
n 1 sorriso dopo una lontananza:
n 1 cena a Parigi;
n 2 scarpe più costose che potete comperare;
n 1 foto della parte del mio corpo che preferite;
n 1 lastra di ghiaccio alla vaniglia;
n 1 clessidra che si gira da sola;
n 2 bicchieri viola;
la verità;
n 1 salvadanaio da riempire insieme;
polvere di meteorite;
n 1 block notes di carta di riso;
n 1 cosa che avete addosso;
n 1 gomma da masticare che fa palloni giganteschi;
n 1 sorpresa;
n 1 torta fatta da voi con tutte le cose che vi piacciono;
n1 cosa sussurrata;
n 1 cosa urlata;
la lettura per me della vostra poesia preferita (incluse le mie);
n1 speranza (a piacere) che per voi è una certezza;
n1 bagno nel frullato alla banana;
n 2 ali.

Friday, October 20, 2006

20 X 06

Io non vi insegno il prossimo, bensì l’amico. L’amico sia per voi la festa della terra e un presentimento del superuomo.
Io vi insegno l'amico e il suo cuore riboccante. Ma bisogna essere spugna, se si vuol essere amati da cuori riboccanti.
Io vi insegno l'amico, nel quale il mondo si trova compiuto, una coppa del bene - l'amico che crea, che ha sempre da donare un mondo compiuto.
E come il mondo ruotando si è dispiegato per lui ruotando tornerà ad avvolgersi in anelli per lui, in quanto divenire del bene mediante il male, divenire degli scopi dalla casualità.
Il futuro e ciò che sta in remota lontananza sia la causa del tuo oggi: nel tuo amico devi amare la causa di te.
Amici, non l'amore del prossimo vi consiglio: io vi consiglio l’amore del remoto.

F.W.N, Zarathustra

Io ho due amici che non si somigliano. Sono lontani tra loro, e lontani da me. uno ama i gatti, l’altro dice di non avere mai amato, ma a volte dice che mi ama. Come me non amano i fiori, ma uno abitava in una via col nome di fiore, l’altro mi chiama con nomi di fiori quando vuole farmi arrabbiare. Ad uno faccio continuamente regali, quasliasi cosa mi fa ridere se penso di regalarla a lui. L’altro non ne vuole, ma ne fa di suoi stranissimi. Sono due uomini, in modo diverso. Entambi hanno aperto lo sguardo alla mia seduzione: uno l’ha richiuso pago della fascinazione, senza volontà di risolverla; l’altro, sgrana gli occhi all’ideale che rappresento, anche se dice di odiare gli ideali, e a volte allunga le mani. Uno è moro, ma ha i capelli di un colore ovattato e la barba di un altro più definito. I suoi colori mi fanno ridere. Uno è biondo, per ora. Vuole sempre essere più bello di me, ma non lo sa o non lo ammette. È sempre calmo, fa finta di arrabbiarsi perché sa che a me fa piacere far arrabbiare le persone a cui tengo: sono la sua diavolina accendifuoco. Ogni sua alzata di voce è artificiale, ride subito dopo dandomi le spalle. È più contento se mi offendo, contentissimo se mi offendo sul serio. L’altro, invece, non può arrabbiarsi con me: quando discutiamo è sempre per cose che non capiamo nessuno dei due, cose che non esistono. Ma sappiamo che siamo arrabbiati, e allora non ci parliamo per qualche ora. Di solito non mi parla quando sono infelice: non lo sopporta. Quando sono felice (è questo il suo aspetto più bello) è felice. Non solo per me, ma anche per se stesso, perché io sono felice. L’altro riempie la mia speranza con la cura che si riserva ad un animaletto: io non glielo permetto, ma lui riprova. Tutto quello che mi dice è per il mio bene, ma io non lo capisco. Uno scrive meravigliosamente bene, è la persona che scrive meglio al mondo dopo di me. Non l’ho mai sentito pronunciare una volgarità, eppure dice continuamente parolacce, come me. quando usciamo lo fa ridere qualsiasi cosa che sia normale, o anormale, qualsiasi cosa. L’altro, quando io rido, è contento. Anche lui sa scrivere ma per dispetto non lo fa. Mi osserva con più profondità quando rido. è contento della mia femminilità. Quando soffro mi prende in giro, e allungherebbe le mani anche allora, se non mi volesse bene. Uno sa tutto di me: la mia storia, eprsino i miei sogni, sono il suo pane quotidiano. Sa cosa mi piace, se ne ricorda come se piacesse a lui. Conosce tutti i miei vestiti a memoria, a volte li abbina al telefono. L’altro non ama il mio stile e io non amo il suo, gli piacciono solo i miei capelli, ma solo se non li taglio.Uno ha una macchina da fumetto della marvel che non gli sta bene, e che per questo gli sta benissimo. La sua macchina ha i sedili ricoperti di un tessuto caldissimo, e questo ci fa ridere. L’altro quando telefona non dice pronto, inizia a parlare come nelle soap, e io gli attacco. Quando mi richiama non parla, e io gli dico scusa per sbrigarmi e faccio la faccia scocciata, ma lui lo capisce e attacca. È come un letto quando sono stanca, ma un letto duro, il migliore. L’altro è una passeggiata che mi fa dimenticare la stanchezza. Uno mi chiama pessima, l’altro con tutti i nomi. Entrambi sono gelosi della loro esclusività, ma entrambi sanno che benché unici non sono esclusivi: entrambi mi fanno avere voglia di conoscere altro. Si temono, si sfidano silenziosamente, si rispettano. Entrambi si chiedono come faccio ad essere amica dell’altro. Uno mi crede sempre, l’altro mai. conserva per me una sorpresa di radicalità e di pensieri alati,q ualcosa di inarrivabile e definitivo, qualcosa che lui sa ed io no: ma forse è solo perché più vecchio. Uno ha gli occhi intelligenti e veloci come le sue dita quando suona, ma anche lenti e profondi, e sempre felici di qualcosa. Da quando ha cambiato gli occhiali li nasconde con vanità: i suoi occhiali mi fanno ridere. L’altro ha gli occhi intelligenti e spaziati su cose che non si conoscono ancora: degli occhi binocolo. Uno lo conosco da non so quanto tempo: una conoscenza diluita che non si può stancare. L’altro da meno, ma è così radicato dentro una parte della mia felicità che non so toglierlo da essa. Li penso entrambi, in modo diverso, durante la giornata: uno come qualcosa di assolutamente diverso da una stampella o un appoggio, diciamo come un’ironia leggera che mi scompiglia i pensieri cattivi; l’altro come una promessa di voce futura, come una vicinanza assaporata tra le righe dei libri e nei fotogrammi dei film: lo penso senza bisogno di pensare. sono i miei remoti, che il mio futuro augura a se stesso. Auguri miei stronzi deficienti.

Wednesday, September 27, 2006

acromion

pla scrive: o bentornato
f scrive: piccola allora?
pla: che mi hai portato?
f: ma se ancora ho uno dei regali per te sulla mia scrivania, fa la muffa tra un po'
pla: mi piacciono i regali per me
f: lo so
pla: ma sicuro è un libro
f: beh, sono vari, solo il libro era scontato
pla: di prezzo
f: anche se chiamarlo libro è offensivo
nei suoi confronti

pla: anche nei nostri
f: non leggi più?
vieni anche tu a Firenze al convegno il 4?
pla: non ne so niente
è albert che lo organizza?
perchè forse ho una mail ma non lho letta bene
f: albert quelo di candy candy?
pla: sì come no l'amico di terence
f: conosco solo lui e albert mayr

pla: pesante che sei
f: quanti cuori hai rubato con la tua cultura?
pla: non capisco le tue battute io lo sai
f: solo le tue
pla: te pare poco
f: il 26 c'è ubu c'è a roma, il primo nostro
vieni?

pla: no
f: il primo spettacolo a cui abbiamo lavorato
pla: no
f: dai dì "odio i teatranti"

pla: quando amavo te
f: odiavi me
pla: esatto!
ma che so diventata prevedibile?

f: mai, sei maelstrom lo sai
pla: vado a prendermi cura delle mie gengive
f: io vado ad affrontare il senso di colpa
pla: avevi scritto che dovevi dirmi delle cose ma non è vero
f: certo che è vero
pla: trattasi sempre di tue strategie?
f: ma come sai preferisco la voce e gli occhi
io non uso strategie

pla: e dimmele queste cose
f: mi sei mancata sempre ma negli ultimi tempi di più
pla: succede così di solito
f: avevo voglia di sentirti ma pensavo chissà adesso come stanno le cose
pla: credo nesusn modo
f: solo questo
pla: però la roma sta a vince
f: ho sentito..poi passi a prenderti quelle cose? o te le spedisco pì
pla: non mi servono, davvero
f: davvero neanche a me
pla: buttale
f: mi dispiace buttarle
pla: donale
vendile
f: ma chi se le pia.. solo te guarda.. passa martedì
non ho voglia di incontrarti in un cerimoniale sociale

mi piacerebbe incontrarti prima
pla: vediamo
f: poi altre cose che mi vengono al momento, e non so trasmettertele in tempo reale
e se hai sentito R.

pla: no
il resto sopra lo capisco un pò e un pò no
f: non lo capisci?
pla: poco
f: o non lo vuoi capire?
pla: che cambia

f: niente ma voglio saperlo
pla: non lo so, è uguale per me
f: come stai adesso?
pla: adesso che?
f: che ti sei liberata dai perditempo e dai residui di facoltà
pla: cho altri cazzi
f: non avevo dubbi

infatti carloncito mi chiedeva

pla: che dolce che dice?

f: se eri felice, se vedevi ga, se stai sola
pla: ho fatto in tempo a tornare infelice
f: sto leggendo un libro, c'è una frase che a te non può fare effetto
ma a me si
"noi abbiamo il taglio, ma sono loro quelli feriti"

non è male, la pronuncia la protagonista
pla: hai deciso che non può farmi effetto?
f: nel senso che è detta da una donna
non può fare l'effetto che può fare verso di me

pla: mah
f: certo che può farti effetto

pla: hais critto c'è una frase che a te non può fare effetto
f: intendevo lo stesso effetto
sottintendevo
pla: cmq non mi fa un grand'effetto mo'

f: visto ?
c'è qualcuno che ti ferisce?
pla: no, la storia del taglio sai ste metafore
f: ?mbè?
pla: io tendo a dimenticare
f: lo so
pla: .. assurdo che ancora ti senti ferito da me, e leggendola hai pensato a me
f: ma infatti io ho pensato che qualcuno potrebbe ferirti
pla: sì vabbè
f: essì
sei diventata diffidente da quando frequenti le palestre..

pla: a saperlo lo diventavo prima
quando frequentavo le università ^_^
f: o che potrebbero non farcela a starti dietro
e che tu senti il dolore dei loro tagli

pla: film già visto..
preferisco marcuse
i morti restano morti

f: ooooooooohhhhhhhh
la mia piccola è cresciuta!!!!

pla: sì zitto mi è venuto pure l'acromion
f: che?
pla: l'acromion
f: ah... capisco
pla: e grosso pure
f: e ti è piaciuto?
pla: mi ricordo di sì
anche se come sai a me il sesso non è mai interessato poi davvero
f: ahahahaha
pla: ^_^

f: i feriti restano feriti........
pla: vado dai miei denti
sennò i cariati restano cariati

Wednesday, September 20, 2006

tutta me?

Chi mi riscalda? Chi mi ama ancora?
Date mani ardenti, date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita, quasi una moribonda cui si riscaldano i piedi,
squassata ahimè da febbri ignote, tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero! Innominabile! velato!Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi! Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi!
Eccomi distesa, mi piego, mi dibatto, tormentata
da tutte le torture eterne, colpita da te, crudelissimo cacciatore,
sconosciuto- dio...
Colpisci più in fondo!
Colpisci una volta ancora!
Trafiggi, infrangi questo cuore!
A che questa tortura con frecce spuntate?
Perchè guardi di nuovo inappagato del tormento umano,
con maligni, divini occhi lampeggianti?
Non vuoi uccidere, torturare solo, torturare?
A che-torturarmi, tu maligno dio sconosciuto?
Ti avvicini furtivo proprio in questa mezzanotte?
Che vuoi? Parla!
Mi stringi, mi opprimi, ah! Troppo vicino!
Mi ascolti respirare, il tuo orecchio spia il mio cuore,
o geloso - ma di che geloso?
Via!Via! Perchè la scala?
Vuoi salire sin dentro, nel cuore,
nei miei più segreti pensieri salire?
Svergognato!Ignoto!Ladro!
Che speri di rubare? Che speri di scoprire spiando?
Che speri di estorcere, torturatore!
Tu-dio carnefice!
Oppure devo, come il cane, dinnanzi a te rotolarmi?
Devota, rapita, fuori di me, scodinzolarti - amore?
E' inutile: trafiggi ancora!
Spina crudelissima!
Non sono un cane - solo la tua preda sono,
crudelissimo cacciatore!
La più superba tua prigioniera,
tu rapitore dietro le nubi...
Parla infine!
Tu velato dal fulmine!Ignoto!Parla!
Che vuoi predone da me?...
Come? Prezzo di riscatto?
Quanto vuoi per riscattarmi?
Chiedi molto - consiglia il mio orgoglio,
e parla poco -consiglia l'altro mio orgoglio!
Me-vuoi? me? me - tutta?...
E mi torturi, folle che sei!
Martirizzi il mio orgoglio?
Dà amore a me-chi mi riscalda ancora?
dà mani ardenti, dà bracieri per il cuore
dà a me, la più solitaria, qui ghiaccio, ah!

Sette strati di ghiaccio a bramare nemici insegnano,
persino nemici, piuttosto che te,

dà a me - te,
nemico crudelissimo
o lasciami.
E' andato!
Anzi, è fuggito.
unico dolore mio unico compagno,
il mio grande nemico, il mio sconosciuto,
A volte grido ancora
No!
Torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore s'accende per te.
Oh, torna indietro, mio dio sconosciuto, dolore mio!
felicità mia ultima!...

MA
UN LAMPO. DIONISO SI MANIFESTA CON UNA BELLEZZA SMERALDINA.
abbandonata dall'eroe, le appare in sogno il supereroe.

DIONISO:
Arianna, sei un labirinto: Teseo si è smarrito in te, non ha più un filo; a che gli giova ora il non essere stato divorato dal Minotauro? Ciò che lo divora è peggio di un Minotauro.


ARIANNA:
Tu mi aduli, ma io sono stanca della mia pietà, per me dovranno perire tutti gli eroi; questo è il mio estremo amore per Teseo: lo faccio perire.


DIONISO senza gelosia :
Ciò che io amo in te, come potrebbe amarlo un Teseo?


F.W.N.

Tuesday, September 12, 2006

Mo Cuishle, i bleed...

A volte non c'è niente da fare, il taglio è troppo profondo, troppo vicino all'osso, forse c'è una vena danneggiata o forse il coagulante non arriva abbastanza in profondità. Ci sono varie possibilità per raggiungere i vari strati di carne... La gente ama la violenza, rallenta agli incidenti stradali per vedere se ci sono morti ed è la stessa gente che dice di amare la boxe ma che non ha idea di che cosa sia, parlare di boxe è parlare di rispetto, cercare di ottenerlo per se stessi, senza toglierlo all'avversario. Se c'è una magia nella boxe è la magia di combattere battaglie al di là ogni sopportazione, aldilà di costole incrinate, reni fatti a pezzi e retine distaccate. E la magia di rischiare tutto per un sogno che nessuno vede tranne te.
La boxe è qualcosa di innaturale perchè si fa sempre tutto al contrario. Quando vuoi spostarti a sinistra non fai un passo a sinistra, spingi sull'alluce destro. Per spostarti a destra usi l'alluce sinistro. Invece di allontanarti dal dolore, come farebbe qualsiasi persona sana, gli vai incontro. Tutto nella boxe funziona al contrario. Per creare un pugile devi riportarlo al grezzo, come fosse un pezzo di legno. Non basta dirgli di dimenticare tutto quello che sa, deve liberarsene completamente... dentro. Sfinirlo a punto tale che ascolterà te, solo te, soltanto la tua voce, farà quello che gli dici di fare e nient'altro. Gli fai vedere come stare in equilibrio e come farlo perdere all'avversario, come essere veloci sfruttando l'elasticità dei piedi, come piegare le ginocchia quando fai partire un diretto, come non permettere all'avversario di farti arretrare e farti passare la voglia di inseguirti, e poi ricominci da capo un’altra volta, e ancora, e ancora, e ancora, finchè non gli sembrerà di essere nato coi guantoni. Il corpo sa quello che i pugili ignorano e cioè come proteggersi: un collo può torcersi fino ad un certo punto, se si torce anche solo poco di più, il corpo dice: "ehi d'ora in poi ci penso io, visto che tu non sai quello che stai facendo. ora riposati". E' il meccanismo del knock out.

Million dollar baby

Thursday, August 31, 2006

Del sole

C'è una sacra fonte, limpida e più trasparente di un fiume cristallino; molti pensano che sia la sede di un dio. La ricopre dei suoi rami un loto acquatico, che da solo è un bosco; la terra è verde di tenere zolle. Mentre io piangente posavo qui le mie membra spossate, si presentò ai miei occhi una Naiade; si presentò e mi disse: "Dal momento che tu ardi di una passione non ricambiata, Ambracia è la terra che devi raggiungere. Febo, dall'alto, guarda il mare per quanto si estende; la gente lo chiama mare di Azio e di Leucade. Di là si gettò Deucalione, infiammato d'amore per Pirra e piombò nelle acque incolume. Subito l'amore si mutò e si allontanò dal cuore tanto tenace dell'uomo che si era gettato in acqua: Deucalione era stato liberato dalla sua passione. In quel luogo vige questa legge: raggiungi subito la sommità di Leucade e non aver paura a lanciarti giù dalla rupe". Come mi ebbe istruita, sparì col suono della sua voce. Io mi alzai agghiacciata ed i miei occhi non trattennero le lacrime. Andrò, o ninfa, e raggiungerò la rupe che mi hai indicato: stia lontana la paura, è più forte l'amore. Qualunque cosa sarà, sarà meglio di adesso! Aria sostienimi: il mio corpo non ha un gran peso! Anche tu, dolce Amore, reggimi con le tue ali mentre cado, perché io non muoia, e perché non divenga l'infamia delle acque di Leucade. Poi offrirò a Febo la lira, dono comune, e sotto la lira ci saranno due versi: "Riconoscente, io, Saffo la poetessa, ti ho offerto la lira: essa si addice a me, essa si addice a te". Ma perché Faone costringi me, infelice, ad andare alle coste di Azio, mentre tu stesso potresti riportare indietro i tuoi passi, il tuo amore? Tu potresti essere per me più salutare delle acque di Leucade: tu saresti per me Apollo, il Sole, sia per la tua bellezza, sia per la fiamma che mi accendi. O forse tu più crudele delle rupi e di ogni mare, se io morissi, riusciresti a sopportare la pena della mia morte? Ma quanto meglio sarebbe che il mio petto si unisse al tuo, piuttosto che affidarsi alle rocce per essere scaraventato giù! Questo è quel petto, Faone, che tu elogiavi, che tu accarezzavi, e che tante volte ti è sembrato ricco di ingegno. Ora vorrei avere il dono dell'eloquenza! Ma il dolore impedisce l'arte e ogni ispirazione è soffocata dai miei affanni. Non posso più contare sulle capacità poetiche di un tempo; il plettro tace per il dolore, per il dolore silenziosa è la lira. Marine donne di Lesbo, figlie già spose o prossime alle nozze, donne di Lesbo, nomi cantati dalla mia lira eolia, donne di Lesbo che mi avete procurato una cattiva fama perché vi ho amate, cessate di venire in schiera ai miei canti! Faone - ah, me sventurata, quasi dicevo "il mio Faone"! - ha portato viatutto ciò che prima mi piaceva. Fate in modo che ritorni: tornerà anche la vostra poetessa. È lui che dà impulso al mio ingegno, è lui che me lo toglie. Che cosa ottengo con le preghiere, e si può forse commuovere un animo selvaggio, oppure resta impassibile e gli zefiri portano via le mie parole destinate a svanire? Questi venti che portano via le mie parole, vorrei che riportassero indietro le tue vele; questa è l'azione che dovresti compiere se sapessi amare, tu, così lento a tornare! Se hai deciso di ritornare, perché strazi il mio cuore con l'indugio? Sciogli gli ormeggi! Venere, nata dal mare, lo mantiene calmo per chi è innamorato; il vento favorirà la rotta, tu, soltanto, sciogli gli ormeggi! Cupido in persona reggerà il timone seduto a poppa, lui in persona scioglierà le vele e le ammainerà con mano leggera. Ma se sei contento di essere fuggito lontano da Saffo - e tuttavia non potrai trovare una ragione per cui io meriti di essere fuggita - una lettera crudele faccia sapere a me sventurata almeno questo, perché io possa andare a cercare il mio destino nelle acque di Leucade.

Ovidio, Lettere di eroine (lettera di Saffo a Feone)

Tuesday, July 18, 2006

"tranquilla, non è mai successo"

Friday, July 14, 2006

"ogni angelo è terribile" ( R. M. Rilke)

Dio mi consegna come preda all'empio, e mi getta nelle mani dei malvagi. Me ne stavo tranquillo ed egli mi ha rovinato, mi ha afferrato per il collo e mi ha stritolato; ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri mi circondano; mi trafigge i fianchi senza pietà, versa a terra il mio fiele, mi apre ferita su ferita, mi si avventa contro come un guerriero. Ho cucito un sacco sulla mia pelle e ho prostrato la fronte nella polvere. La mia faccia è rossa per il pianto e sulle mie palpebre v`è una fitta oscurità. Non c`è violenza nelle mie manie pura è stata la mia preghiera. O terra, non coprire il mio sangue e non abbia sosta il mio grido! Ma ecco, fin d`ora il mio testimone è nei cieli, il mio mallevadore è lassù; miei avvocati presso Dio sono i miei lamenti,mentre davanti a lui sparge lacrime il mio occhio, perché difenda l`uomo davanti a Dio,come un mortale fa con un suo amico; poiché passano i miei anni contati e io me ne vado per una via senza ritorno. *

Ma io non terrò chiusa la mia bocca, parlerò nell`angoscia del mio spirito, mi lamenterò nell`amarezza del mio cuore!
Son io forse il mare oppure un mostro marino, perché tu mi metta accanto una guardia? Quando io dico: "Il mio giaciglio mi darà sollievo, il mio letto allevierà la mia sofferenza", tu allora mi spaventi con sogni e con fantasmi tu mi atterrisci. Preferirei essere soffocato, la morte piuttosto che questi miei dolori! Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo. Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni. Che è quest`uomo che tu nei fai tanto contoe a lui rivolgi la tua attenzione e lo scruti ogni mattina e ad ogni istante lo metti alla prova? Fino a quando da me non toglirai lo sguardo e non mi lascerai inghiottire la saliva? Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, o custode dell`uomo? Perché m`hai preso a bersaglio e ti son diventato di peso? Perché non cancelli il mio peccato e non dimentichi la mia iniquità? Ben presto giacerò nella polvere, mi cercherai, ma più non sarò! **


Beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha perduto la sua speranza. (...)
Non privarti di un giorno felice; non ti sfugga alcuna parte di un buon desiderio.
Forse non lascerai a un altro le tue sostanze e le tue fatiche per esser divise fra gli eredi? Regala e accetta regali, distrai l'anima tua, perché negli inferi non c`è gioia da ricercare. ***

Antico Testamento * Giobbe, 14; ** Giobbe, 7. *** 14, 1; 14-17

Tuesday, July 11, 2006

circo massimo















Va' nella solitudine, fratello, col tuo amore e con il tuo creare; solo in seguito la giustizia ti seguirà zoppicando. va' con le mie lacrime nella tua solitudine, fratello. io amo colui che vuole creare al di sopra di sé... Io amo colui che non serba per sé una goccia di spirito. ..Io amo colui che getta avanti alle proprie azioni parole auree e mantiene più di quanto prometta.
F.W.N. Zarathustra
no, non è lui. ho detto che avrei rivelato il nome di colui che per scaramanzia non nominavo come mio supremo eccitatore ormonale in questo campionato del mondo. non è lui. Lui è un semidio contemporaneo, lo sanno tutti. è il Madonna del calcio, dello sport anzi. lui possiede quello che i grandi personaggi della storia hanno tanto più quanto non sanno di averlo, e cioè un'intelligenza inconsapevole. solo il pensiero che non sa pensare se stesso è un grande pensiero. quindi va da sé che lui è fuori da ogni classifica, quanto più la classifica è la griglia su cui cuoce il suo pane. intelligenza di piede, di corpo, intelligenza che percorre con tesa determinazione le fibre muscolari e le rivolge all'ottenimento di un surplus fisico che si traduce in surplus valoriale, lui, quando infila l'occhio, o più spesso il corpo che vede, dentro le maglie della sua perfetta, totale, ultraumana visione spaziale e temporale di gioco, procura alle mie sinapsi la soddisfazione di una fonte di felicità che esplode nella bellezza, alimentata da una specie di tenerezza meno che materna mista ad orgoglio e del tutto priva di un senso (anche e soprattutto reciproco) del possesso e della gelosia (soprattutto per questo motivo francesco totti non è, per me, scopabile nel senso stretto), lucido, luminoso com'è di semplicità vincente, e di quella pulizia che scaccia ogni istinto all'ingabbiamento.

Monday, June 19, 2006

plastica vs plastica

La Boxe è qualcosa di innaturale perchè si fa sempre tutto al contrario. Quando vuoi spostarti a sinistra non fai un passo a sinistra, spingi sull'alluce destro. Per spostarti a destra usi l'alluce sinistro. Invece di allontanarti dal dolore, come farebbe qualsiasi persona sana, gli vai incontro. Tutto nella Boxe funziona al contrario. La regola è: proteggersi sempre, continuamente.
dal film Million Dollar Baby

Come si fa a godere del declino del Brasile? Tifare contro il Brasile è come tifare contro il calcio. Meglio i chili di Ronaldo che la panza di Cassano. Non sono di quelli che godono del veder cadere chi un tempo volava. Meglio perdere una finale col Brasile che vincerla con gli Australiani, inglesi mancati, corpi tutti uguali e perfetti di surfisti che improvvisano una mediocre partita sulla spiaggia verso mezzogiorno, ché l’unica cosa buona che hanno prodotto gli australiani per me resta Le sorelle Mc Leod. Puoi avere paura anche se sei il campione del mondo, hai battuto squadre su squadre, hai sentito il morso dei crampi su tutti i campi più difficili del mondo, sei arrivato stremato al fischio dell’arbirtro mentre i polmoni ti si riempivano di alito di draghi e di una specie di felicità che corre… Puoi sentirti bloccato anche se sei mamae o' kaka, puoi sbagliare, inciampare sulla palla e cadere come quando eri piccolo masticando la terra, eppure ridi, e danzi in quaranta centimetri quadrati con le scarpette nuove lucide. Ti chiami Ronaldo, Ronaldinho, Robinho e un po’ di altri nomi, sei cresciuto col pallone fra i piedi, giocavi fino alle 8 di sera in cortile, poi lo portavi su casa e palleggiavi con la testa fino a che qualcuno non te lo toglieva per farti mangiare, a un certo punto sei diventato ricco, sei diventato il Brasile, ti hanno fatto ammalare, ti hanno osannato, ti adulano, ti pagano miliardi per indossare un paio di calzini. Tu ridi con lo stesso sorriso di quando avevi 8 anni, i denti storti e larghi. Un giorno non ce la fai, sei stanco, ti senti male, hai paura, non ti reggi in piedi, il tuo corpo glorioso ti abbandona, tutti ti abbandonano. Il giorno dopo sei sempre tu, torni a volare, ti diverti, mangi la terra dove passi finché qualcuno torna a baciarla. Giochi contro l’argentina e vinci, vinci contro la germania, vinci il pallone d’oro. Poi un giorno giochi contro l’australia e fatichi per 45 min, vorresti passare al nemico, arrenderti, vuoi essere un altro, più giovane, allegro, leggero, sdrammatizzato. Non ci riesci non ci riesci. Ti sembra tutto incredibilmente difficile e incastrato, la palla non rotola, il tempo è troppo veloce o troppo lento, la gente ti fischia, le telecronache sono impietose, i replay fanno rivedere la tua sconfitta da tutte le angolazioni come se fossi caduto 100 volte sulle tue escoriazioni. Oppure non sei mai stato il Brasile, ma ti sei impegnato, ti sei allenato 10 ore al giorno, i tuoi muscoli sono stati attraversati da ettolitri di acido lattico, sei bravo. Ma quel giorno non ci sei, non ti piaci, il nemico è compatto, incomprensibile. In uno scontro fai l’unica cosa che ti viene: salti, apri il gomito e spacchi lo zigomo all’avversario. Tutto è al contrario. La tua passione è diventata un istinto al massacro che fai valere contro un avversario che quando si volta ti somiglia. Fai la figura del violento, dell’antisportivo, di chi non sa che il calcio è come l’amore, ché anche se senti che stai perdendo non devi perderti. Il tuo ultimo gesto, la tua ragione si è spezzata. Poi qualcosa cambia, dai un’occhiata in tribuna e un flash ti acceca. Niente di più facile: indossi quello che sei e parti in contropiede. La bellezza ti sfiora i piedi, invece di calpestarla pieghi le ginocchia e la sollevi danzandola con l'erba. Sei felicità pura in ogni tuo grammo. Non giochi più contro di te: ti proteggi. Incarni la tua fantasia e la scarichi in rete.

Friday, June 16, 2006

compressa di felicità (su sentieri di azzurro violetto)

Sei amato solo dove puoi mostrarti debole senza provocare in risposta la forza.
Theodor Wiesengrund Adorno, Minima moralia


... folle ricco d'amore, ebbro di confidenza! ma tu sei sempre stato così; sempre ti sei avvicinato con fiducia a tutte le cose paurose. Non c'è mostro che non ti sia venuta la voglia di accarezzare. Un soffio di caldo respiro, un po' di morbido vello sugli artigli: e subito eri pronto ad amare e ad attirare a te. L'amore è il pericolo per il più solo tra gli uomini, l'amore verso qualsiasi cosa, purché vivente! La mia follia e la mia modestia in amore sono davvero risibili!

Fratelli miei, forse sono crudele? Ma io dico: a ciò che sta cadendo si deve dare anche una spinta!
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.

Che c'è da meravigliarsi, se qualche pentola va in pezzi! Imparate a ridere di voi come si deve! ... Oh quante cose sono ancora possibili!

Oggi soffri ancora a causa dei molti, tu che sei uno; oggi hai ancora per intero il tuo coraggio e le tue speranze.

Qui e lì non c'è nulla da migliorare né da peggiorare. Guai a questa grande città! - E io vorrei vedere la colonna di fuoco, in cui sarà incendiata! Preché tali colonne di fuoco debbono precedere il grande meriggio. Ma tutto ha il suo tempo e il suo destino. Ma a te, pazzo, do quest'insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare bisogna - passare oltre! -

Tutti i ruscelli vorrebbero correrti dietro... esci fuori dalla tua caverna! Tutte le cose vogliono farti da medico!


Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Tuesday, June 13, 2006

113

Eppure, quando leggevi i miei versi, ti sembravo già bella; e giuravi che a me sola si addicevano. Io cantavo, lo ricordo - ricordano tutto gli innamorati - e mentre cantavo tu mi rubavi baci. Anche i miei baci apprezzavi, e ti piacevo in ogni modo, ma soprattutto allora, quando si fa l'amore. Allora più che mai ti piaceva l mia dolcezza, i miei movimenti continui, le parole adatte ai giochi d'amore, e una volta raggiunto il piacere il profondo languore dei nostri corpi stanchi. Ora giacciono sparsi sul collo, scomposti, i miei capelli, e non ho gemme lucenti che mi stringano le dita: Lui, l'unica ragione dei miei ornamenti, è lontano. Non hai portato con te le mie lacrime, non i miei baci; io non ho conosciuto il timore di ciò che avrei sofferto. Non ho nulla di tuo con me se non l'offesa, e tu non hai un dono che ricordi la tua amante. Non ti ho affidato raccomandazioni, e nulla ti avrei raccomandato, tranne di non voler dimenticarmi. Tu sei il mio pensiero costante, o Faone, te i miei sogni rievocano, sogni più luminosi di uno splendido giorno. E lì ti ritrovo, anche se sei in terre lontane; ma non durano abbastanza le gioie che dà il sonno. Spesso mi sembra di appoggiare la testa sulle tue braccia, spesso di sorreggere la tua con le mie. riconosco i baci che eri solito intrecciare con la lingua, baci intensi, che ricevevi e che tu mi davi. Talvolta ti accarezzo, dico parole in tutto simili alla realtà, e la mia bocca resta sveglia per i miei sensi. Raccontare il resto, ne ho vergogna, ma avviene tutto, e ne provo piacere, e non riesco a restare insensibile. Ma quando il Titano mostra il suo volto e insieme tutte le cose, mi lamento che il sonno mi abbia abbandonata così presto; e vado a cercare grotte e boschi come se grotte e boschi potessero aiutarmi: sono stati testimoni dei miei piaceri. Ritrovo il bosco che spesso ci offrì giaciglio e ci coprì, nell'ombra, con la sua folta chioma, ma non ritrovo il signore del bosco e di me stessa: il luogo è terreno senza valore, era lui il pregio del luogo. Ho riconosciuto l'erba schiacciata della zolla a me nota; l'erba era ancora piegata dal nostro peso. Mi sono chianata e ho toccato il suolo dalla parte che tu occupavi; l'erba, un tempo a me cara, s'imbevve del mio pianto. Questo è tutto, il resto è silenzio, come a mezzanotte. *
Tra la gente assemblata ti troverò e tu mi troverai. Toccami dunque dove puoi farlo, in ogni parte. **
Ovidio
*Lettere di eroine (lettera di Saffo a Feone) ** Amores

Saturday, May 27, 2006

forza plastica. il senso della ferita

Non poche cose diventano durevoli soltanto quando si sono indebolite. Fino a quel punto le minaccia il pericolo di una fine improvvisa.
Le cose forti e violente corrono il rischio di perire all'improvviso, di essere spezzate e colpite dal fulmine.

Friedrich Nietzsche, frammenti postumi

Wednesday, May 24, 2006

non sono tutti uguali

- pronto?
- Buongiorno Signora, sono Paolo G., operatore tecnico della telecom. la chiamo per quel disservizio che ci ha segnalato più volte nei giorni scorsi..
- ah! sì, era ora
- sì. ecco vede mi hanno incaricato di eseguire dei controlli sulla linea, ma nell'accorgermi che la situazione è del tutto regolare ho notato delle anomalie piuttosto frequenti che fanno pensare ad un guasto dell'impianto...
- ah.
(?)
- senza che lei perda altro tempo,
- (m...)
può verificare l'esattezza di quello che le dico semplicemente spostando la sua postazione presso la presa centrale... immagino lei adesso sia collegata ad una presa con filtro che non è quella centrale, per cui le dà sempre il medesimo problema, non è vero?
- ehm.. sì. sì (hai capito er tecnico......)
- in questi casi la nostra azienda provvede ad inviare presso l'abitazione dell'utente un tecnico specializzato in riparazioni di questo tipo...
- ah-ah?
(mm, però... risoluto)
- ecco, ... io la chiamo per consigliarle di rivolgersi ad un normale elettricista che le opererà una normale riparazione dal costo di poche decine di euro.
- ehm...
( ma io me te sposo...)

- sì, ritengo
(ritiene!)
.. sia la soluzione migliore. in caso contrario lei potrà avvalersi della nostra assistenza,
(della tua?)
la qual cosa le verrebbe sicuramente a costare di più, col rischio che se non viene risolta in loco, per mancanza di materiale od altro, deve essere effettuata una seconda chiamata con relativi costi in termini di tempo e denaro.
- ah (ah...) .. signor? Paolo, vero?
- sì, Paolo G.
- sì. ecco, io davvero non so cosa dire. non so come ringraz...
- (sorriso) prego signora si figuri arrivederci.
- senta!
- sì?
- (e mo che je dico)... ecco... ma quindi... lei dice di chiamare un elettricista eh?
- ....... beh sì.
- ah, no, perché se ho capito bene, lei mi dice di chiamare un elettricista perché....
- ....
- perché poi mi costa di meno rispetto...
- ....
- e me lo consiglia personalmente perché....
- ....mm, sì è un consiglio che in genere diamo in questi casi...
- sì! ho capito, beh è molto gentile... ho capito tutto... lo riparerei io guardi!
- .... (sorriso)
- sì. ok...
- bene, grazie signora .. o signorina?
- sì. cioè, come vuole..
- come voglio?
- (oddio... er casino) sì, è uguale..
- ah, è uguale?
- no sì, cioè signorina
- ah ecco
- è che davvero non è facile trovare... avevo perso tutte le speranze invece.... (ma che cazzo sto a dì) altri suoi colleghi mi hanno fatto smontare il telefono, poi il compiuter, poi...
- (sorriso) immagino.
- (te amo) eh-eh... alcuni mi hanno addirittura mandata a quel paese...
- addirittura!
- sì.... (vai co la tenerezza)
- tz (sorriso)
( mo sei mio!)
- bene... allora.. speriamo di risolvere, altrimenti magari, cioè non è che se richiamo mi risponde lei....
- no, io non rispondo, io sono un operatore tecnico, mi occupo...
- è, infatti! vabè...
- ma se le serve assistenza può sempre chiamare il 187, segnalare il disservizio e vedrà che qualche mio collega le darebbe il mio stesso consiglio.
- certo. sì. siete tanti?
- come?
- no dico, va bene, grazie mille allora
(addio....)
- grazie a lei! si figuri..
(sorriso)
(sorriso)
pausa
fuori campo fuori dalla finestra:
- aò, affacciate mpò che te passo a tovaja da stenne che ce vanno l'uccelli sennò?
- sì. ... arrivederci.
- (sorriso) arrivederci.

Friday, May 19, 2006

"Odia il tuo destino... se provi rancore o tristezza... come me...."

plastica: ma si può trasformare in quello che vuole?
mattia: più o meno..
cioè?
sì.

mh. allora perché adesso non si trasforma in qualcosa e ammazza quello con l'occhio in mezzo?
perché è già trasformato
... ma se è uguale.
tz, no.
che c'ha di diverso? ah, la coda!
no quella ce l'ha sempre
mica è normale è.. che c'ha di trasformato.
c'ha... la forza no? ora si evolve in super saiyan, che è sempre lui ma più arrabbiato.
ah, e è meglio?
eccerto, sconfigge il male no?
con la rabbia?
è.., solo che è una rabbia per modo di dire... vedi i capelli?
ah.
Goku: Il fatto è che io sono molto più potente di mio fratello e non ho bisogno di entrare nei corpi degli altri, li fondo direttamente su di me!"
.. per oltrepassare i suoi limiti no?
... . cioè non può fa' come i pokemon?
no, perché.. perché non è come i pokemon
in che senso
perché goku si evolve per esprimere un desiderio dopo che ha preso le sette sfere, i pokemon fino a che non li lanci non lo sai in che si possono trasformare
............... ah...e cosa è meglio. secondo te
è meglio... è meglio sapersi trasformare

Saturday, May 13, 2006

"che te devo scrive, la divina commedia col tampax?"

pla scrive:
noo so che je devo scrive a divina commedia cor tampax???
marvin scrive:

cioè, io so commosso proprio, non so lui
c'ho pure l'emoticon der tampax
anvedi
AHAHAHHAAHHAHAAHa
stupita proprio
da ndo cazzo esce!

mo too stavo a dì
AAHhahahahaha

chiamame e famme sentì come o dici
se stocazzo
ahhahahahahaha
tho ricaricato pe i prossimi 12 anni
chi te se ncula

ma io nc'ho a ricarica
pensa che cojone
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA
e si è
è che so pigro pure nel procacciarmi benessere
popo a vera pigrizia
a quest'ora ciaprivi er franchasing de a tim
AHAHAHHAAH

me credi che non me faccio a camomilla perché cio paura che mentre a bevo me fai ride
è a fine...
too
dico c'è er rischio
butto er pc
hahaahahahahahahahahahahah
me tocca annà a beve ar cesso
oddio pensa tu
me s'è rotto er piccì cho sboccato sopra
sì popo l'urtima
ma tu hai digeriti i carciofi? sì,
zitto va
che te rimangono in gola tipo ologramma
ma che c'era dentro, er dio dell'aglio.. che te torna su
sì, che o respingi co quer briciolo de dignità che te rimane

Tuesday, May 09, 2006

è successo

Talvolta ho l'impressione che abbiamo una camera con due porte, l'una di fronte all'altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell'uno perché l'altro sia già dietro la sua porta, e basta che il primo dica una sola parola e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere... Egli forse riaprirà la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono al di là delle porte e la bella camera è vuota.
... E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

Franz Kafka, Lettere a Milena

Friday, May 05, 2006

il mio rapporto con gli uomini

29 aprile.
- pronto sono mario1 posso esserle utile?
- sì, salve senta ho problemi con la connessione adsl.
- lei è cliente alice?
- ... sì.
- diceva ha problemi con la connessione?
- sì, cade in continuaz...
- di che genere?
- sì. cade in continuazione, poi.. le spiego: quando effettuo una chiamata con il telefono, la connessione funziona, cioè la freccetta del modem è verde, però nel telefono si sente un rumore di sottofondo, come se tentasse di connettersi... appena attacco il telefono la connessione comincia a cadere, e la frecetta...
- la freccetta di che colore è signora?
- ... rossa.
- attenda prego.
musica brasiliana.
dopo 2 minuti:
- signora?
- sì.
- gentilmente, può controllare il terminale, com'è adesso la freccetta di internet?
- ...verde.
- ah, verde. attenda un secondo....
musica brasiliana
- signora? come ha detto che è la freccetta adesso?
- verde. infatti stiamo parlando. ma se attacco...
- attenda.
cade la linea.

29 aprile, 14 minuti di attesa dopo
- pronto sono mario2 come posso esserle utile?
- sì salve, ho chiamato poco fa, ho dei problemi con la connessione.
- sì, gentilmente, da dove chiama?
- roma.
- sì guardi ci hanno segnalato un disservizio su roma oggi, al massimo in qualche ora risolviamo il problema.
- ah menomale, grazie!
- prego si figuri.

2 maggio.
- pronto sono mario3 come posso esserle utile?
- salve, senta, io ho problemi con la connessione adsl. praticamente quando parlo al telefono o sollevo solo la cornetta mi funziona la connessione, quando attacco non funziona più.
- è la prima connessione?
- no. no no. sono un pò di giorni che ho questo problema.
- capisco. ha provato a staccare e riattaccare il cavo del modem?
- mh.. sì. sì. ma non credo sia un problema di mod..
- no, le spiego, è che a volte si creano dei dislivelli elettrici.
- ah. ?
- da quanto ha questo problema signora?
- qualche giorno... ma c'è come un problema tra le due linee...
- attenda solo un secondo.
musica brasiliana.
- senta, gentilmente, un recapito telefonico diverso da questo da cui ci sta chiamando?
- non ne ho.
- non ha cellulari?
- eh, no.
- mh.
- mh.
- che poi io potrei vederlo sa.. gli schedari della telecom sono uniti a quelli del mobile, utilizziamo lo stesso database...
- vabbè senta non ci stiamo occupando di questo adesso, per favore cerchiamo di risolvere questo problema.
- era solo per avvisarla nel caso riuscissimo a risolvere il suo problema.
- nel caso riusciste a risolverlo me ne accorgerei da sola. e non è un MIO pro..
- come vuole.
- esatto.
- attenda.
musica brasiliana.
DOPO 2 MINUTI:
- signora?
- sì.
- guardi abbiamo segnalato il disservizio, al massimo in 48 - 72 ore le risolviamo il problema.
- vede il fatto è che io le sto pagando queste "48-72 ore".
- non si preoccupi, grazie mille arrivederci.
- come non si preocc.
cade la linea.

2 maggio, 15 minuti dopo (di attesa di musica brasiliana)
- pronto sono mario4 come posso esserle utile?
- sì, salve. guardi, io ho problemi con la connessione.
- di che genere?
- senta. non funziona. dovreste dirmelo voi di che genere sono.
- attenda.
musica brasiliana.
dopo 3 minuti
- signora? è ancora lì?
- sì purtroppo.
- bene, senta lei dovrebbe gentilmente posizionarsi davanti al suo computer e dirmi se alcuni parametri che le do corrispondono a quelli della sua connessione.
- sono già posizionata. ma senta il fatto è questo, ha sempre funzionato tutto, ora o mi funziona il telefono, o il modem.
- forse ha dei filtri bruciati.
- ah, ci avevo pensato, ma li ho sostituiti, e niente, ne ho eliminato uno niente.
- ha provato ad eliminarli entrambi?
- se li elimino entrambi non ho più il telefono.
- ah. no, le spiego, era solo per fare una prova.
- sì ma è una prova che non serve a niente, non possono essere entrambi bruciati, e se lo sono sostituitemeli...
- no. li deve ricomprare.
- sì, capisco, ma se lo fossero entrambi non dovrebbe funzionare mai no? invece quando uso il telefono funziona.
- no, non vuol dire. magari sono bruciati ma qualche volta funzionano.
- ...
- cmq signora per i guasti telefonici dovrebbe fare il 3 dopo...
- no, è un guasto di connessione.. scusi eh.
- attenda gentilemente.

4 maggio, dopo aver cambiato entrambi i filtri.
- pronto sono mario5 posso esserle utile?
- LO SENTE QUESTO RUMORE?
- sì. cos'è?
- ah non lo so me lo dica lei.
- ...
- senta, è una settimana che pago un servizio che non mi state erogando, mandatemi un tecnico.
- ma un tecnico di telefonia o un tecnico di adsl?
- ma che ne so io! a me non mi funziona alice, oppure mi funziona alice e non mi funziona il telefono.
- eh vede se non le funziona il telefono le devo mandare un tecnico del telefono.
- sì ma... diamine.. è chiaro che è l'interazione tra le due cose che ha dei problemi! o no? mandatemi chi vi pare, che ne so io..
- attenda.

Thursday, April 27, 2006

destini (non) incrociati

martedì 25 aprile, ore 22
driin! (o meglio claire de lune, claude debussy)
- pronto?
- oh?
- andrè, è
- oh allora a che ora domani?
- facciamo alle 12, 10 davanti all'entrata de villa borghese?
... calcola finisco prima...
- sì, tanto sto col motorino...
- sì che devo vedè una...
- allora là alle 12, 10, pranziamo insieme e poi passiamo da alberto?
- no mi devo sbrigare, t'aspetto lì e poi andiamo da alberto.
- ok.
-ok cià.
- cià.

mercoledì 26 aprile, ore 12,22
Valle Giulia, facoltà di architettura
driin! (claire de lune)
- aò, ma do stai?
- io? te ndo stai?
- ....
- ....
- andrè oddio... sto a (risate)
- eh???
- sto a valle giulia! me so sbajata!!
- eh??....
- seeee !!
- che è??? ma perché do..
- STO A VALLE GIULIA!! me so sbagliata!
- bona, placate...
- eh o so, scusa... stavo a chiacchierà e non me so..
- no, bona, ferma!
- eh!
- pure io sto a valle giulia!
- eh???
- eh! pure io me so sbajato!!
- !!!!!!!!!!!!!!
-!!!!!
risate
- ma che davero? noo!!! ma che stonati..
- non ho parole! du' rincoglioniti totali ...

- eccote, ti ho visto!
- eccote!
click.

risate, date di gomito
- non ci posso credere..
- senti ma mò come ce torniamo là?
- ah boh, a me m'hanno accompagnato
- è pure a me, francesca col motorino!
- cioè dovemo pia tipo 6 tram o andà a piedi
- è... in tutti i casi non famo più in tempo
- e no. vabbè passiamoci un attimo gli lascio ste cose e andiamo.
- ...
- ...
- c'hai fame?
- te dirò... però no, dai, alberto me fa fa la fine de otto er passerotto se non gli porto...
- no infatti namo. piamo sto taxi?


da alberto:
- ciao laurè! c'è alberto?
- o ciao! no, deve rientrare a minuti
- ah menomale, abbiamo tardato, non puoi capì che casino... io sto pure de corsa... ma sta a pranzo?
- no, ha fatto un'intervista alla radio e poi lezione a architettura, ma da valle giulia quanto ce mette? dieci minuti...
- ...............................

- ..............................
- ..............................
- 13.
- se. d'orologio.

Sunday, April 23, 2006

Non fatemi aver sete con questo Nettare alle Labbra, Né mendicare, con Domini in Tasca

La Rinuncia - è una pungente Virtù -
Il lasciar andare
Una Presenza - per un'Aspettativa -
Non di adesso -
Lo sfuggire degli Occhi -
Proprio al Levar del Sole -
Affinché il Giorno -
Il Suo Insigne Progenitore -
Non oltrepassi
La Rinuncia - è la Scelta
Contro se stessa -
Se stessa a giustificazione
Di sé -
Quando una più ampia funzione -
Fa che appaia -
Più piccola - quella Visione Coperta - Qui
Emily Dickinson

"Non aspettarti niente" É quello che ho scritto alla ragazza
Che mi era apparsa nel letto Bellissima, sfrontata, nuda e bugiarda
Ma di una bellezza senza sentimento Di una bellezza così rara
Ti porterò un regalo al mio ritorno
Un cucchiaio, un bottone, un vestito Forse niente
Con quei fianchi perfetti Inganneresti tutte le leggi di questo mondo
Per questo avrai baci per regalo ogni Natale E vino allungato con l'acqua delle rose
Ti daranno amore, amore, amore, amore E non filo spinato
Per questo avrai baci per regalo di Natale E vino allungato con l'acqua delle rose
Ti daranno amore, amore, amore, amore Mica filo spinato
Le ho scritto: "credi a me che ho mille posti dove sono stato"
Ciao, ciao baci e saluti Alla ragazza Baci e saluti
Ho mille posti ancora dove andare Come i pesci qualunque

Se passa l'ombra dell'amore Posso nascondermi aspettando che ritorni
Ivano Fossati, Baci e saluti

Wednesday, April 19, 2006

Come Cubi in una Goccia

Un uomo con le spalle larghe, ecco cosa ci vorrebbe per te, che ti capisce senza farlo capire e non ti spieghi mai perchè, che ti conosca da quand'eri piccola, o che da piccola ti immaginava già. Un uomo con le spalle larghe, lo sa bene lui come si fa. Un uomo con le spalle larghe, la paura non sa nemmeno che è, se tira freddo si alza il bavero e corregge il caffè. Può ritornare sporco di rossetto, tanto ha una faccia che non tradisce, un uomo come ce ne sono tanti, che quando vuole non capisce. Un uomo con le spalle larghe, la fortuna non sa nemmeno che è, ogni sera fa cadere le stelle, ogni mattina le raccoglie con te, e se bastassero le cartoline, te ne manderebbe una ogni anno, e poi potresti vederlo piangere, come gli uomini non fanno, un uomo che mangia il fuoco, e per scaldarti si fa bruciare. Diventa cenere a poco a poco ma non la smette di amare. Un uomo con le spalle larghe tutta la vita ti prenderà, per insegnarti e per impararti, se mai la vita basterà. In una grande casa con le finestre aperte, in certe stanze piene di vento. Un uomo con le spalle larghe una buona misura del tempo.
Francesco De Gregori, Spalle larghe

Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo, e con la natura, dev’essere una manifestazione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844

Monday, April 17, 2006

luna squartata

La notte io ho paura dei fantasmi
La notte aspetto un sonno accanito
Mi rigiro in desideri scomodi
Penso ai colori polari di stanze inscatolate
Avverto le mie unghie con precisione da gatto
Resto alzata fino alle 3 perpendicolari
Pronuncio il tuo nome dentro i libri
Mentre ne annuso l’inchiostro e l’età
Ridefinisco in modalità scarlatta le fantasie del giorno
Specie una che riguarda il tuo sigaro
E quello sguardo calmo profondo
Immobile
Come devono stare le mie mani sul bordo della tua volontà
Tu passi dietro tra me e la finestra che ci chiude al mondo
che non sa il gioco
l’arbitrio che avresti
a denudare e inumidire
E lasciare scoperto all’aria
Il punto più rosa condensato di pelle
Esposto alla tua voce abbassata
Come la carne fresca di una preda
Alle fauci di chi passa Al sole All’attesa
Oppure l’altra
Clemente
Di una stanza pomeridiana mediterranea
Da colmare di fiato nostro
E di sonno interrotto
Dallo svolazzare del pizzo bianco
E da morsi del tuo desiderio che usa la mia vicinanza
Io la notte non sogno
Neanche l’illecito
Perché quello è il rovescio del giorno e dei sacchetti
L’ammissibile come sogno d'inchiostro
Io la notte ti abito
E mi lascio abitare da te
La notte ti stringo fra le mie cosce senza riguardo
La notte ti salvo
Anche da me
E ti sento
Attimo per attimo
Sento le tue pupille rovistarmi dentro
Con rapida violenza
E con infinita dolcezza
Ti porto in posti incantati
Pieni di pioggia scalata su laghi rossi
Davanti ai quali farti dormire un sonno esatto
Oppure in stanze incastrate profumate di lanterna
In cui giocarti una passione cinese
E ustionarmi al tuo fuoco
Che si spegne dentro di me
Come un fiammifero immerso nella lava
E poi mi lascio cadere nel tuo silenzio
E sento le tue braccia forti
Tessere il destino del mio corpo
Sulle mie labbra cromate dei tuoi sussurri
E mi vesto di stelle
Che ti faccio mangiare una per una
direttamente dalla mia pelle a presa rapida
La notte te la regalo
Perché di notte mi sono accorta che mi piacevi
Perchè è di notte che ho capito che ogni distanza
È l’assaggio di una vita senza noi
Che la notte dilata
Noi riusciamo a sprecare una notte dopo l’altra
Noi potremmo contenere nelle braccia per sempre
Un notturno stonato mancarci

Friday, April 14, 2006

no, grazie, il caffè mi rende nervoso

- un caffè e una spremuta.
- 11 euro. (altrove) insomma te stavo a dì....
- ..
- .. un caffè e una spremuta?
- ar tavolo? sese, ma nfatti....
- no... al banco. va bene al banco pla'?
- ah. 7 euro.
- un caffè e una spremuta?!
- e ho capito!
- bè, 7 euro??
- ci deve essere un errore.
- scusi, non ha preso anche quelle?
- no, queste sono mie.
- le gomme sono sue.
- allora 4 euro.
- ... scusi ma le gomme costano 3 euro?
- e a lei che je importa?
- a me sì, scusi, 3 euro?
- ha preso solo quelle?
- sì!
- ah, ... .... (frugando nella cassa) nono, ma che c'entra, quello è er minimo... scusi quanto m'ha dato?
- guardi scusi faccio tutto io, mi dica quant'è.
- decideteve. 12 euro.
- ma aveva detto 11. !!!!
- eh... ormai ho fatto lo scontrino.
- e stica'..!!
- Sì NO guardi, zitta tu...
- oh, ma questa qua me sta veramente a rompe i c[]#@[#]**°§!!
- no forse la signora ha fatto un pò di confusione.
- no la signora ce sta a provà @#@[}@#à i prezzi a scalare °ò][##@#][
- IO??? ma se state a fa ncasino! voo detto 3 ore fa che erano 11 euro!
- ma come potevano 3 ore fa esse 11 euro se mò ç°é§##@[]#
- ok, ecco. andiamo.

- incredibile!
- mah.
- c'avrà preso pe stranieri...
-sì a te sicuro per francese, o inglese dell'hampshire..
- vabbè ma scusa! a te t'ha preso pe scemo! vabbè che sei signore e che sei ricco e mo voi fa lo splendido, ma col cavolo che je li davo io 11 euri pe na spremuta e ncaffè!
- guarda che erano i tuoi.
- .
- scherzo.
- cmq la gente non ce sta co la testa....
- quella non ce stava manco col resto...
- che dovemo fa i bollettini pe venì a sto bar...
- sì, manco al ritz, cioè nella hall del ritz....
- ahahahahha
- ahahahahaha

- pe me eri gentile perché te piaceva
- sì ciaveva nso che
- sì sì, poi ladra capito... te dà quel non so che
- semmai me leva
- ma quant'anni ciaveva
- e che ne so mica j'ho fatto er carbonio 14
- ahahahhaha
- ahahaha
- oh cmq troppo so stata educata, e menomale che non me so presa il caf.....
- ....
- OH!
- noo ....
- MA ER CAFFè E A SPREMUTA????
- nooo......
- tz!

desolazione nell'aria
- .............................
- .............................
- ... ma annamo affanculo va.

Wednesday, March 29, 2006

"nessuno può mettere baby in un angolo"

sì, penso che sia il più bel film del mondo. il più bel film d'amore di tutti i tempi. meglio di casablanca, del dottor zivago, de il cielo sopra berlino e a volte penso che sia anche meglio di pretty woman. qualcuno mi ha chiesto quante volte l'ho visto, con esattezza. facendo un calcolo, diciamo che lo vedo circa una volta all'anno (il ritmo con cui lo passano in tv) da quando avevo 11 anni, con picchi massimi di sei-sette volte l'anno durante l'adolescenza, contando le volte in cui si vedeva con le amiche in quei pomeriggi piovosi invece di fare i compiti, o mentre si facevano i compiti, o le mattine invece di andare a scuola, o a scuola. quindi più o meno l'ho visto diciamo una trentina di volte, senza contare i rewind e i fermo immagine su patrick swayze che man mano che insegna a baby a ballare è sempre più nudo, mentre lei sviluppa incredibilmente e senza motivo il muscolo deltoide. da piccola come adesso, è quella linea oltre la quale si scuote il cambiamento che mi piace e mi elettrizza, e il dirty è quello sporco che viene fuori quando fai qualcosa e magari la sbagli, però hai sentito l'odore delle tempere, hai guardato dal punto più alto della torre, sai il gusto della marmellata. il cambiamento che produce il desiderio, la bellezza che mangia i giorni, la curiosità di due occhi nuovi, la musica che ti fa sentire il tuo corpo muoversi contro un altro, scontrarsi al massacro e alla scintilla, in una danza proibita perché è quella dell'amore e della rivoluzione, un mambo fremente tra il battere e il levare della lingua nel bacio, un ballo che stringe e avvicina e allontana e riprende, che fa l'amore senza disfarlo.

Saturday, March 18, 2006

fiume in piena

ti penso
forte
sono accesa al tuo buongiorno

Friday, March 17, 2006

error1076hpq808cc

invece di stare tutti qui ad aggiornare la pagina ad ogni battito di ciglia per vedere se ho postato cose nuove o commentato le vostre idiozie, venite ad aiutarmi a capire cosa cavolo (sono ancora relativamente ben disposta, come si vede) vuol dire quest'errore che parte all'avvio di Windows. siate uomini, assumete uno sguardo silenzioso e severo e indistraibile, e armatevi di tutta la vostra intuizione e la vostra esperienza, e spiegatemi, ma non con tante parole: con una decisa, o meglio con un gesto rapido e sottile della mano, come mai neanche la connessione funziona più, come se quella piccola ciglia di sistema avesse interrotto il più importante dei misteriosi ingranaggi del mio pc come quando mangio i broccoletti e non so più fare due per due. venite qui, ometti che bramate un mio battito di dita, a piegare le vostre di schiene a infilare spine, ad aguzzare gli occhi dentro il mio monitor, ad auscultare le sue ferite, invece di chiedermi la soluzione senza sapere il sacrificio che ogni volta mi costa in termini di tutto e sollevatemi da esso come un fiore che non deve essere sfiorato nemmeno da uno schizzo di quel sangue di cui anche voi con me vi nutrite.

Monday, March 13, 2006

rido

"per te lavarsi i denti fa parte dei preliminari!"
marge simpson

"io mi alzo e se ne vado!"
krusty il clown

Friday, March 03, 2006

regali

ore 8.45
drin!....drin! drin!... drin!
-Pronto?
silenzio
-...Pronto?
rumore
-...
-Buongiorno signora Xxxx, lei è la consorte del sign. Xxxx?
-chi è lei.
-sono alessandra, chiamo per conto della (rumore) hgjdfhgdjfg tel company. volevo parlarle della nostra off..
-no grazie non mi interessa arrivederci.
click.

drin!...
-Pronto?
- sì scusi signora, prima è cascata la linea.. sono alessandra della..
-ancora?? non è cascata la linea, ho attaccato
-ah e perché signora?
-prego?
-come le dicevo, lei dovrebbe darmi solo qualche minuto del suo tempo in modo che io le possa leggere un questionario con delle domande rispetto alle quali lei esprimerà il suo consenso con un valore da 0 a 5, dopodiché avremo modo di parlare della nostra offerta e di...
-non avremo modo. non ho intenzione di rispondere a nessun questionario.
-mi scusi, gentilmente, il motivo signora?
-non credo di dovertelo dire, "alessandra".
-no, le spiego... è che noi abbiamo in mancanza della risposta del cliente al questionario una tabella in cui posizionare la scelta dell'utente di non rispondere, cioè: ha da fare, è impegnato col lavoro, non desidera cambiare contratto telefonico... lei mi dovrebbe gentilmente dir..
-mi stavo facendo una lavanda intima.
-... come scusi?
-scrivi così.
-no senta, io sto lavorando... mi dispia..
-mentre tu lavori io non posso farmi una lavanda? senti, davvero, ciao.
-vedo che lei ha un contratto telec.. ..noi ai clienti telecom offriamo in più la possibilità di mantenere i servizi telecom come il chi è, la segreteria telefonica, però a una tariffa mino..
-in più oltre a che?
-..re... come?
-hai detto "offriamo in più". "di più" oltre a cosa?
-NO, ho detto... (rumore) oltre alla possibilità di mantenere il numero telecom, noi offr..
-hai saltato una riga.
-..con la possibilità per chi si connette molto ad internet come lei di avere tariffe agevolate nelle ore notturne e durante le 24 ore..
-ok, buona giornata.
-ma io DEVO chiederle il motivo per cui non vuole cambiare contratto! devo scrivere qualc..
-anche contro la mia volontà? rifletti.
-SENTA! io sto lavorando!
-guarda che m'hai chiamato tu.
-è il mio lavoro!
-peggio per te. lavori part time?
-... non credo che sono fatti suoi.
-siano.
-.. non sono... come si perme'... (rumore)
-potevi studiare. a quest'ora saresti ingegnere, medico.. dentista
-io?
- vabbè ragioniere.. e non staresti a rompere le scatole alla gente di mattina
-come si permette?
-ancora. ammazza tu sai tutto di me, come mi chiamo, che contratto telefonico c'ho, che mi connetto a internet di notte e adesso sai pure che mi sto facendo una lavanda intima. sai più cose tu di me che il mio ex.
-poteva lasciarsi fare quelle domande.. avremmo finito a quest'o..
-avrei potuto sì.
-lei... lei... lei è una maleducata!
-già.. per questo è altamente sconsigliato molestarmi telefonicamente, specie alle 9 di mattina.
- è la prima volta che mi capita, davvero...
-cambia lavoro, "alessà"..
-io faccio 20 contratti al giorno.. ha capito?
-sì no infatti, hai ragione, tu sei bravissima, solo che hai sbagliato numero.
- io ho fatto 06..
-sì vabbè. ci salutiamo?
-stronza!
-buona giornata anche a te.
click.

-ma chi era?
-alessandra.
-alessadra chi?
-ma nie', una a cui ho appena salvato la vita.

Saturday, February 25, 2006

piano.

Fiamme ci avvolsero
sotto i nostri passi si spalancò l'abisso
un silenzio di latte di gelo d'ossa
ci avvolgeva in un alone
tu sei la trasfigurata
il mio destino ti ha spaccato i denti
il tuo cuore è un singhiozzo
le tue unghie hanno incontrato il vuoto
tu parli come si ride
i venti sollevano i tuoi capelli
l'angoscia che stringe il cuore
precipita la tua insolenza
le tue mani dietro la mia testa
non afferrano che la morte
i tuoi baci ridenti non si aprono
che alla mia povertà d'inferno
sotto il baldacchino sordido dove pendono i pipistrelli
la tua stupenda nudità
non è che menzogna senza lacrime
il mio grido t'invoca nel deserto
dove tu non vuoi venire
il mio grido t'invoca nel deserto
dove i tuoi sogni si compiranno
la tua bocca incollata alla mia bocca
e la tua lingua nei miei denti
l'immensa morte ti accoglierà
l'immensa notte cadrà
allora avrò fatto il vuoto
nella tua testa abbandonata
la tua assenza sarà nuda
come una gamba senza calze
aspettando il disastro
quando la luce si spegnerà
sarò dolce nel tuo cuore
come il freddo della morte.
georges bataille

Thursday, February 23, 2006

l'amore comunque, cardiologia

ascoltatele, e votate la preferita.

Che tu ne faccia meraviglia o spettacolo banale lacrime a rendere o scherzo di carnevale neve di ferragosto, macchina per sognare musica per i tuoi occhi o parole da conservare… O come un ladro da quattro soldi lo butti giù per le scale perché nel buio non l'avevi visto ma lo sentivi respirare, e ti teneva sveglia per ore…. Perché nel buio non lo volevi, ma ti teneva sveglia per ore… Regina del tempo della sabbia e del vetro della fine di tutti i numeri e dell'inizio dell'alfabeto, dimmelo adesso, dimmelo ora dove posso lasciare il vestito come posso asciugare la pioggia che bagna il tappeto. E guarda l'amore che non ha commenti da fare. L'amore comunque che non ha paura del mare da attraversare… Che si trasforma in colore per la notte che resta, e il viola diventa rosa e illumina la tua finestra, come una medicina o un dolore da rinnovare o un desiderio spietato che non puoi rifiutare, ed è così che ti lasci guardare è così che ti piace, così che ti fai immaginare… Regina del tempo della sabbia e del vetro della fine di tutti i numeri e dell'inizio dell'alfabeto, dimmelo adesso, dimmelo ora, dove posso lasciare il vestito, come posso asciugare la pioggia che bagna il tappeto.

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare A sbattersi nel buio e a farsi vedere A sanguinare di nascosto e a pagare da bere A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato E dice sempre con disinvoltura Senza paura dice: “mai”, senza paura mai. Che si veste di bianco per scandalizzare E compra rose a dozzine E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene Che si gioca per vincere e chi vince è perduto Con una chiave ed un numero in mano Tutta la notte aspettare un saluto E a pensare: “ti amo” Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata E macina la sabbia dentro i mulini a vento E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo E poi l’amore indecente, che si lascia guardare L’amore prepotente che si deve fare E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente Chè dell’amore non si butta niente

Francesco De Gregori

Wednesday, February 22, 2006

dell'ottico e altre sconcezze

ja scrive:
ah sipoite devo di na cosa troppo intima tipoil culo

pla scrive:
io me metto a sede e l'ultima cosa che vedo è la patta dei suoi pantaloni no'
ahahahhahahahahahahahahahahahahahahaha
hhaahhahahahahahahahaaahahahaahahahah

poi vedo dentro ar buco
niioooo
c'era un faro co na luce
ahhahahahaha
ah sipoite devo di na cosa troppo intima tipoil culo
er bucio
ahahahahha me sto a piscià sotto
non riesco a andà avanti
dai su
resisti e parla!

insomma poi me misura
stacco er mento da quel coso
e la prima cosa che vedo è una sensibile modifica della situazione precedente
ahahahahahahah
ar cazzo?
no a stocazzo!
ahahahahahahahhahahahahahaaahahahahah che tajooo!
ahahahhahaa

insomma questo un cazzone dritto un rotolo tipo sotto la stoffa
tipo obiettivo fotografico
ma era fico?
insomma..
mm
me piaceva come me trattava
?
tipo predilezione
sta cosa der culo?
però mi piace com'è interiormente ma davvero.
ahahahahahahhahahahahahahahhaha

eh insomma

siccome me piace no? non so però se devo usà qualcosa onde evitare de rompeme
e te me sa che lo poi sapè

ahahhahaha
ahahahahahah
ma co xx?
no, co sto cazzo!
ahahahahahha
magari è mejo
senti
ma perché non l'avete mai fatto?
si però me fa male per dio

e allora n'è bono
cioè che non te paga la cena se po pure passà sopra ma che non te sa inculà no
no, ce l'ha grosso.
se vabbè subito a trovaje la cosa bella
ma de cheee
me se incula a palla

quando ti sta sopra fatti accarezzare co na mano davanti
massì lo fa
allora che cazzo voi?
ce l'hai spanato ce l'hai
ma che spanato!
ahaahahaahahahaah
se è usa un lubrificante
poi nn deve entrà quando è in superezione galattica
sennò te apre come na cozza
ma ce voleva così tanto a risponne?
è?
gia uno magari è imbarazzato!
ma che sei matta
ahahahahhahaha come na cozza davero ahahhahahaha
cazzo de male ancora me fa male

a risponde 'semmai usa un lubrificante?'
pensavo ce arrivassi da sola è
ma si me devi dila marca però
so usciti mò pure della durex,, ma poi che cazzo ne so mica lavoro alla akuel
eh
li vendono in farma
per il culo?
non je devi manco dì me serve pe piallo ar culo
je dici la marca capito
ma cioè io devo anda dal farmacista vecchio mio a dije che me serve per culo?
ahahahahhahaha
me sto a sentì male
no perchè l'ultima volta me so vergognata
eh mo te faccio collassà

cioè l'alternativa è dije me serve la vasellina
jò detto che me serviva la vasella
sennàò vai
m'ha chiesto uso interno?
io no,

PE I MASSAGGI..
per il tatuaggio
ahahahahhahhahah
ma perché pure la differenza tra uso interno e suo esterno
secondo me voleva sapè se te serviva pe fa a incularella
sisi
eh infatti hahahahahah

sennò la prox portaje un videoregistratore co la cassetta de ultimo tango a parigi
je la fai vedè
je dici
ar supermercato er buro era finito
ma ar farmacista?
è
er buro!
hahahahahahaah

buro! e
ccerto!!!! hahahahahhahahaa
rido a alta voce

Tuesday, February 21, 2006

difficile musica

andrè: la scrittrice suonata, ovvero il musicista scritto.

Ora, ripensa alle mie mani e falle più morbide di quando le accarezzi, e le unghie più argentine e dure: immagina che le mie mani siano bucato da stendere, e tu il solvente per renderle bianche e il secchio in cui lasciarle abbeverare di liquida detergenza selettiva e le mani che le strizzano consegnandole a una nuova appartenenza fisica e a una nuova categoria di massa e il filo a cui vengono appese, penzolanti e pazienti, e il cortile in cui sono piantati i paletti che perpendicolano il filo e il sole che le asciuga e qualcuno che le raccoglie e un uomo che le indossa, e che le sporca d’uso e di vita, e ne accompagna la caduta distrattamente nel cestino della biancheria con un vago senso di soddisfazione da usa e getta eppure pieno della consapevolezza che tornerà a lavarle, e ad indossarle e a impregnarle di sé. Ecco, anche stanotte sono quel bucato di mani che batte sulla tastiera estirpando segni e segnali, indurendo polpastrelli di senso, fino a che non vi sarà più sangue da cavare, più buchi da allargare con dita, più ragni da stanare. Anche stanotte mi combatte dentro il ricordo con la voglia, il retrogusto d’oggi con la speranza immaginosa di un refresh-domani, in cui avrò una nuova doccia addosso da farti supporre e ancora capelli nonostante il fuoco sterminatore appiccato contro i coloni.
Questo ho detto non sentita, questo ti piace. Mi hai creata così senza sapere che in qualche lì esistevo già, mi hai fatto a forma ferrosa delle tue parole, e adesso quelle parole si agitano in me come proiettili che mi frugano prima di decidere se orgasmarmi o finirmi, e poi alla fine scarnano dal torace e si dirigono all’indietro nella tua direzione – angeli che bucano la membrana dell’infra per formare (azzardare) l’allegoria di Noi. Mi piace essere come ti piace: queste righe non sarebbero mai nate, così di getto così di rigetto, in nessuna notte del mondo, se non avessi fatto di me una carta che può riconoscere un solo inchiostro, e che mostra solo le scritte che subiscono la carezza, e l’affronto, di una candela accesa che che da sotto le sostiene come una colonna di incendio in scala, come se fossero davvero troppo pesanti, troppo d’atlante, così piene di una geografia sconosciuta a tutti, persino a me: quella di me in volo radente sull’interno, ripresa da un occhio di 8 millimicron che sfrutta la gravità del sangue con vocazione di salmone, con i nervi-ossei pieni della contrazione virale dell’umidità sottocoperta, simile a un clandestino sulla camera-car piastrinica, nel frattale cavernoso e aghiforme in cui precipita la volontà analitica, passionabile e tensioattiva che fa dei miei organi uno strumento vibrante, tellurico, che conserva la memoria digitale di una sola mano in chiave di Sol, sottoposto al tocco di un’unica legge.

Wednesday, February 15, 2006

un normale secchio fa le scarpe a qualsiasi pluviometro davis

"Vorrei costruirmi un pluviometro manuale...ma io posso prendermi una bottiglia o anche una bacinella di un metro di larghezza? Intanto anche se la superficie è più ampia, sono anche maggiori le gocce di pioggia che ci cadono dentro e quindi il risultato non cambia..o sbaglio? Almeno, se c'è una bacinella d'acqua grande, viene meno influenzata dal vento, perchè ci può cadere anche l'acqua di vento che, invece, in una bottiglia, non entrerebbe..o sbaglio qualcosa?Inoltre mi date le più info possibili? GRAZIE!"

Facevo ricerche su tutt'altro, metti qualcosa come la genetizzazione del substrato biologico nella contemporaneità, e ho trovato questo. mi chiedo perché mi ostini ancora a pensare che esista qualcosa come la selezione naturale. c'è gente che si occupa di queste cose, eppure non si estingue, anzi si assicura una prole in grado di continuare a fare domande del genere o, peggio, a rispondervi:

"un buon secchio è normalmente un pluviometro di grande precisione tieni conto che la precisione è data dal diametro del raccoglitore, perciò un normale secchio fa le scarpe a qualsiasi pluviometro davis o simili in quanto a precisione, con l'ovvio problema della registrazione dei dati. Ovviamente devi procurarti un raccoglitore con apertura tonda, altrimenti è dura calcolare l'area...pertanto la bottiglia è assolutamente da escludere!"

invidio tanta scaltrezza nell'inconsapevolezza della terribilità e della bellezza della vita, tanta cattiva furbizia nel commistarla a una specie di sapere, che non cola dalle mani perché è grosso e diverte, e anche se non ride è smargiasso, e conta, come le cose che non contano nulla:

"ti faccio un esempio pratico: secchio di 30 cm di diametro (raggio cm15) l'area del cerchio è di 706.5 cm2 (raggio*raggio*3.14) in un metro quadro ci stanno 10000 cm2 dunque in un metro quadro ci sta il corrispondente di 14.15 volte l'area del cerchio (10000/706.5). se in un secchio misuri un quantitativo di, per esempio, 1,4 litri di acqua allora sono caduti 19.8 mm di pioggia (14.15*1.4)"


Mentre io, plastica di plastica, mora di mora, acrobata dell'eyeliner, interno igrattabile di un orecchio, selciato di pelle, lingua di gatto, naso romano, ellissi eccentrica, rossetto marilyn 80, fluida corretta, occhi on the rocks, biancore merlato di denti, finte fortezze, foglia che sbriciola, scapole offerte, mento a terra, velluto di mani, amore del male, tagliola tagliata, morso innato, tocco di oggi, inquietudine d'orzata, pluviometro davis, tratto la notte come un prato su cui si sono consumati omicidi e amori, e senza pietà ci aggiungo noi due come si fa con le figurine, e ci mangiucchio ai bordi che restano umidi e sollevati per scappare, e non me ne frega un cazzo di quanto piove, tanto tu mi tieni la mano sulla bocca e dici 'zitta', e poi 'ci sono io', e quando con la tua schiena e le mie mani e con la mia schiena e le tue mani avremo grattato il cielo rideremo tutti i millimetri di acqua e saliva non scambiata che sono piovuti sotto di noi toccati da noi, sollevati dalla nostra infinita voglia di adesso.

Saturday, February 11, 2006

rubina

attenzione: questo post potrebbe in larga misura essere frutto del mio fantasmogorico bisogno di cazzo.

Ora, sai, questi giorni, succedono cose strane. Scrittori del mio corpo improvvisa il caso ad ogni angolo, e nuove sostanze si fanno creme per la mia pelle nonostantetutto secca. Bellezze e stranezze luciferine di qualcosa di cui non mi convinco eppure esiste o non esiste, anzi, più mi sembra esista meno essa succede, o meno mi soddisfa. Fattosta. Tant’è. Ripiego su un'altra me la mia voglia di amarti, di premere fin dentro il nostro rovescio, di sussiegosa supremazia da esercitare nello spazio scomposto tra il pavimento e la mia vita verticale. Chissà quanto tempo c’è tra noi e Noi. Maelstroem, mi chiamavi, non sapendo da quale violenta assoluta tempesta sono piegata, a quale inarrestabile succhioso vortice mi sono votata nel corpo, che vuol essere tutto un pieno che beve come negli animali che succedono, e basta. Voglio succedere d’amarti. Voglio succedere me e te.

Tuesday, February 07, 2006

1 ora di sogno

mi fa salire le scale di legno scuro e lucido toccandomi piano un punto della schiena. Arriviamo attraverso un corridoio vagamente illuminato in una stanza da letto. Grande e semivuota, ma calda, respirosa, accogliente. Ci sono anche qui dei libri, ne sento l’odore. C’è il letto accanto all’ampia finestra, di ferro, ma fresco. Come in certe case del meridione, la luce è filtrata da merletti di lino e dai giri del ferro battuto, ma come in certi castelli nordici o in alcuni manieri di campagna l’aria è sospesa e misteriosa, lussuosa, tranquilla ma in attesa. Sparisce in una stanza attigua, la luce è ancora più calda. Torna spogliandosi della giacca, senza guardarmi, in silenzio. Fa lo stesso con la camicia, ma questa volta mi guarda alzando le sopracciglia e ridendo. Gli sorrido. Mi sfilo il maglione che avevo messo in auto per il freddo, apro la camicetta a cominciare dal piccolo fiocco retrò, appoggio tutto su una sedia, qualcosa cade. Mi sfilo i pantaloni guardandolo e piegando il busto in avanti. Mi sta guardando il seno. Mi volto e vado in bagno. Mentre faccio pipì penso al suo volto intenso, inquietante e rassicurante. Quando esco lui è in pantaloni davanti alla finestra, la cinta slacciata. prende un libro da uno scaffale laterale. Mi siedo sul letto mentre si sta per voltare. Si volta, si siede simmetrico, legge la quarta di copertina. Si rialza, toglie la cinta, sbottona i pantaloni continuando a leggere. È quasi nudo, meraviglioso e grande. Viene dalla mia parte, si siede davanti a me. la sua spalla destra è bellissima, opaca. mi guarda con dura tenerezza. Dice:
‘dimmi che non vuoi che ti tocchi’.
Guardo fissa il libro che ha in mano.
‘non posso dirlo’, rispondo ridendo.
sorride appoggiandosi su un gomito. Mi scopre lentamente. Dice
‘molto bene’.
Dischiudo le labbra, sono arroventata di parole e sguardi suoi.
Dice ‘girati’.
Resto ferma, per assaporare le sue parole.
Fa una leggera pressione sul mio fianco sinistro, girandomi. Vedo l’orlo del cuscino, l’angolo marrone del comodino, le sue gambe arrotondate. La luce tagliata dal bordo del letto. Sento la sua mano che tocca la nuca, poi il collo, e scende lungo la colonna vertebrale. Non mi accarezza, mi tocca. Non sfiora, assaggia. Controlla. Conta. Mi conta. Le vertebre, le ossa che emergono sottopelle, i peli, i pori. I tendini si snodano sotto le sue mani. I nervi e le vertebre si srotolano a seconda dei movimenti che mi fa compiere. Visita il mio corpo e le sue reazioni. Mi fa sollevare in ginocchio. Si alza in ginocchio anche lui, dietro di me. adesso tocca le spalle, i muscoli si distendono e si tendono insieme. Avvolge il seno, lo tocca in profondità, non lo stuzzica: lo sente. Il suo respiro è calmo, a volte solo ha dei picchi che sento sulla schiena anche fisicamente, è eccitato e insieme soddisfatto. Ogni tocco che dà è un piacere che riceve, e questo gli piace. Mi fa piegare in avanti, la testa sulle mani appoggiate sul cuscino. La mia schiena è un arco. Ne disegna la forma, torna indietro verso i glutei, risale la spina dorsale. Inventa traiettorie sconosciute ma non casuali, mi abbandono per la prima volta alla tensione. Niente di più diverso da un massaggio. Sono tesa nelle sue mani. Lui è in ascolto di ogni parte di me. adesso solleva il mio busto, mi fa appoggiare sulle cosce. Alza le mie braccia con movimenti che assecondano e comandano, con un’inerzia pulita ridiscende lungo le ascelle fino ai lati del seno e all’inizio dei fianchi. Si avvicina più strettamente a me. mi abbraccia da dietro, continuando a toccarmi le costole. Sento la sua bocca vicina alla nuca, il fiato nelle orecchie. Contando su non so bene quale forza mi volto nelle sue braccia, la mia bocca attaccata alla sua guancia dx.
‘è grave dottore?’, gli sussurro in faccia.Mi bacia nello stesso modo in cui mi ha toccata, muovendo la lingua come se dovesse conoscermi meglio che può. Io cado giù e quando mi copre vedo solamente i suoi occhi. Quando mi accarezza apro una coscia verso l’esterno.

Monday, February 06, 2006

critic +

verso mezzanotte, mentre bevevo il mio bicchiere gelato di latte + on the rocks è arrivato il montatore, e mi fa appoggiando sul piano della cucina la sua borsa da golf (non so manco come cazzo si chiama, io, una borsa da golf):

cos'è che non ti convince?
non lo so, è troppo ...
cosa
troppo poco...
ah, ho capito
no, no davvero
è una delle tue fisse
può darsi.. ma m'hai chiesto come mi sembra e io...
come ti sembra è un conto, tu non sai...
...e io te lo dico
ma tu fai critica sterile!
e tu fai cacate prolifiche!
...
...
...
oh non è colpa mia se hai più o meno lo stile cinematografico di homer simpson.
cioè?

homer: Da qui dissolviamo a stella fino all’inaquadratura di flanders che fa i conti di casa, poi dissolviamo a stella su flanders che si lava i den…
lisa: Pà, esistono altre dissolvenze oltre quelle a stella..
homer: perché mangiare un hamburger quando si può avere una bistecca!

Thursday, February 02, 2006

cineplas (o plastiCine)

questa è la mia pellicola srotolata di uomini, questo il mio harem rovesciato, questi gli assaggi di lingue che nel corso della notte, dall'ultimo al primo, balenano frame tra i 16/9 delle mie ciglia per (non) farmi infine dormire.

scusami tesoro perdonami perché io non potrò mai farlo, mi sono accorta di averti dimenticato nella mia lista perché tu sei fuori di ogni lista, perché tu sei l'osceno che si unisce allo scarlatto del sublime colato nelle curve del mio desiderio.

perdonami, oppure puniscimi:

Jeremy Irons

1. Gregory Peck (del caso Paradine, buono e disperato quando gli dico che lo odio e passo a Malkovich)
2. Edward Norton (di sempre, in versione schizo. quasi sublime, il tempo lo maturerà)
3. John Malkovich (... mio aguzzino...)
4. Kevin Kline (ai tempi de il club degli Imperatori)- se non basta Ralph Fiennes (anche nazista, sì)

5. Robert De Niro (spiegazione nei commenti)
6. Bill Murray (mio dolce ironico)
7. Johnny Depp (sempre, tranne che in versione zingaro romantico)
8. Hugh Grant (aaaahhh....)
9. Andy Garcia (col mento alzato, oppure ricco e stronzo come in Ocean 11)
10. James Gandolfini (Tony)
11. Laurence Olivier (l'eleganza che vizia)
12. George Clooney (che sorride malandrino)
13. Clive Owen (di Closer, geloso, rude)
tra l'uno e l'altro: Bruce Willis (che fa fico e non impegna)


notare l'assenza dell'attore famoso.

Monday, January 30, 2006

la tua luce















Mi metti una mano di chirurgo deviato nel cuore, senza guanto. E l’attrito umido-plastico che produce l’addentramento è la musica che mi solletica la mielina corticale, e i sistemi ingegneristici dell’intestino – bancomat di caramelle. Io so che in quell’altrove ti farei tremare, so che a leggere queste parole ti perderesti la notte intera, e poi domani ancora, fino a che non sarò digerita, un effluvio in più da respirare la prossima volta che ti bacerò. So che sussultano di tamburello le tue dita, se solo ti occupa il pensiero di tutte le rose che ho coltivato, di tutto il sano e vibrante che ne è fiorito e di cui mi disseto da sola pensandoti con voracità di dita che sgualciscono petali. Mi sembra di sentirti l’accelerazione di reni e polmoni, un sentore di battito appena sotto gli sternocleidomastoidei, da cui ho prevelato lo scorso odore. Immagina un tessuto microfibroso attraverso cui puoi sentire i palpiti che non abbiamo condiviso, e che pure, da qualche parte di pensiero, ci hanno incontrato. Immagina come una fitta rete di metallo organico, una specie di maglia di mercurio tra le cui fessure inserire la lingua, per sentirci. Pensa a uno sparo nel cuore del tempo, e alla fontanella di sangue tutto da bere per riprendere i nostri sensi dal pavimento di linoleum del nostro futuro.

Thursday, January 26, 2006

il caso plasticine. le notti, come si svolgono.

PLASTICA: la prima notte dopo il mio arrivo ho dormito qui, in una pensione.
GREGORY PECK: avevi paura?
- sì. di tornare indietro.
Sorride.
- il soffitto andava abbassandosi verso le finestre, era decorato di blu. C’era una scaletta appena si entrava, scendevo e c’era il letto… Non riuscivo ad addormentarmi, mi sembrava di stare in un sottomarino. Con una nave sopra. Sopra la mia testa, cioè. Sentivo anche la sirena.
- è meglio che tu sia riemersa.
Lo guardo.
- adesso? Hai paura?
- mh... Le paure contrastanti si annullano?
- n…
- o si sommano?.
- vincono le paure buone.
- non è vero.
- sìssì.
Serio, sorride.
Siamo fuori dalla città e nelle strade ci sono monocicli guidati da diverse versioni del Signor Bonaventura. Il porto è alla nostra sx. ferma la macchina. Scende, fa il giro, io ho già aperto lo sportello. Lo tiene aperto, scendo. Dice

- copriti.
Le mura della casa sono marroni o rosse, non capisco. Sono accarezzate dal sole e da un velo di mare spruzzato. C’è un ulivo fuori, circondato da un cerchietto di pietre. A destra si alza la scogliera. È tutto calmo.

- che bello.
- non è questo il tuo regalo.
Entriamo dando le spalle al mare.

Ha posato le chiavi, si toglie la giacca, dice
- spogliati.
Tremo.
- la mia non abitudine potrebbe essermi fatale.
Lui dice

- c’è un medico in sala.
Mi guardo intorno, sono strabiliata, affranta di piacere, barcollo. Sale un soppalco alle spalle del divano. È pieno di libri, fantastico. Cerca un libro, si allunga un po’ verso uno scaffale alto e un angolo della giacca si solleva. Vedo la sua schiena, il suo sedere. I suoi fianchi sono le metafore di carne delle mie notti appese. Ieri sera li stavo toccando. Torna soffiandoci sopra. Il rumore delle sue scarpe sul pavimento di pietra cotta è di terrificante incanto. Dice

- ecco.
Lo prendo.
- Spinoza, dico, L’ 'Etica'.
- All excellent things are as difficult as they are rare, dice.

Lo guardo, guardo lui e il libro. Sono bellissimi entrambi, odorosi di odori diversi, e di qualcuno uguale.
- ... è del 1920. Che emozione. Ma non posso accettare.
- puoi.

dice lui.
Gli sorrido.

- E poi qui c’è ancora Dio.
- c’è qualcosa di più grande.

fa lui allontanandosi.
- c’è il libero arbitrio. E per te c’è una lettura particolare di homo homini deus: forse non voleva dire che tutto è Dio, ma che Dio è tutto umano.
- mi piace molto così.
- lo so.

dice andando in un’altra stanza.

Lo raggiungo. Apre le imposte di legno, richiude i vetri. Accende una lampada che diffonde una luce gialla. Gli guardo le spalle mentre dico
- perché siamo qui.
Fa per accendersi una sigaretta. Si ferma. Appoggia i palmi delle mani sul davanzale.
- sia chiaro che ti faccio andare via solo se non vuoi restare.

- ma che bella tautologia.
- no, non lo è. You could say me that you must, che devi andare, o che non puoi restare. Non accetto motivazioni di questo tipo.
- non voglio andarmene.

Stringe gli occhi.
sono confusa, parlo troppo:
- e se tu non mi facessi andare via nel caso io ti dicessi che non posso restare, automaticamente vorrei andar via.
- i don’t speak italian.

- anyway, non credi di essere troppo intelligente?
-… per essere una donna?
- sì anche. Immagino che ti abbia dato dei problemi.
- meno della stipsi.

- diventerai famosa.
Guardo le coste dei libri senza leggere le iscrizioni, e accarezzandole. Passo la lingua su e giù nell’angolo dx della bocca semiaperta. Lui muove una o due dita sul legno del davanzale e subito dice:
- vieni qui.

Mi gelo e ardo. Lo guardo facendo brillare il mio rossetto.

Tuesday, January 24, 2006

nip/tuck 24genn

Sean: non sono un esperto, ma credo che il tuo sia un dolore fantasma.
Christian: e chi cura un dolore fantasma? i Ghostbusters?

Monday, January 23, 2006

il mio sorriso

Dio: Noè, costruisci un'arca lunga 300 cubiti!
Noè: 300 cubiti... più o meno.
stooooonnnn!!!! (fulmine)
Dio: 300 cubiti esatti! e in essa metti una coppia di ogni specie di animale!
Noè:... una coppia.
Stooooooonnn!!!
Dio: una coppia di ogni specie!
Noè: vuoi dire anche le puzzole?
Dio: soprattutto le puzzole!
Stttooooonn!

Bart: WOW fico! Dio è veramente tosto!!
Homer: già.... è il mio personaggio immaginario preferito.

Dio: bravo Noè, e ricorda: la chiave della salvezza è..
Giornalista: avete visto il film ma qui abbiamo Noè in carne ed ossa, solo che questo Noè è stato accusato di aver ucciso una coppia di ogni specie d'animale, tra poco a Springfield mattina.

Friday, January 20, 2006

iO

ho adottato un cucciolo, su internet. è un pinguino, viola. si chiama piumatto. credo di avergli dato troppo pesce, ora lo rifiuta. ma gli basterà per un bel pò di questo gelido scuro inverno. se ho sbagliato i calcoli lo lascerò morire di stenti. voglio riprodurre esattamente nel freddo del web le condizioni in cui vivrebbe se fosse un vero pinguino. dopo aver visto il film mi sono convinta che se dovessero essere vere le cazzate sulla metempsicosi in un'altra vita io devo essere stata un pinguino. maschio. con la schiena offerta agli schiaffi del vento e le punte delle zampe rivolte al petto per tenere vicino al ventre e lontano dal ghiaccio che lo spezza un uovo pieno di futuro, per 2 mesi interi, attesa congelata eppure viva. stretto in me e in mio figlio, rigido e dritto senza pensare a niente, nel rumore delle tempeste che squassa i timpani. il ricordo e la fantasia dell'acqua, di tutte le acque del mondo, dolci, amare, frizzanti, blu, che palpitano in bocca. oppure pinguino nell'uovo, amata come un uovo, tenuta chiusa con la cura di un padre tra gli intestini e il ghiaccio.
(domani lo levo)

Thursday, January 12, 2006

il cacciatore di perle e la faina

a un certo punto la faina bastarda ha cominciato a ghignare malignamente, ma qualcuno lo interpretò come un sorriso bonario, perché quella specie di animale selvatico imbolsito è capace a far sembrare quello che non è. il figlio del duce la appoggiava se qualcuno la attaccava, il cacciatore senza fucile cercava di schivarlo per indirizzare qualche colpo di sonnifero sparato con la mano aperta, almeno stia zitta, diceva il cacciatore quasi senza fiato, almeno la smetta di ghignare, fatela smettere!. poi il figlio del duce in un doppiopetto assurdo fingeva l'imparzialità, arbitro del massacro del forte sul debole, della natura malvagia e arraffante sulla cultura, e il cacciatore era troppo elegante, troppo corretto, troppo preciso, troppo sottile, per entrare con l'ascia in mano nella carneficina, e ci è entrato con la testa, e la faina truccata ha morso la sua orribile quasi morte, tagliuzzando le orecchie al cacciatore di diavoli e di perle, che si è voltato verso di noi dicendo con gli occhi io ho ragione, voi avete ragione, ma ha sbagliato telecamera, mentre l'oscuro negava dritto negli occhi di tutti, e negando si affermava, e i suoi occhi rossi e gonfi non mi hanno fatto dormire.

Wednesday, January 11, 2006

le ragioni dell'addio

- ma io posso sta co una la cui massima riflessione sentimentale in questo momento è quale dei due attori di nip/tuck si scoperebbe per primo?
- e io posso sta co uno che si credeva che billy bob thornton fosse la marca del whiskey del discount? comunque christian.
- ma vaffanculo.

dopo 5 minuti.

- e per tua regola, lo so chi è billy bob thornton.
- ah e chi è.
- l'ex marito di sharon stone!

Saturday, January 07, 2006

liquid hotel

è sabato e come sabato scorso ho buttato il pacchetto di big babol Xilitol confetti ma senza zucchero nel cestino pensandoti. come sabato scorso ho improvvisato una nuova postazione per la visione dei soprano, il divano lo odio per i passaggi dell'altro, il letto per i miei. poi quella puntata l'avevo vista, 13 volte, e allora ho messo i simpson, che s'intonano alla mia stanza. nella sdraio estiva ma imbottita non ci saremmo entrati, noi due, ma tra la spalla e il plaid ho soffiato un paio di volte il tuo nome e l'idea di noi, masticando una vigorsol, la stessa da 6 ore. mentre penso all'elastico degli slip degli uomini che ho amato, mi viene l'idea del secolo: conservare la prossima volta qualche goccia di sperma in bocca e amalgamarla alla gomma, centellinando l'incorporazione del passato. perché non ci hanno ancora pensato. con essa, la più criminale: mi ricordo, mi rendo conto, che ho tutta una serie di oggetti su cui lo sperma è scivolato, superfici liscie o porose, di sfuggita o per sbaglio, per volontà o per gioco.. gli incavi d'argento dell'anello racchiudono un fossile di liquido seminale che non ho mai lavato, forse inconsciamente conscia delle possibilità della scienza. in quell'anello c'è mio figlio. nell'elastico per i capelli un accartocciato futuro sbagliato. nello scarico del lavandino i miei liquidi continueranno a mischiarsi con quelli di chi ho amato, in qualche stanza. e noi... che tenerezza, ancora tutti da mischiare, così indecisi, impacciati di giorni feriali, che l'altro giorno la gomma ce la siamo scambiata e tenuta per ore piena di voglia e cose invisibili e intime, che ci chiamiamo la notte dal letto verso ogni Quasi per cancellare i passati, gli idraulici liquidi delle tubature, gli scopritori, gli scavatori di Domani.

Tuesday, January 03, 2006

dif.ferita

- infilzavi i miei occhi e manco mi chiedevi il permesso.
- mi arrendo.
- già?
- è domani.
- appunto.
- è anche un altro anno.
- anche un altro lustro. vado prima io al bagno.
- a meno che.
- che?
- è urgente?
- no. ma vado prima io.
- che fai comandi. e poi è urgente per me.
- eh no sai, la mia teoria estetica.
- ah?
- ora entro e tu resti ad aspettarmi, ti guardi intorno, lo fai sicuramente meglio di me. io intanto faccio cose misteriose lì dentro. poi se esco posso guardarti furbamente, e spostare l'aria intorno a te.
- ti svizio io a te.
- capito, mi prende male aspettare, l'ho fatto per tanto tempo.
- non ci credo.
- e poi preferisco che per te non sia urgente. ciaaao.

- (i suoi occhi, il suo naso, le sue tette, la seta, il culo, i capelli.. vorrei fare l'amore con lei.)
- (ho mangiato troppo, ho bevuto troppo, che ore sono, ammazza quanto tiene sto rossetto, che faccio mi appoggio?, ammazza come mi guarda, però è dolce, vorrebbe scoparmi).

- vai.

- (che palle..., che ore sono, belle spalle, che fa lì dentro ora.. secondo me cerca il mio odore, è uno di quelli. è mio).
- (i suoi occhi, il suo naso, le sue tette, la seta, il culo, i capelli.. voglio scopare con lei.)

- ecco.
- che ne dici?
- beh sì, tutta un'altra cosa.
- eh-e.
- ma zitta.
- ora che facciamo?
- facciamo che mi alzo per prendere un bicchiere e ti passo accanto.
- mh, e poi?
- e poi magari ti sorrido.
- no, non mi piace. serio.
- magari ti sfioro.
- mh.. non lo so.
- sì, dai, così..
- sì ma poco eh.
- ti guardo le tette.
- ^_^ e poi si deve vedere solo da questa parte. se si vede da lì è finita.
- ah, ti piace così.
- sì.
- è snervante.
- sì.
- e se ci vedono.
- cazzi tuoi.
- sempre le parolacce. sempre a vendicarti.
- è l'unico modo in cui posso farlo a bocca vuota.

Friday, December 23, 2005

che ci trovi

- allora passo alle 8, 8 e mezza.
- 8 o 8 e mezza?
- 8.
- ok.
- ok.
- no. nono, alle 8 è presto, facciamo alle 8 e mezza.
- ok.
- 8 e 10, 8 e un quarto, sennò.
- va bene, allora alle 8 e 1/4.
- ok. anche 8 e 10. se vuoi, se arrivi..
- va bene.
- sì. se non sono pronta aspettami. tanto 5, 10 minuti...
- mh.
- fà una cosa, vieni alle 8 e mezza và, ché prima che faccio tutto...
- mh. sennò vengo verso le 8 e 20 dai..
- come 8 e 20? e che orario è.. non lo abbiamo mai nominato.
- ah già. ...
- eh.
- va bene, allora alle 8 e mezza.
- ok.. anche 8 e 40..
- ...
- nono vabbè come vuoi, io dicevo per te..
- ...
- no no ok 8 e 20 allora!
- sicura?
- sì. sìsì, sicura.
- bene.
- ok. se tardo casomai mi aspetti.
- ...
- ...
- vengo alle 8, scendi entro le 8 e 4.
click.

Tuesday, December 20, 2005

Hier ist die Rose, hier tanze

Dovresti urlarlo perché ti senta qui dove è calato tutto il fumo del mondo: ciminiere rovesciate sui petali e pelli prese d'assalto, odori che si infiammano e nella gola scoppiettano, cimiteri abrasi di spesso futuro, chiglie e gomene cieche barcollanti come ubriachi aggrappati a un'onda indecisa, le mani che non sanno che fare, i fari specchiati nel sopra, gengive buie impanate di sabbia, molluschi che scambiano le direzioni del cibo, notti uguali e uguali ai giorni, e un tanfo sempre nelle narici di cosa finita, un tanfo di niente, mischiato agli orli dei vestiti delle sarte disoccupate, e preci infinite che scoperchiano i crani, litanie senza fondo, assordanti e uguali, cori scomposti che formano un'orribile sintesi...
devi urlarmelo dentro quella griglia pesante: qui è la rosa, qui danza, no, più forte! e vedi che già sugli occhi rotola una goccia, più forte, e dove danzo tu marcia, ma non per amore di linea, né per ordinare la corsa incontro alla morte, nè per incutere timore alla vita contraria, ma marcia fermo sulla mia attesa, sulle punte dei minareti che custodiscono e ostacolano il mio sonno, sulla testa degli attimi che ci fuggiranno, e dove è la spina, tu marcia, e ridi, ché io cerco di guardarti per tutto il tempo, attraverso questo fumo che rade le teste dei ragazzini che non sono più usciti da scuola e li spoglia, spalle strette nelle canottiere e quelle altre portate in braccio come in un sacco, sollevate rispetto ai sandali pieni della stessa terra dei giochi, e quando te ne accorgi il mio sorriso sarà per la vita, e per te dentro di essa, che l'hai riempita d'istante, e se te ne vai, dove danzavo alla tua voce, il mio sorriso sarà per tutta l'aria pulita che il tuo spazio contiene.

taglia e ringoia

"Questo ha una faccia di zecca, davvero, d’angelo maschio, nuovo. Vuol solo carne e saliva convulsa, stretta tra le sue unghie, così sotto strati di intorno, di grano e gocce distanti offerti al suo naso, “amiamoci” privi – dice – della mia tenera aria di appoggio, c’è una scultura asciutta di suoi capelli ancora spostati, qualche storia alle proteine, i tempi tra dire ‘ma’ – ‘ciao’ al mio braccio.
Sono le lacrime fuori del ventre i miei baci spellati, sfilati dal tempo - rossi, quando aiutati mi salgono nell’altra bocca sospesa, che davvero scivoliamo così: in pareti in contro, l’uno binario, dell’altra, nello spazio caffè e stanza tra le novità sfondate di chi mi aspetta, e sembriamo comunque soliti, semplicemente stupiti ma diversi – inversi, rispetto a “l’altro”, che viene da ridere, e del resto".

Marvin, mio plastic cut-upper preferito.

Monday, December 19, 2005

copia e ingoia

ha davvero una faccia d'angelo, questo maschio nuovo di zecca. dice ciao ma vuol dire amiamoci, sotto le sue unghie c'è solo aria stretta tra strati di tenera carne e proteine, tra i suoi capelli ancora qualche grano di saliva asciutta, intorno al suo naso una scultura di tempi distanti, spostati, privi di appoggio, così offerti al mio braccio e alle gocce della mia storia convulsa. quando scivoliamo nello spazio del ventre e del caffè, l'uno contro l'altro ma sfilati, semplicemente aiutati dal tempo, sembriamo davvero stupiti, rossi di novità, fuori binario, così spellati e inversi, diversi rispetto a chi nell'altra stanza aspetta i miei soliti baci, che mi salgono le lacrime in bocca, mi viene da ridere, e resto sospesa tra le pareti sfondate dell'altra che comunque sono.

Saturday, December 17, 2005

il compimento

-- x --
__x__
__ __
_____
__ __
_____


si accettano letture alternative.

Wednesday, December 14, 2005

Voglio un uomo portatile

Scostante e accostante calmo e superiore
Che mi sorrida mentre fuma
Ma che non fumi, lui
Che legga divertito le istruzioni dei miei trucchi
Che mi prenda nei cessi
Dia pugni alla porta se mi chiudo dentro
Mi chiami con mille nomi
Di puttane di re di imperatrici e di fiumi
Si metta a ridere se gli rispondo male
E mi tiri un pippone per una gomma sputata
Che non mi faccia uscire davvero
Che abbia il coraggio di darmi ragione
E preferisca le sneakers rosa

Ai miei lacci da schiava
E sobbalzi esageratamente ai miei starnuti

E mi tocchi le costole come per cuocermi
Uno di poche parole ma larghe
Pieno di passati
Intransigente sulle cazzate
Elastico dalla vita in su
Accartocciato sui miei ginocchi
Che sappia parlare piano
E tenermi il mondo fra le cosce
che odi cose che mi sono indifferenti

e ami ciò che mi è indifferente
e non dica mai delizioso
Uno iscritto ad emergency
Proteinomane annoiato

Con alito di mare
Ricco abbastanza
Da farmi sensibile al lusso
Maturo e fragile

da permettersi di soccombere
Alla mia tirannica infantilità
Che non finisce le frasi
E non brontola al mattino
E accarezza a mano larga
La mia testa mentre gode
Che legga proust agostino abelardo
Che non annaffi le piante
Che mi insegni a disegnare
E a suonare il piano arrossando le nocche
Che mi curi il raffreddore
Che mi scaldi l’addome
Che mi invidi
Che mi lasci
Che torni
Che non vada via cacciato
Che mi compri rossetti
Uno che mi chiede di gemere
Che mi regala scatole
Vuote e piene
che mi voglia sua ordinata e sua ascissa
che mi tappa la bocca
che mi bacia gli occhi
che scrive poesie che non mi fa leggere

e non si offende se mentre piscio
gli dico che una fa schifo
Un uomo federa
Un uomo monovolume

Un uomo idraulico
Un uomo tampax
Un uomo silenzio
Che mi aggiusti gli occhiali
Con dita sottili e sguardo fosco
Che usi il mio corpo
Ma non le mie intenzioni
Odoroso di carta e tramonto
Accecato di mio amore
Sorridente e serio ai miei brividi
Che impugni così il cambio dell’auto
Che strizzi gli occhi così
Che così mi stia ad ascoltare

Che sappia bestemmiare
Che trovi la soluzione migliore
Dall’innesto di melanzane
Al parcheggio dei tir
Allo sfregamento dei pianeti
Per soddisfare i miei brilìi
Le mie alzate di sopracciglio
E la curiosità da gatto
Nello spazio tra
i peli

"La musica dotta manca al nostro desiderio"

Tuesday, December 13, 2005

lista della sposa

l'acqua 1 € e 30 morbido questo periodo dovrei venire più spesso ma che gli dai cento euro ieri a una vecchietta ne ho dati 5 e a quelli che ti lavano i vetri niente ma che bastardo sei come i tuoi baci e quando cambi da dolce a salato non si nota il salto e com'è possibile boh non lo so se ti serve qualcosa ah col pc sì ok magari ma li ripari no figurati e questo lo mangi o sì lo mangio altrimenti no no lo mangio ah anche il cioccolatino ti prendi si posso togliermi la giacca certo davvero certo anche in bocca certo ti pare strano mica sono un bimbetto toc toc lascia mica sono un'adulta ho solo bisogno di sentirmici ah con me sì perché no perché ti bagneresti e non ci sono asciugamani puliti ah e quando ti giri ci sono davvero io me l'aspettavo no fai come se non ci fossi ma come faccio fai come se fosse ieri non posso perché perché oggi è pieno di te non fare domande ora vedi il mio nome ma lo sapevo già e come che credi e come ti sembra il mio nome mi sembra da adulta no sì come ti sembra mi sembra da buio ma tu non hai una bella voce ma al buio sì vuoi provare quando dove vedrai c'è il mare toc toc ripassa hai presente il cocco che carne bianca ah sì così ce l'ho sì e anche bagnato ha lo stesso sapore ma che ne sai sono sudata bè bagnata non è uguale esistono liquidi non salati esistono dialoghi sensati esistono progetti non saltati esistono cuori non salvati esistono aliti insalivati esistono corpi imbalsamati esistono sogni sbagliati e sogni non sbagliati e tutto sta tra la tua idea di pelle e la mia.

Sunday, December 11, 2005

Clair de Lune

immagina un ribes nero in ogni narice, una ghirlanda di rovi intorno alle tempie, in prossimità di ogni rima palpebrale inferiore una spina, se apro gli occhi scivola verso il basso, se li chiudo si pianta con pressione costante nella piccola carne sottile che circonda le visioni degli istanti perfetti, intanto suona, anzi squilla, un succo di pentagramma filtrato dall'attesa, non voglio muovermi, chi sarà che chiama il mio nome al chiaro di luna, granatina al rum, sciroppo di denti, apro gli occhi, rigagnoli silenziosi mi sbavano il viso, sangue e melodia scivolano nella durata - chi è, lo penso nel buio soltanto, non riesco ad aprire la bocca, una pallina di sterpi scomposti mi sale dall'esofago la sputo respiro di nuovo, chi è, chi sei musica, forse chi dal mio dove ho lasciato a pensarmi distante, mio futuro bruciato, forse una persona nuova con vestiti differenti e una lingua che ha la forma di altri baci, mi scuoto, guardo, no, non guardo, mi volto, riabbraccio le mie braccia finché dallo stipite del sonno mi sorride Domani e mi inabisso di nuovo in me vera masticando il mio sangue.

Thursday, December 08, 2005

io adoro quest'uomo















(e dormo come lui). da ricomincio da capo, a lost in traslation, a le avventure acquatiche di steve zissou, Lui espande il panorama dello schermo dentro la sensuale disperazione della più sublime ironia.

Tuesday, December 06, 2005

la parte buona

chè se non mi ricordavo avrei fatto pure in tempo a scordarmi, ma non ce ne è stato neanche il modo, avevo scritto quel numero a due cifre con un tondino accanto e tu già mi stavi sopra, sono sudata, la stanza si è ribaltata, e i pixel del pc ci sono caduti addosso. poi tu hai guardato nella mia bocca e io ho lasciato le mani alle corde, e la musica era zitta ma perfetta, per fortuna che mi sono ricordata di respirare, era tanto che non prendevo aria, e le unghie mi crescevano verso dentro, così quando non c'era più lo spazio tra noi ho preso una boccata inconsapevole di furore e superficialità e dal tallone l'ho spinta verso su e sputata nella tua di bocca, che sorridevi e non sapevi del mio sogno, e mi comprendi perché mi sono dimezzata di sudore e fiction di sera, e semplificata nell'idea comune di un crimine da rimandare.

Sunday, December 04, 2005

cravatte di seta nera

è che io penso sempre di essere l'ottava moglie di Barbablù

Thursday, November 17, 2005

avanti.

Vado nella mia stanza, in quella che è diventata la stanza mia, piena delle mie cose anche se arredata nello stile del casale. Ho messo la scrivania davanti al camino, con le spalle rivolte a quello che resta del fuoco di un tempo. Ho messo pile di libri sull’appoggio in muratura del camino, nell’aria c’è molto giallo pallido e tutti i miei rosa. Penso che se entrasse qui – una volta ha solo visto dall’esterno per essermi venuto a dire qualcosa - sentirebbe la mia formidabile abilità di irradiare colori nell’ambiente e nelle persone, se solo sto bene con loro. Mi guardo intorno senza fare quello che dovrei, cioè sistemarmi e prepararmi all’incontro nel suo studio. Non trovo gli occhiali, neanche li cerco per la verità, non mi guardo allo specchio. Mi tolgo lo scaldacuore di lana, me lo rimetto. Mi mordo le labbra, guardo fuori. Sono seria. Cerco di rilassarmi. Non pensare. Poi esco in apnea. Scendo i gradini. Arrivo alla sua porta, sento una musica lieve dietro. Riconosco l’odore di prima e quello di quando passo vicino alle sue cose. Avverto tutti gli odori distintamente, e il suo è fatto di milioni di profumi differenti, aromatici, carezzevoli, aspri, duri, ruvidi, in discesa, profondi. Busso, e apro senza aspettare. Solo quando sono dentro, lui senza guardare – gli occhi bassi su un foglio e in mano una penna delle sue, gli occhiali che riflettono la luce alle mie spalle - dice ‘avanti’, con la voce dai toni bassi e ormai inconfondibili. Sono in piedi a sei passi da lui, di fronte a me seduto composto e lievemente proteso verso la sua destra, da dove scrive. Mi guarda da sopra gli occhiali, se li toglie continuando a guardarmi. Sento il denudamento cominciare tra noi. I suoi occhi mi stupefanno. Nello stomaco i succhi anticipano l’idea di lui. Dico ‘allora.’. lui dice ‘sì’. Si alza e ha in mano dei fogli rilegati. Dice ‘ottimo’. Sorrido. Mi sta davanti, lascia sfogliare le pagine velocemente con la sinistra, mentre la dx ne tiene salda la costa. Il mio nome è tutto in quelle mani. Ripete ‘ottimo’. Non sopporto il mio silenzio, così dico ‘mi vengono in mente solo pensieri molto articolati, perciò scusami se non ti esprimo quanto e come mi faccia piacere’. Lui dice ‘immagino che il come sia l’articolazione’. Io dico ‘sì, l’articolazione riguarda il come’. Sento una corrispondenza perfetta, una combacianza tra i nostri pensieri. Voglio sentire il suo alito da molto vicino. Dice ‘questa è una delle cose di cui dovremmo, cioè non dovremmo…, parlare.’. dico ‘mh..’. mi sfiora il braccio spingendo l’aria che mi circonda in direzione del divano. ‘sì’, dico io. 'Sì, have sit’, lui. Mi accorgo di nuovo ma per la prima volta da quando sono nella stanza della musica, ma non capisco cosa sia, non la conosco. Mi guarda alzando il mento, versa qualcosa in due bicchieri senza chiedermi se ne voglio, siede sulla poltrona alla mia sinistra. Noto che aggiunge molto ghiaccio nel mio bicchiere. Sono sola sul divano, non so come mettere le ginocchia. Mi guarda a lungo, nessuno mi ha mai guardata così. Mi porge il bicchiere, sussurra ‘poco..’ non so se di raccomandazione, di ordine o di scusa, si siede. Beve, appoggia i gomiti sui braccioli, riprende in mano il libro dal tavolino davanti a me. torna eretto come prima, riappoggia i gomiti. Ho caldo, le mie guance sono rosse. Appena penso che se ne sia accorto se ne accorge. Ha un sorriso più tenero e dice ‘spogliati’. Io aspetto per dare il tempo al doppiosenso di palesare a lui – nel caso non fosse voluto - che a me si è palesato, e alla sua eco di piombare tra noi come qualcosa di mai detto. Arrossisco ancora ma non per avere interpretato male, semmai per la volontà chiara di mostrare di aver capito male. Per la malafede del desiderio. Mi spoglio, comunque. Tolgo lo scaldacuore. Quando lo snodo non mi sta gardando. Mi guarda da metà operazione, fino alla fine, da sopra gli occhiali. Guarda i miei seni. Si aggiusta sulla sedia quando io accavallo le gambe e mi rilasso sullo schienale del divano settecentesco. Faccio un colpetto di tosse. Anche lui. Dice ‘i like mh.. mi piace molto il tuo modo di parlare. E anche di non parlare.’ Pausa. ‘ma mi piace in modo sorprendente il tuo modo di scrivere. Anzi, i tuoi modi’. Pausa. Sto scrivendo il suo discorso, no: il nostro dialogo è stato scritto prima, forse quando ho scritto quel libro stavo già impostando questa meravigliosa conversazione, e ora la sta leggendo. Prima che riprenda, mi tocco le labbra accennando un sorriso di pudore orgoglioso. Deglutisce, si concentra, apre la bocca: ‘è un come diverso. Mi interessano i tuoi come’. ‘Bene’, dico subito io. Lo guardo più forte che posso. ‘mi piacerebbe se tu volessi …’ guardo la punta delle mie scarpe nere, guardo le sue, poi di nuovo lui. Apro la bocca sospendendo il momento, ‘… scoprirli…’. È serio. Meraviglioso. Giunge le mani sul naso, passandoci in mezzo il naso e il mento. Sembra che stia per risolvere un problema. Sorride senza guardarmi. Io dico ‘è che….’. Lui solleva il viso, mi guarda e socchiude gli occhi. Io guardo fuori perché è troppo. Dico ‘…io… non sono abituata’. Stringe la mandibola, vedo l’osso che gli scatta sul viso. Quasi a bassa voce e più lentamente della pioggia fuori, dice la cosa più emozionante della mia vita, dice: ‘Meglio’. La musica partecipa al nostro silenzio soffocandosi improvvisamente e accarezzando l’aria. Sono intorpidita come dopo una caduta o uno sforzo. Sono come nel letto appena sveglia e ancora incapace di muovermi. Mi fa male tutto eppure sto benissimo. Sono pervasa dalla novità che mi ha attraversato come un fulmine, che ha elettrizzato i miei organi, spostandoli dentro il corpo, e poi li ha lasciati cadere nel loro dolore fitto e teso, ma carichi di un’energia scintillata e vorticante. Lascio uscire del fiato dalle mie labbra semiaperte. Mi sembra che anche lui stia fermo ma quasi per muoversi. Non so come, mi alzo.Mi guarda, mi guarda, mi offro al suo sguardo. Si alza, elegante come la prima volta che l’ho visto, non capisco se è nervoso o tranquillo. Viene verso di me lentamente, non sa dove tenere le mani. Gliele guardo lentamente. Lui le tiene giù e ferme. Mi è vicino adesso. È alto, sento il calore del suo petto nelle narici. L’odore di prima. È fermo e vicino. Vicinissimo. Abbassa la testa. Sento il suo respiro come una parte di corpo che mi tocca le guance. Mi guarda negli occhi e io lo vedo un po’ fuori fuoco. Tutto davanti a me, lui è tutto qui davanti a me con tutto il suo corpo, tutto lui è qui. Non è altrove. Mi sta pensando e quasi toccando, ma non lo fa. Lo faccio io. Sollevo il braccio destro. Appoggio la mano sul suo avambraccio teso sul bracciolo. Lo attiro un poco verso di me. ci siamo sfiorati, ma l’inerzia del movimento ci ha portati di nuovo alla distanza di qualche centimetro. Il mio naso e il suo mento. I nostri occhi infilati. Socchiudo le labbra in modo che veda. Lo avvicino di nuovo. Poi mi avvicino anche io. Avvicino me stessa. Alzo il mento. sento qualcosa di molto simile al piacere di quando stavo per attaccare una figurina nel suo riquadro, sull'album. siamo addossati, un niente tra noi, un centimetro, una grandezza che non si lascia misurare, un'aria, un vetro, un muro, un tutto.

Wednesday, November 16, 2005

dispendio

io mi credevo fino a 3-4 anni fa che i bagagli viaggassero su un aereo che volava dietro a quello passeggeri.

Monday, November 14, 2005

pensultimo. ri-svegliarsi e scrivere

è tua?’, chiedo.
‘molte cose qui tendono ad essere mie, sì’.
Alla sosta per l’apertura del cancello vedo l’altra macchina dallo specchietto laterale.
‘dove mi porti.’
‘devo ancora decidere’, dice lui.
Mi godo il suo silenzio, il suo odore, la strada meravigliosa, le persone che sembrano riflessi morbidi sul vetro. Mi dimentico di tutto e respiro il nostro spazio in comune.
Si addentra con perizia in quartieri in cui non sono ancora stata, con case bianche, nuove o decadenti, con l’edera attaccata come un decoro artificiale. Esce da tutti gli isolati ed entra in altri, i suoi movimenti sono sicuri, la mano sul cambio mi fa venire i brividi. A un tratto, dice:
‘puoi guardarmi.’
Mi risveglio anche se ho dormito accanto alla sua ultima voce.
‘lo so che posso guardarti. L’ho anche fatto un paio di volte’.
‘guardami bene’.
Lo guardo, a fondo. Faccio finta che mi viene da ridere.

Wednesday, November 02, 2005

ppp

E' dunque assolutamente necessario morire, perché finché siamo vivi manchiamo di senso, e il linguaggio della nostra vita (con cui ci esprimiamo, e a cui dunque attribuiamo la massima importanza) è intraducibile: un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità. La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili da altri possibili momenti contrari o incoerenti), e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile (nell'ambito appunto di una Semiologia generale). Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci.

Pier Paolo Pasolini, Empirismo eretico.

una martire

Disegno di ignoto
In mezzo a flaconi, a stoffe laminate e mobili voluttuosi, a marmi, quadri, abiti profumati dalle pieghe sontuose,
in una camera tiepida ove, come in una serra, l'aria è rischiosa e fatale, e mazzi di fiori nelle loro bare di vetro esalano l'ultimo spiro,
un cadavere decapitato versa, simile a un fiume, sul cuscino sazio, un sangue rosso, vivo, che la tela beve come un avido prato.
Simile alle pallide visioni che suscita l'ombra e che ci avvincono gli occhi, la testa, con la massa della sua scura criniera e i suoi gioielli preziosi
riposa sul comodino da notte, come un ranuncolo: uno sguardo, vuoto e bianco come il crepuscolo sfugge dagli occhi arrovesciati.
Sul letto, il tronco nudo, senza scrupoli, rivela nel più completo abbandono il segreto splendore e la bellezza fatale che la natura gli diede;
una calza rosa, ornata d'oro, è rimasta sulla gamba, come un ricordo: la giarrettiera, come un occhio segreto che brucia, dardeggia uno sguardo di diamante.
Lo strano aspetto di questa solitudine e d'un grande, languido ritratto, dall'occhio e dall'atteggiamento provocanti, rivelano un amore tenebroso,
una gioia colpevole, delle feste bizzarre piene di baci infernali, di cui godeva lo sciame degli angeli dannati volteggianti fra le pieghe delle tende;
e tuttavia, a vedere la magrezza elegante della spalla dal contorno risentito, l'anca un po' puntuta e la vita guizzante come un rettile irritato,
come risulta giovane... La sua anima esasperata e i suoi sensi, morsi dal tedio, s'erano aperti alla muta assetata dei desideri ardenti e perduti?
E l'uomo vendicativo che, da viva, malgrado tanto amore non hai potuto saziare, sfogò sulla tua carne inerte e compiacente l'immenso suo desiderio?
Rispondi, impuro cadavere! E, sollevandoti con braccio febbrile per le trecce irrigidite, testa paurosa, dimmi, ha egli sui tuoi denti freddi impresso un ultimo addio?
- Via dal mondo schernitore, via dalla folla impura e dai magistrati curiosi, dormi in pace, strana creatura, nella tua tomba misteriosa;
il tuo sposo vaga per il mondo e la tua forma immortale gli veglia accanto, quando dorme; ti sarà fedele e costante sino alla morte, come tu lo sei a lui.
Charles Baudelaire

Monday, October 31, 2005

defragmentami - Una metafora ovviamente

la cosa strana è che io scarico senza problemi in soli 6 giorni xpress, winrarato - quando vedo 100% salto sulla sedia professional - poi lo estraggo diligentemente come su un quaderno nuovo - sento l'odore dei pastelli nuovi - e a raggelarmi l'entusiasmo ecco il dton! orrorifico dei messaggi di windows a dirmi che c'è un errore nell'archivio e quindi lo capisci da te, non se ne fa niente. quasi un giga di memoria sul disco pulito ti sei magnato brutto stronzo piratato, ed ora a mezzanotte e ventiquattro (che poi sarebbe l'1 e 24) mi vieni a dire che è un cazzo e tutt'uno averti scaricato tutto bello compresso perché c'hai un errore nell'archivio. quell'altro, illustrator, per potermi viaggiare mi ha costretto a impostare la data del pc al 2000!... non c'è niente da fa', i programmi so come gli uomini, te li devi andare a comprare in scatola e legati col filaccio de nylon che manco i miei dentini bianchi possono sfilacciare, e quando te lo sei portato a casa cominci a lavorare di forbici e senza che lui se ne accorga già te lo sei istallato, silenzioso, affidabile, SENZA SORPRESE, senza errori negli archivi e forse anche senza archivi, preciso, srotolato, funzionale. oppure, te li prendi piratati, senza nessuna certezza, zero costo se non quello della connessione e della manutenzione - praticamente il respirare e il lavarsi ogni tanto - e stare sempre pronta a trovarci il bug, l'inceppo, l'inghippo, la toppa, la corruzione, il frammisto, il promiscuo all'1 di notte, che poi sarebbero le 2, che poi sarebbe il 2005, e non più il 2000.

fetichic

Thursday, October 27, 2005

4




...
o sei tu, grande Notte, nata da Michelangelo, che torci quetamente, in una strana posa, le tue forme fatte per la bocca dei Titani.

Charles Baudelaire, L'ideale.
(x Francesco Totti)

3




...
Quel che ci vuole per questo cuore profondo come un abisso sei tu, Lady Macbeth, anima forte nel delitto, sogno eschileo schiusosi in climi iperborei;

2




...
Lascio a Gavarni, poeta di clorosi, il suo gregge mormorante di bellezze da ospedale: non posso trovare fra queste pallide rose, un fiore che assomigli al mio rosso ideale.

1




...

Non sapranno mai, queste bellezze da vignette, questi prodotti avariati, nati da un secolo cialtrone, questi piedi da stivaletti, queste dita da nacchere, soddisfare un cuore come il mio.

Sunday, October 23, 2005

destinazioni

Saturday, October 22, 2005

mica è facile

tony tony con le gambe storte che entra in soggiorno. la corda dell'accappatoio che penzola fino al pavimento, capelli straniti di sonno. tony ieri s'è visto con me nel mio studio mi ha raccontato un sacco di bugie. è colpa della madre se mi odia è colpa della moglie se ancora odia la madre. quando ride mi viene da ridere, quella faccia assurda. ha sparato al cugino tony b con una fucilata in faccia per evitare che gli amazzassero chris per vendetta. che uomo tony. quando glielo dico mi prende la gola, scherza. tony scopa di pomeriggio, ti mette un dito in bocca e dice anche sì.

Monday, October 17, 2005

«Io non riesco a capire perché vuoi lasciare questo bel paese e tornare in quel posto arido e grigio che chiami Kansas.»
«Tu non hai cervello, » rispose la bambina. «Non importa quanto grigia e squallida sia la nostra casa, noi gente di carne e ossa preferiamo abitare lì che in qualsiasi altro luogo, per bello che possa essere. Non c’è niente come la propria casa.»
Lo Spaventapasseri sospirò. «Non posso proprio capirlo,» disse.
«Se aveste la testa piena di paglia come me probabilmente abitereste tutti in posti bellissimi, e il Kansas sarebbe completamente deserto. È un fortuna per il Kansas, che abbiate il cervello.»
Baum, Il meraviglioso mago di Oz

Sunday, October 16, 2005

e se il superuomo avesse malinconia dell'uomo..

quando arianna piantata in Nasso guarda allontanarsi le vele di teseo, ella ha nostalgia di lui. ha malinconia della perdita. ma quando comincia ad avvertire il canto dell'oltreuomo, di Dioniso con le dita di musica, lei ha voglia del futuro, senso del nuovo, il sentimento che pervade arianna (l'anima del risentimento e dell'abbandono) è quello della malinconia solo finché lei si sofferma sul suo senso autobiografico (storico), e non progredisce. e se arianna, generando danze con dioniso, avesse nostalgia dell'uomo? dell'eroe, così inetto, così facile, così complicato... del suo membro che si erige ricadendo in lei invece di farle partorire caos danzanti? eh... gran bella domanda. risolta non con lo ieri, non con l'oggi, non con il domani.
"io sono il dopodomani".

Saturday, October 15, 2005

il mio cuore, messo a nudo

"Più di una volta ho tentato, al pari dei miei amici, di rinchiudermi in un sistema per potervi predicare a mio agio. Ma un sistema è una specie di dannazione che ci spinge ad una perpetua abiura; occorre sempre inventarne un altro, ed è una fatica che equivale a un castigo crudele. E sempre il mio sistema era bello, vasto, spazioso, agevole, proprio e più ancora levigato, o, se non altro, tale mi sembrava. E sempre un prodotto della vitalità universale, spontaneo e inatteso, veniva a dare una smentita alla mia scienza puerile e senescente, figlia miseranda dell’utopia. Potevo sì affannarmi a spostare o estendere il criterio del sistema, questo era sempre in ritardo sull’uomo universale, e correva senza posa dietro il bello multiforme e di colori cangianti, che si muove nelle spirali infinite della vita".
Baudelaire, Scritti sull'arte.

Tuesday, October 11, 2005

House, MD - ovvero l'irresistibile fascino del dottorino

studentessa: dr House??
house: continua...
studentessa: lei sta leggendo un libro di fumetti..
house: e tu vuoi attirare l'attenzione indossando un top scollato.. oh scusa, credevo che fossimo in un contesto di ovvietà.. io sono competitivo per natura..
le studentesse spiegano la storia della paziente.. che è nella stessa camera ma ha raccontato due storie diverse.. il bip di house suona, lui chiede quanto pesa e il colore del naso.. fa per andarsene..
studentessa: che cos'ha che non va?
house: beh, questo dovete dirmelo voi... ah sono troppo buono.. (lancia un librone sul tavolo) comincia con la c
passa un po' di tempo e house va dalla paziente con le studentesse, le parla e poi esce con le due dalla stanza.
house: sindrome di korsakov.. il cervello è danneggiato dall'alcolismo o dalla dieta insufficiente.. e data la paziente direi che è la seconda.
studentessa: ma korsakov non comincia con la c..
house: io non ho detto c.. o l'ho detto??? prendete nota: trattate tutti come se avessero la korsakov, tutti mentono..
fonte (
http://vodkafragola.altervista.org/?p=34)

Monday, October 10, 2005

pessima

c'è un piacere maggiore del parlare di me, più impastato coi miei egoismi altruistici, con le mie unghiate a lezione, ed è sentir parlare di me. leggere scrivere di me, è finora il massimo tra gli incroci possibili.

Pessima.
Cerco nei giorni della nostra immaginazione qualcosa che parli di te.
Plastica, è vero, poiché pur sfiorandoti rimani impigliata in grovigli elettrici, inesistenti. [Tutto ciò mi concede il lusso di trattarti come voglio. Tutto ciò mi concede il lusso, ancora maggiore, di farmi trattare come ti viene.]
Pessima, come il caso che t’ha lanciato sui miei passi.
Eppure, per quanto io t’osservi e senta canticchiare forte i tuoi tacchi e i tuoi cattivi umori, – fatti di Nietzsche, di libri, di acidità varie –,

Vuoi che scriva di te. Ecco si, dovrei. Anche perché è un po’ che ti penso spesso. Sei Pessima e i giorni della nostra immaginazione te lo dimostrano, credo.
Dal momento che non riesco a scrivere su richiesta, dovrai accontentarti di metafore ovvie, già sentite e che non ti piaceranno – proprio come non ti piace il jazz. Dunque: t’immagino come un quartetto in bilico tra il vecchio e il nuovo. Sei al contrabbasso, il tuo compito è quello di far reggere l’intera esecuzione della tua vita, hai un suono scuro e dolciastro – così è il tuo cuore – da assaggiare con la sola punta della lingua. Il ritmo è nervoso ma lirico, forse poetico, incapace ad andare fuori tempo – è lì che ti trovi tu, che si trova ciò che sei, e immagino sia pericoloso cercare di sfiorare certe corde, certe note. Sei anche seduta al pianoforte, uno di quelli acustici, uno di quelli tedeschi con le gambe ben tornite. Ti piacciono le note acute, un po’ strazianti, un po’ ridicole ogni tanto. Suoni con trasporto, quasi isolata dal resto del gruppo, quasi un eterno solista che cerca in tutti i modi le note perfette, perduta e senza lanterna, in volo. Si, al pianoforte suoni ciò che rimane del tuo idealismo. Ed ai fiati! – i fiati, due, un sassofono e una tromba, ovviamente – racconti la tua dissonante giornata fatta d’incomprensioni e illusioni. Incattivita, dolcissima, pessima, – appunto.

Marvin

chicolat

preferisco quello fondente. oppure quello doppio cremolato al croccante megaripieno di praline effervescenti. sogno johnny depp - willy wonka che mi spieghi in cosa consiste la cascata di cioccolato fuso e come funziona. riesce ad essere così infantilmente egoista eppure così al di là del bene e del male nella sua disperazione cristallizzata. adoro la sua ossessione per la perfezione della fantasia. supera gene wilder in questo, anche se il suo dandysmo è meno sregolato dal punto di vista del look. i capelli di wilder valevano da soli certi inquadrature. - quando torna a cercare il bambino charlie che adesso fa lo sciuscià si copre il volto con un giornale e fingendo un'altra voce dice "certo che quel wonka deve essere proprio una canaglia!"- charlie annuisce e lui sta zitto, ma quando charlie dice "ha il più buffo taglio di capelli che abbia mai visto" si toglie il giornale da davanti e dice "non è vero, è il più bello del mondo!". la scena più grandiosa della nuova versione è tutta piena dello sguardo di depp: veruca scivola dentro l'inceneritore per la sua avidità e lui per rassicurare il padre dice che l'inceneritore viene acceso solo di martedì, allora il bambino saputello dice "ma oggi è martedì!" .. lo sguardo di depp.

Friday, October 07, 2005

dice

in alcuni stati d'america la sindrome premestruale è considerata attenuante nei casi d'omicidio.

Monday, October 03, 2005

Melocranio

sono nera, sono bile rancida, sono testa piena di liquido, sono in spuma, sono molluschi di tenebra, sono spazzola di ciglia rivolte all'interno, sono acrilico e fosforo, sono muco di minatori e ali di pipistrello, sono succo di duremadri, sono velluto di aracnoide slacciata, e ci inciampo coi piedi.

Saturday, October 01, 2005

il mio uomo ideale: Alberto Angela.

Wednesday, September 28, 2005

avessi una casa anche prestata, una casa larga e piena di aria bianca, con la vasca sempre bollente e le finestre di vetro dolce, e qualcuno che mi viene a trovare la mattina mentre apro i cassetti, una casa con quanti piani le pare, aperta e segreta come un cielo, non mia e mia come l'acqua che bevo in cucina, gonfia di silenzio e di liquori rossi nelle cellule dei mattoni, abbigliata come i samurai eppure limpida e semplice, con spazi avvolti da niente dove studiare e scrivere ciò che lì potrei comprendere, quando qualcuno bussa alla porta e si fa raccontare com'è una vita fatta a stencil, ritagliata lungo i bordi e incollata su una superficie estranea, anche solo per qualche giorno.

Friday, September 23, 2005

Lo Shamano Danzante scrive:
tu sei più fallocratica o fallocritica?
plastica scrive:
fallocronica.
- secondo te cosa c'è dopo la morte?
- boh. spero solo che non sia in ordine crescente di scocciatura.

Wednesday, September 21, 2005

io, Zarathustra

Io non voglio amore. voglio di più.

Tuesday, September 20, 2005

io, anassilla

Chi vuol conoscer, donne, il mio signore,
miri un signor di vago e dolce aspetto,
giovane d'anni e vecchio d'intelletto,
imagin de la gloria e del valore:
di pelo biondo, e di vivo colore,
di persona alta e spazioso petto,
e finalmente in ogni opra perfetto,
fuor ch'un poco (oimè lassa!) empio in amore.
E chi vuol poi conoscer me, rimiri
una donna in effetti ed in sembiante
imagin de la morte e de' martiri,
un albergo di fé salda e costante,
una, che, perché pianga, arda e sospiri,
non fa pietoso il suo crudel amante
Gaspara Stampa, Rime.

Monday, September 19, 2005

"mò che fai?"
"boh, credo che mi laverò"
"ti lavi troppo... ti fa male"
"..."
"eh"
"a che"
"alla flora batterica"
"sti cazzi, io c'ho la fauna."

piano, americano.

esterno notte: 1 giorno fa:

sono andata al Caffè Greco mentre la gente premeva sotto gli ombrelli. quando sono riuscita ad arrivare era chiuso. sono stata risucchiata verso la vetrina di Gucci immaginando i suoi passi oltre il gradino di marmo bianco, la forma dell'aria spostata dalle sue spalle, quel giorno.

interno notte: 12 giorni fa:

mentre andavo via cacciata dal mio rifiuto di fare carezze silenziose e non complicate, ho toccato l'orlo della busta nera di Gucci appesa alla maniglia della porta, ultimo sguardo sulla nostra differenza.

Sunday, September 11, 2005

VIOLETTA
(molto agitata)
Ch'ei qui non mi sorprenda
Lascia che m'allontani... tu lo calma
(mal frenato il pianto)
Ai piedi suoi mi getterò divisi
Ei più non ne vorrà sarem felici
Perché tu m'ami, Alfredo, non è vero?

ALFREDO
O, quanto...Perché piangi?

VIOLETTA
Di lagrime avea d'uopo or son tranquilla
sforzandosi
Lo vedi? ti sorrido
Sarò là, tra quei fior presso a te sempre.
Amami, Alfredo, quant'io t'amo. Addio.
(corre in giardino).

Monday, September 05, 2005

fatto.

Sunday, September 04, 2005

naturalmente non so che mettermi
benvenuta a me.
forse domani mi vedo con un attore americano per fargli un blow job. sono come greta garbo, solo che io ci vado con l'autobus. per ora, sono solo me. mi concentro sul fare, perché dell'essere ne ho piene le palle.