Monday, May 11, 2009
Friday, March 27, 2009
Ogni tanto torno a vedere
Sunday, March 01, 2009
Friday, January 16, 2009
Oh Cielo, si può morir... di più non chiedo, non chiedo
Io rispetto l'elisire, ma per me ve n'ha un maggiore:
Nemorin, lasciata ogni altra, tutto mio, sol mio sarà.
Dulcamara
(Ahi! dottore, è troppo scaltra: più di te costei ne sa.)
Adina
Una tenera occhiatina, un sorriso, una carezza,
vincer può chi più si ostina, ammollir chi più ci sprezza.
Ne ho veduti tanti e tanti, presi cotti, spasimanti,
che nemmanco Nemorino non potrà da me fuggir.
La ricetta è il mio visino, in quest'occhi è l'elisir.
Dulcamara
Sì lo vedo, o bricconcella, ne sai più dell'arte mia:
questa bocca così bella è d'amor la spezieria:
hai lambicco ed hai fornello caldo più d'un Mongibello
per filtrar l'amor che vuoi, per bruciare e incenerir.
Ah! vorrei cambiar coi tuoi i miei vasi d'elisir.
(partono)
Scena settima
Nemorino
Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò...
quelle festose giovani invidiar sembrò...
Che più cercando io vo? M'ama, lo vedo.
Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir!..
Co' suoi sospir confondere per poco i miei sospir!...
Cielo, si può morir; di più non chiedo.
Eccola... Oh! qual le accresce beltà l'amor nascente!
A far l'indifferente si seguiti così finché non viene ella a spiegarsi.
Saturday, December 06, 2008
Sunday, November 09, 2008
Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.
John Keats
Tuesday, October 28, 2008
risposta che mi domanda. bellezza a me pensata.
Mo te saluto, è che vorei che tu stessi qui. Sei l'unica cosa in grado di mancarmi lo sai? di farmi mancare diciamo, tipo svenimento però vigile, le altre cose no, me mancano pe' gelosia. Me sto a commuove.
Ciao nina,
A.
Monday, October 20, 2008
20.X.08
auguri figlio di me tua figlia-gatto di me tua gatta.
Saturday, October 18, 2008
Monday, September 01, 2008
il mio demone
Conoscendo Satov, posso dire con certezza che non si sarebbe mai permesso anche solo di sognare che una donna potesse dirgli: "ti amo". Era casto e pudico fino all'assurdo, si considerava un orribile mostro, odiava il proprio viso e il proprio carattere, si sentiva uguale a quegli esseri deformi che si portano soltanto alle fiere per metterli in mostra sui baracconi. In conseguenza di tutto questo, metteva l'onestà al di sopra di tutto, ed era fanaticamente devoto alle sue convinzioni, tetro, fiero, collerico e poco loquace. Ed ecco che quell'unico essere, che per due settimane l'aveva amato (l'aveva sempre creduto, sempre!) quell'essere che egli aveva sempre considerato superiore a se stesso, malgrado la sua assoluta lucidità nei comprenderne gli errori, quell'essere, al quale egli poteva perdonare tutto, tutto (e su questo non poteva esserci nessun dubbio, anzi semmai si verificava il contrario, per cui Satov davanti a lei si sentiva colpevole di ogni cosa), quella donna, quella Mar'ja Satova, improvvisamente era di nuovo nella sua casa, di nuovo davanti a lui... era una cosa quasi incomprensibile! Era tanto scosso, e in questo avvenimento vedeva qualcosa di così terribile e insieme una così grande felicità, che non riusciva o forse non voleva tornare in sé, aveva paura di svegliarsi. Era un sogno.
Ma quando Marie con quello sguardo tormentato, lo fissò, Satov comprese d'un tratto che quell'essere tanto amato soffriva, forse era stato offeso. Guardò con attenzione i tratti del suo viso: da tempo ormai era scomparso da quel volto spossato lo splendore della prima giovinezza. Era sempre piacente, certo, e ai suoi occhi, come prima, era una bellezza. (In effetti era sui venticinque anni, di corporatura abbastanza robusta, più alta della media, più alta di Satov, con sontuosi capelli castani, un viso pallido e ovale, grandi occhi scuri, ora scintillanti di febbre.) Ma l'energia d'un tempo, frivola, semplice, ingenua, quell'energia che egli conosceva tanto bene, aveva lasciato il posto a una cupa irascibilità, al disinganno, a una specie di cinismo, al quale ella non era ancora abituata e che le pesava.
Фёдор Михайлович Достоевский
Wednesday, August 20, 2008
Non è Amore (Africa! mia unica alternativa)
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza,
d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno... Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelletto, da anni,
era la sola strada (...)
Non è Amore
(...) Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia
della Preistoria che a tutto ciò darà senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori…
L'alba meridionale
Pier Paolo Pasolini
Per Plastica
Monday, July 21, 2008
non leggere, è troppo per me
Il carattere distruttivo conosce solo una parole d'ordine: creare spazio; una sola attività: far pulizia. Il suo bisogno di aria fresca e di uno spazio libero è più forte di ogni odio.
Il carattere distruttivo è giovane e sereno. Distruggere infatti ringiovanisce, perché toglie di mezzo le tracce della nostra età; rasserena, perché ogni eliminare, per il distruttore, significa una perfetta riduzione, anzi un'estrazione della radice della propria condizione. A tale immagine apollinea del distruttore ci conduce ancora di più la considerazione di come si semplifichi infinitamente il mondo, se si appura che merita di essere distrutto. Questo è il grande vincolo che stringe armoniosamente tutto l'esistente. Questa è una visione che procura al carattere distruttivo uno spettacolo della più profonda armonia.
Il carattere distruttivo quando lavora è sempre fresco e riposato. E' la natura ha prescrivergli il tempo, almeno indirettamente: poiché egli la deve prevenire. Altrimenti intraprenderà lei stessa la distruzione.Il carattere distruttivo non ha alcun modello. Ha pochi bisogni, e nulla gli importa meno che: sapere cosa subentra al posto di ciò che è stato distrutto. In un primo momento, almeno per un attimo, lo spazio vuoto, il luogo dove stava la cosa, dove la vittima ha vissuto. Si troverà certamente qualcuno che lo usa, senza prendere possesso.
Il carattere distruttivo è un segnale. Come un disegno trigonometrico è esposto da tutti i lati al vento, egli è esposto da tutti i lati al pettegolezzo. Proteggerlo da ciò è privo di senso.
Al carattere distruttivo non importa affatto essere compreso. Sforzarsi in questa direzione lo ritiene superficiale. L'essere frainteso non lo può danneggiare. Al contrario tutto questo lo provoca, come lo provocano gli oracoli, queste distruttive istituzioni statali. Il più piccolo-borghese dei fenomeni, il pettegolezzo, ha luogo solo perchè la gente non vuole essere fraintesa.
Il carattere distruttivo si lascia fraintendere; così non incoraggia il pettegolezzo.Il carattere distruttivo è nemico dell'uomo-astuccio. L'uomo-astucccio cerca la propria comodità e di questa l'astuccio ne è la quintessenza. L'interno dell'astuccio è la traccia, rivestita di velluto, che lui ha impresso nel mondo. Il carattere distruttivo cancella perfino le tracce della distruzione.
Il carattere distruttivo sta nel fronte dei tradizionalisti. Mentre alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri tramandano le situazioni rendendole maneggevoli e liquidandole. Questi vengono chiamati i "distruttivi".
Il carattere distruttivo ha la coscienza dell'uomo storico, il cui sentimento fondamentale è un'insormontabile diffidenza nel corso delle cose, nonché la prontezza con la quale prende nota del fatto che tutto può andare storto. Perciò il carattere distruttivo è la fiducia stessa.
Il carattere distruttivo non vede niente di durevole. Ma proprio per questo vede dappertutto delle vie. Ma poichè vede dappertutto una via, deve anche dappertutto sgombrare la strada. Non sempre con cruda violenza, talvolta anche con violenza raffinata. Poiché dappertutto vede vie, egli stesso sta sempre ad un incrocio. Nessun attimo può sapere ciò che il prossimo reca con sé. L'esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine, ma per la via che vi passa attraverso.
Il carattere distruttivo non vive per il sentimento che la vita merita d'essere vissuta, ma perché non vale la pena di suicidarsi.
Walter Benjamin 1931
Sunday, June 08, 2008
ho stravisto per te
pettinata e vestita come un angelo da collezione
e non c'è sentimento ch'io non sappia desiderare
anche una luce piccola basta io so farla bastare io so farla bastare.
Alla mia volontà affamata tu parlavi gentile
voglio dirti che le parole non mi bastano più
così vengo nel nome delle carezze dimenticate
parole femmina scompagnate sul fango selciato del mondo.
E tu lo senti o no l'esatto suono delle mie ragioni
lo capisci cos'è la rinuncia al pudore
Vuol dire chiamami come vuoi ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi io sono degno del mio nome
vuol dire chiamami come vuoi ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi chiamami come vuoi.
Eccoti qui pronta e muta come un calendario
adornata e gentile eccoti qui.
Io, e quelli come me aspettiamo miracoli.
Ivano Fossati, Angelus
Thursday, May 29, 2008
D i m e n t i c a t a
Pensieri di lampi di calore
Vita di clessidra
La mia donna: vita di lontra tra i denti della tigre
La mia donna: bocca da coccarda e fascio di stelle
di ultima grandezza
Denti a impronta di topo bianco sulla terra bianca
Lingua d'ambra e vetro lucidati
La mia donna: lingua d'ostia trafitta
Lingua di bambola che apre e chiude gli occhi
Lingua di pietra incredibile
La mia donna: ciglia di aste di scrittura infantile
Sopracciglia a bordo di nido di rondine
La mia donna: tempie d'ardesia di tetto di serra
Vapore sui vetri
La mia donna: spalle di champagne
Fontana con teste di delfini sotto ghiaccio
La mia donna: polsi di fiammiferi
La mia donna: dita d'azzardo e d'asso di cuori
Dita di fieno tagliato
La mia donna: ascelle di martora e faggiola
Notte di San Giovanni
Ligustro e nido di scalari
Braccia di schiuma marina e di chiusa
Miscuglio di grano e mulino
La mia donna: gambe di missile
Movimenti d'orologeria e disperazione
La mia donna: polpacci di midollo di sambuco
La mia donna: piedi a iniziale
Piedi a mazzi di chiavi, piedi di calafati che bevono
La mia donna: collo d'orzo imperlato
La mia donna: gola di Val d'Or
Appuntamenti persino nel letto del torrente
Seni notturni
La mia donna: seni di monticelli di talpa marina
La mia donna: seni di crogiolo di rubini
Seni di spettro della rosa rugiadosa
La mia donna: ventre spiegato di ventaglio dei giorni
Ventre d'artiglio gigante
La mia donna: schiena d'uccello che fugge verticale
Schiena d'argento vivo
Schiena di luce
Nuca a sasso levigato e gesso bagnato
Caduta di bicchiere nel quale si è bevuto
La mia donna: anche di navicella
Anche a lampadario e penne di freccia
Nervature di piume di pavone bianco
Bilancia insensibile
La mia donna: natica di arenaria e amianto
La mia donna: natica a dorso di cigno
La mia donna: natica primaverile
Sesso di gladiolo
La mia donna: sesso di giacimento aurifero e di ornitorinco
La mia donna: sesso d'alga e vecchie caramelle
La mia donna: sesso di specchio
La mia donna: occhi pieni di lacrime
Occhi di panoplia violetta e ago magnetizzato
La mia donna: occhi di savana
La mia donna: occhi d'acqua da bere in prigione
La mia donna: occhi di legno sempre sotto l'ascia
Occhi dei livelli d'acqua d'aria di terra e fuoco
André Breton
Friday, May 23, 2008
Femmina (simile nel dissimile e carattere distruttivo)
Paul Valéry, Quaderni
L’arte di raccontare
Ogni mattino ci informa delle novità da tutto il globo. Eppure noi siamo poveri di storie singolari. Da cosa dipende? Dal fatto che non ci ragguinge più nessun avvenimento che non sia già imbevuto di spiegazioni. In altre parole: quasi nulla più di ciò che accade va a vantaggio della narrazione, quasi tutto invece a vantaggio dell’informazione. Una metà dell’arte del narrare consiste infatti nel mantenere libera da spiegazioni una storia mente la si racconta.
Walter Benjamin, Strada a senso unico
Non esageriamo
Alla critica delle tendenze della società attuale si obbietta automaticamente, prima ancora che sia stata interamente formulata, che le cose sono sempre andate così. L’indignazione – che viene printamente respinta – testimonierebbe solo di una scarsa penetrazione nell’invariabilità della storia, di un’irragionevolezza superbamente diagnosticata da tutti come isteria. Si rimprovera, inoltre, all’accusatore, di volersi mettere in mostra col suo attacco, di ambire al privilegio del particolare, mentre ciò che suscita il suo sdegno è triviale e noto a tutti, e non ha senso pretendere che gli altri perdano il tempo ad occuparsene. L’evidenza del male torna a vantaggio della sua apologia: poiché tutti lo sanno, nessuno ha più il diritto di dirlo, e il male, coperto dal silenzio, può continuare indisturbato. Basta che uno si mostri insoddisfatto, ed è già sospetto come riformatore del mondo. L’intesa si serve di questo trucco: attribuire all’oppositore una teoria reazionaria della decadenza, che non potebbe sostenersi – forse che, di fatto, l’orrore non si perpetua eternamente? – screditare, col suo presunto errore teorico, la concreta percezione del negativo, e calunniare come oscurantista chi si ribella contro l’oscurità. Chi si lascia sfuggire la conoscenza dell’aumento dell’orrore, non ricade soltanto nella gelida contemplazione, ma si vieta di cogliere, con la differenza specifica del nuovo rispetto al precedente, anche la vera identità del tutto, del terrore senza fine.
T. W. Adorno, Minima moralia
Articoli per ufficio
Lo studio del direttore pullula di armi. Ciò che sembra invitante comfort a chi entra, è in realtà un arsenale mascherato. Un telefono sulla scrivania squilla in continuazione. Tronca a uno la parola in bocca sul più bello e dà alla controparte il tempo di aggiustarsi la risposta. Intanto, brani della telefonata mstrano quanti affari più importanto dell’attuale vengano trattati qui. Uno lo dice a se stesso e un po’ alla volta si allontana dal proprio punto di vista. Comincia a chiedersi chi riguardi la conversazione, apprende con sbigottimento che domani il suo interlocutore parte per il Brasile e ben presto si identifica a tal punto con l’azienda che dell’emicrania di cui l’altro si lamenta al telefono prende nota come di un deplorevole intoppo (e non come di una circostanza favorevole a lui). Chiamata o no, entra la segretaria. È molto carina. E se di fronte alle sue grazie il principale è vuoi insensibile, vuoi da tempo ammiratore dichiarato, il nuovo la sogguarderà più di una volta, e lei sa come guadagnarsi l’approvazione del capo. Comincia a sentirsi stanco. E l’altro, che la lampada alle spalle, glielo legge con soddisfazione sui tratti del volto abbagliato dalla luce diretta. Anche la poltrona fa il suo effetto, vi si sta appoggiati all’indietro come dal dentista, e alla fine, per giunta, si vede nell’intera tortura nient’altro che il normale corso delle cose. Una liquidazione concluderà presto o tardi anche questo trattamento.
WB, Strada a senso unico
«Il segreto della giustizia nell'amore è il superamento del diritto, a cui l'amore allude col suo muto gesto»
Th. W. Adorno, M.m.
Tuesday, May 13, 2008
le labbra, la schiena
E tutto si avvicina
Assume nuove forme
Le api la carta dei giornali
Quando passa lei
E tutto si disegna
Disegna tutti i corpi
I sassi le bandiere colorate
Quando passa lei
E io non so perché la uccido
E poi scende la sera che accende mille fuochi
E tracce di pulviscolo lunare le circondano i capelli
Quando passa lei
E tutto si trasforma
Si attenuano i rumori
Le macchine diventano cristalli
Quando passa lei
Io non so perché
Io non so perché la uccido
Paolo Benvegnù, Q.p.l.
Saturday, April 12, 2008
dicis et non es - se sai alcuna cosa, taci.
Io (non potendo far a meno di ridere): - Non amare? Povero Satana! Vuoi forse far onore alla fama che hai di stupidità e attaccarti da solo il campanello come al gatto, dato che intendi appoggiare affari e promesse su un concetto così ambiguo come l'amore? Quello che ho preso e per cui tu pretendi che mi sia promesso, da dove è scaturito, dimmi, se non dall'amore... sia pure da quello che tu hai avvelenato col permesso di Dio? L'allenza che è fra di noi secondo le tue affermazioni è legata anch'essa all'amore, imbecille che sei.
Lui: La condizione che ponevo era chiara e onesta, determinata dal legittimo zelo dell'inferno. L'amore ti è vietato in quanto riscalda. La tua vita dev'essere fredda, perciò non devi amare alcuna creatura umana. Che credi? Un raffreddamento totale della tua vita e dei tuoi rapporti con gli uomini è nella natura delle cose, anzi è già nella natura tua, e noi non t'imponiamo alcunché di nuovo. Non è forse preordinato in te il gelo allo stesso modo della paterna emicrania, dalla quale devono scaturire i dolori della sirenetta? Freddo ti vogliamo, tanto freddo che le fiamme della produzione basteranno appena a scaldarti. In esse ti raffigurerai il gelo della tua vita...
Io: - E dalla fornace ritornerò al ghiaccio. Evidentemente voi mi preparate già l'inferno su questa terra.
Lui: - L'esistenza stravagante è la sola che basti a una mente orgogliosa. La tua superbia non vorrà certo mai scambiarla con un'esistenza tiepida. ...
Thomas Mann, Doctor Faustus
Monday, April 07, 2008
Tuesday, April 01, 2008
Sunday, March 09, 2008
A M E
stanno vicini e distanti
marito e moglie
perché non me lo hai mai detto
che ti andavo un po’ stretto
Questo sembrava il mio posto ma sotto sotto
Il tuo respiro finiva ad imbuto
e giù sorsi di vino se uscivo un minuto però non un fiato
nessuno ti veda mangiare nuda del dolce avanzato
Da quanto tempo mi guardi attraverso ed io stupido
perso negli occhi che ho scelto
E’ la tua bocca che mi manca soprattutto
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto
Avrei dovuto hai ragione leggerti in faccia
come una mela che è marcia e non si sa dove
quando avrai un dolore di cui ti vergogni
fallo sentire a parole o prendimi a pugni
Ma tu quel difetto di parlare poco
E se io avessi avuto soltanto un sospetto
però non è tardi per restare insieme
siamo più grandi vedrai andrà bene
Da quanto tempo mi guardi attraverso ed io stupido
perso negli occhi che ho scelto
E’ la tua bocca che mi manca soprattutto
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto
DI NASCOSTO mAX gAZZè
Friday, March 07, 2008
di casa all'inferno
fa le bocche storte e dalla gola caccia temporali secchi
in un minuto da pazzi s'allarga la faccia e quella bava d'amore
che aveva attecchito male esplode in pezzi
sei di casa all' inferno
dopo l'imprevisto tu fai perno e stai di schiena
a vomitare questo rivolo in apnea
una schiuma di pensieri che è in balia di mostri vicini
il demone a volte fa voragini in petto
e tu costretto su quel crepaccio sei ponte
goffo ma poveraccio se cedi al tuffo
e lì sotto c'è uno scroscio brutto che ti chiama
ad essere il rovescio di un'idea una schiuma di pensieri
che in balia di mostri vicini sei di casa all'inferno
dopo l'imprevisto tu fai perno e stai di schiena
a vomitare questo rivolo in apnea
Mostri Max Gazzè
Thursday, February 07, 2008
la figlia della steppa
Gregory Peck: cosa vuole dire quando dice cheN ah quello non è vero. Sente sempre, non riesce a dormire
GP è calamitata. Respinge, attrae, gioca col fuoco, non gioca mai…
N ...ride
GP ride?
N seriamente.
GP dice che è sospesa. Gelata. Dice che solo starti vicino le fa capire quanto ama la vita, soprattutto quando la odia. Ma io vorrei stringerla, e capire e farle capire che c’è amore, solo l’amore, al di là…
GP è un regalo della vita. Chi mi salvera da lei.
N ah ah ah ah!
GP è esposta continuamente… è in pericolo?.. c’è un proverbio russo che dice
N ..sì me lha detto: le pallottole risparmiano gli innamorati
Monday, December 03, 2007
allness
Che fuori non ci sono solo cose ed animali
Sempre intenti in se stessi, ed il cui occhio sporge
Di poco fuori dal cerchio della loro vita
Come fa un quadro dalla sua cornice;
Così in me da ogni parte, lasciavo irrompere
Sguardi, curiosità, pensieri senza tregua.
Forse nello spazio si formano occhi
E vedono. Ah, il mio viso, solo gettandosi in te
Non è esposto a sguardi estranei,
In te cresce, e oscuro all'infinito
Protetto dal tuo cuore in te si prolunga.
R.M. Rilke, A Lou Andreas Salomé
per A che dissipa i miei mostri basta che rida o non rida, capelli di seta, figlio mio di me sua figlia.
per K che c'è ancora e ci sarà sempre dentro il mio nome.
per E che mi abbraccia e mi ascolta e mi appassiona e disegna occhi nel mio vedere e nei gomiti dei miei pensieri soffia dice sorride sussurra vita.
Tuesday, November 13, 2007
tu non hai idea
CLEOPATRA - Sostienimi, Carmiana, andiamo via, io non reggo. Così non può durare, la mia natura più non lo sostiene.
ANTONIO - Regina mia dolcissima…
CLEOPATRA - No, no, ti prego, non t’avvicinare.
ANTONIO - Che c’è? Che ti succede?
CLEOPATRA - Lo so, lo so, ci son buone notizie: te lo leggo negli occhi… Che ti dice la tua donna? Che puoi tornar da lei? Va’, vacci pure! Mai t’avesse ella dato licenza di venire! E non ti dica che son io a trattenerti qui! Non ho nessun potere su di te. Sei suo, e suo rimani.
ANTONIO - Sanno gli dèi…
CLEOPATRA - Oh, mai ci fu regina più tradita! Ma io l’avevo visto, spuntare già all’inizio il tradimento!
ANTONIO - Cleopatra…
CLEOPATRA - Perché dovrei illudermi che tu sei mio e che mi sei fedele - anche se tu, coi grandi giuramenti, sai scuotere gli dèi dai loro troni - se sei stato infedele anche con Fulvia? È follia stravagante farsi sedurre da certe promesse fatte solo a parole, e già infrante al momento di giurarle!
ANTONIO - Dolcissima regina…
CLEOPATRA - No, ti prego, non cercare pretesti per andartene; ma dimmi addio e vattene. Quando mi supplicavi per restare, allora sì, era tempo di parole! Non mi parlavi allora di partire: c’era negli occhi nostri e sulle labbra l’eternità, e la beatitudine nell’arco delle ciglia; nessun brandello di noi tanto misero, che non avesse sapor celestiale. Ed è ancora così; oppure tu, che sei il più grande soldato del mondo, sei diventato pure il più bugiardo.
ANTONIO - Che dici?
CLEOPATRA - Oh, avessi io la tua statura! Vedresti se l’Egitto ha un cuore un petto!
ANTONIO - Ascoltami, regina: l’impellente esigenza del momento chiede altrove per poco i miei servizi; ma il mio cuore rimane qui con te. Pel fuoco che vivifica e feconda la fanghiglia del Nilo, io da qui parto, tuo soldato e servo, a fare guerra o pace, a tuo talento.
CLEOPATRA - Carmiana, su, tagliami questo laccio… No, no, lascialo stare…d’un tratto son malata, poi sto bene, così sa amare Antonio.
ANTONIO - Mia preziosa regina, sii comprensiva e rendi il giusto credito al suo amore, che sta onorevolmente affrontando questa prova.
CLEOPATRA - Fulvia insegna. Ti prego, voltati e piangi per lei, poi dimmi addio, e di’ che le tue lacrime eran per questa regina d’Egitto. Da bravo, recita una bella scena, facendola apparire, a tuo talento,un gesto di perfetta onoratezza…
ANTONIO - Basta, adesso! Mi fai bollire il sangue!
CLEOPATRA - Bene! Bravo! Così!… Però la scenati potrebbe riuscire ancora meglio,anche se questa non è niente male…
ANTONIO - Ah, per questa mia spada…
CLEOPATRA - E pel tuo scudo!…Sempre meglio; ma ancora non ci siamo. Ecco, Carmiana, vedi, come s’addice ad un Romano erculeo la parte del collerico. Caro, tu ed io ci siamo molto amati… E tu lo sai. Ma non è questo il punto: perché c’è un’altra cosa ch’io vorrei… Ah, maledetta mia smemorataggine! È proprio come Antonio: mi fa dimenticare tutto e tutti!
ANTONIO - Se non fosse la tua regalità a far tua suddita la vanità, direi che sei la vanità in persona.
CLEOPATRA - Fatica ingrata è trascinarsi dietro la propria vanità vicino al cuore, come succede a questa Cleopatra. Ma devi perdonarmi, mio signore, ché le mie stesse grazie mi riescono mortalmente odiose se non sono gradite agli occhi tuoi. Ora l’onore ti reclama altrove; perciò rimani sordo, non badare a questa mia sconsolata follia, e parti, e t’accompagnino gli dèi! In cima alla tua spada segga cinta di gloria la vittoria e faccia da tappeto al tuo passaggio un facile successo.
ANTONIO - Andiamo; il separarci, tra noi due è un partire ed un rimanere insieme; ché tu, restando qui, vieni con me, ed io, partendo, resto qui con te.
William Skakespeare
Wednesday, October 24, 2007
A646 - plastica in una scatola di latta
Non riesco a capire se vedo o no qualcosa là in fondo, in quel precipizio senza fondo sul quale sono sospeso e che mi attrae. Il cuore mi si stringe e sono atterrito. Guardare là è terribile. Sento che se guarderò là, scivolerò dalle ultime cinghie e perirò. Io non guardo, ma non guardare è ancora peggio, perché allora penso a quel che mi accadrà quando sarò scivolato via dall'ultima cinghia. E penso che per il terrore sto perdendo l'ultimo sostegno e lentamente scivolo sul dorso sempre più in basso. Ancora un istante e mi staccherò. E allora mi viene da pensare: non è possibile che questo sia vero. È un sogno. Svègliati. Tento di svegliarmi, ma non ci riesco. Che fare? che fare? mi domando, e guardo verso l'alto. Anche là in alto c'è un altro abisso. Io guardo in quell'abisso del cielo e mi sforzo di dimenticare l'abisso che è in basso ed effettivamente ci riesco. L'infinito in basso mi respinge e mi atterrisce. L'infinito in alto mi attrae e mi dà forza. Io sto sospeso sopra l'abisso, sulle ultime cinghie che non mi sono ancora scivolate via. So di stare sospeso, ma guardo soltanto in alto e il mio terrore sparisce. Come accade in sogno una voce dice: "Stai attento, è questo!" e io guardo sempre più lontano in alto nell'infinito e sento che mi sto calmando, ricordo tutto ciò che è accaduto, e ripenso a come è accaduto: come ho messo i piedi, come sono rimasto penzoloni, come mi sono atterrito e come mi sono salvato dal terrore guardando in alto. E mi vado chiedendo: be', e ora? non sono forse ugualmente penzoloni? E io non tanto mi guardo attorno, quanto, con tutto il mio corpo, sento il punto di appoggio sul quale mi reggo e vedo che non penzolo più e che non cado, ma mi reggo saldamente. Mi chiedo come mi reggo, mi palpo, mi guardo intorno e vedo che sotto di me, proprio a metà del mio corpo, c'è una sola cinghia e che quando guardo in alto poggio su di essa nell'equilibrio più stabile e mi accorgo che anche prima essa sola mi reggeva. Ed ecco che, come accade in sogno, questo meccanismo, per mezzo del quale mi reggo, mi appare molto naturale, comprensibile e sicuro, nonostante che in realtà tale meccanismo non abbia nessun senso. In sogno io persino mi meraviglio di non averlo capito prima. Vien fuori che vicino alla mia testa c'è un palo e la solidità di questo palo non dà adito ad alcun dubbio, nonostante che questo palo sottile non abbia
nulla su cui poggiare. E poi dal palo in modo molto ingegnoso e insieme semplice si diparte una corda e se te ne stai su questa corda con il centro del corpo e guardi in alto, non c'è nessun pericolo di cadere. Tutto questo mi era chiaro ed io ero contento e tranquillo. Ed era come se qualcuno mi dicesse: Attento, non dimenticare. E mi svegliai.
Lev Nikolaevic Tolstoj, Confessione
Thursday, October 11, 2007
"è colpa tua se sono forte"
Sunday, September 16, 2007
perché da piccola già mi piaceva miguel bosè
voglio contarti fino a 10
uno è il sole che ti illumina
due le tue gambe che comandano
siamo 3 nel tuo letto - 3
mia mora
il quarto viene dopo cinque i tuoi continenti
sei le mezze fatiche dei miei mezzi caldi
proseguo a contare ora bene bene bene bene bene
mora mia sette sono i peccati commessi
fanno 8 con me nove quelli che ti chiedo
il decimo l'ho sentito
e da parte mia avanza l'arte
quello mi dai
dammelo
dammelo bene
un poco qui e un poco a chi
quando la tua bocca mi tocca mi eccita e mi provoca
mi morde e mi distrugge
tutta è sempre poca e muoviti bene
che nessuno come te mi sa fare il caffe
agata mora e mi uccide mi uccide e mi riuccide
andiamo all'inferno metti che non sia eterno
delicatamente e bene bene
che nessuna come te mi sa fare il caffè
ma quando la tua bocca mi tocca mi eccita mi provoca
mi morde e mi distrugge
tutta è sempre poca e muoviti bene bene bene
che nessuno come te sa fare il caffè
mia mora
se questa non è felicità
che scenda dio e lo veda
e comunque non lo creda
questa è gloria
e da parte mia ci metto l'arte
quello che mi dai dammelo e dallo bene
un poco così e un poco a chi
ma quando la tua bocca mi tocca mi eccita e mi provoca mi morde e mi distrugge
che nessuno come te sa fare il caffè
agata mora e mi uccide e mi uccide e mi riuccide
andiamo all'inferno metti che non sia eterno
dolcemente ben bene che nessuno come te sa fare il caffè
bene bene bene bene bene
Wednesday, September 05, 2007
Thursday, August 02, 2007
colazione perfetta per convalescenti
la polvere di caffè
deve farsi passare addosso l'acqua bollente
una doccia di caffè
però all'insù
verso il soffitto come una felicità
prendi le spezie - un granello di cardamomo l'hai già messo nella caldaia
e la cannella
quella dele mie creme - che c'è sempre
e un pò di zenzero che devi grattuggiare - come grattuggia di pelle di ginocchio quando cascavo da piccola
e queste vanno messe - le pesi
dentro un mappamondo spaccato a metà
con 450 g di farina a scelta - a me piacciono le speciali
e 100 di zucchero - cristallo o diet
poi con la mano - mi raccomando
scava al centro una piccola buca
e facci colare un uovo
e 150 gr di burro ammorbidito con le dita che sanno di notte e limone
qualche uvetta dalla pelle abbronzata e velluto
tutta la buccia di un'arancia che riesci a fare
e impasta con velocità elettrica
rendi tutto schiumoso e liscio
fammi immaginare sulla lingua l'idea di una crema
e poi mentre mi spieghi tutto ma tacendomi qualcosa
lascia tutto a lievitare
1 ora - 1 ora e mezza facciamo
coperto con la cura che si riserva a chi potrebbe aver freddo
poi dopo riprendi tutto
il mappamondo che si è formato da solo una cupola elastica
e con forza spaccalo in 12 pezzi
con la forza dei muscoli ma anche con la delicatezza dei nervi
e mettili - fammi vedere che ce li metti
su un piano che non si cuoce
ma che scotta
e accarezza con un velo lucido d'uovo sbattuto
e anche un pò di latte
quello che hai messo nella tazza e che io non bevo
e riponi nel forno come se mi spiegassi l'attesa
però in silenzio
anzi prima spolvera con lo zucchero a velo
facendo una segno a X su ogni pezzo come se fosse l'incrocio dei nostri baci
e per mezz'ora crea un calore di tanti gradi - 180
quelli che servono a farmi sentire il profumo di un dolce che nasce
e quando tutto è pronto
accarezza col miele - anche quello delle scatoline dell'ospedale
le sfere imbrunite calde e fragranti
che hai fatto per la mia colazione a immagine dei miei seni
e fammi capire come si annusa e si mangia
una cosa che non c'era
e adesso è diventata me
Saturday, June 23, 2007
l'essenziale è visibile agli occhi
lo credevi possibile?
sai che riesco a far succedere cose straordinarie
io
quando di mezzo ci sei tu
Thursday, May 17, 2007
"uccidimi domani"
Compresi i dolori nel torace
e una puntura di capelli
si ridimensionano nel giorno in musiche e strada
in una speranza appena sommersa da neve di fibre
una rotella che conduce l'esattezza delle mie lune
o una carezza di meridiana nell’ascella del cielo
un muscolo che s’agita sotto la pelle del tempo
E protende la sua fibra verso la mia bocca agitata
Che addenta continuamente un nome
Dall’inizio e da metà e dalla fine all’indietro
E morde le lettere come cera di api
e lecca il miele dalle ceramiche
e mi ricorda Chi sono Io
"mezza addormentata"
quindi mezzo sveglia
Si può credere a un giorno nuovo da strofinarmi addosso
Alla carica di cellule gonfie di vita
Come un abbraccio visto da fuori dalla finestra
Come la foto nell’album di un usignolo
Un abbraccio evento
Spremuto dai muscoli infiniti del caso
Mosso dai nervi di un mare vivo di correnti invisibili
Forti e rapide come rasoiate al pelo dell’acqua
Gonfi destini sottomarini che mi cercano
Carne di roccia e luce sommersa
Una grazia nuova senza ricordi né sogni
E la carezza potrebbe perdonare il passato
Che agita sottopelle una narrativa di spine
Spaccare i denti del passato
Che stridono continuamente contro se stessi e noi
Liberare esplodendolo
Un fondo di sconosciuta polvere di vino sbriciolata nelle vertebre
Un bruciante alito di futuro piantato nella volontà e nel progetto
Dietro la mente e gli orari
- Ricambio d’olio e di pelle -
Un panno di ore intriso di liquido Nuovo
Invece della giornata sbranata dall’attesa di niente
- Attimi che sommati fanno questo zero al cui centro io sanguino –
Ma a volte
Una gaia sorsata di sole gelato
Ho talmente chiara la dimensione dell’aria
Che non devo pensare a respirare
Digerisco la notte che mi separa dal bacio del tempo
Come un granello di deserto
Invece di perdersi e consumarsi
Accarezza la pelle del vento
E si mette a fare musica
Della sua nostalgia d’acqua futura
Thursday, March 22, 2007
la mia vita senza me
C’era una mucca per strada, io stavo per investirla con la mia macchina perché nel sogno investire una mucca dopo un anno da qualcosa portava fortuna e fertilità, ma una macchina che proveniva in senso contrario ha proprio davanti al mio parabrezza investito la mucca, che mi ha così salvato la vita.
Friday, February 23, 2007
dormoveglio
Tuesday, February 06, 2007
Thursday, January 11, 2007
granita di sangue
Tuesday, January 09, 2007
informagica
Friday, December 08, 2006
Cosa regalarmi per Natale
n 2 calendari del 2007, di cui 1 tutto bianco;
n1 colore a scelta tra: ciliegia, porpora, viola, rosso-rosa-arancio con filo d’argento in mezzo (quest’ultimo sarebbe oltremodo gradito e ricambiato);
n1 scatola il cui contenuto è noto solo a chi me la regala, per un po’ di tempo;
Polistirolo commestibile;
Visione del dvd di lady oscar con pocorn e ciobar;
n a piacere di trucco: ombretto rosso, rossetto argento, fard viola, mascara giallo;
Neve in scatola;
n 1 cappuccino alla cannella preparato con le proprie mani;
n 1 massaggio con panna e menta dopo la sauna;
n 1 palla su cui si può rimbalzare;
il singolo originale “violentami” di Jo squillo;
n1 foglia sulle cui nervature è scritto il mio nome;
n1 ritratto di me in vestiti del 700 francese;
n 1 telefono Lg chocolate ricoperto di cioccolato vero (anche non ricoperto);
n1 abbraccio che mi dia la scossa (come quello tra Takeru e Mai uniti nella croce d’incanto);
n1 biglietto di treno per un posto in cui chi me lo regala vuole che io vada e lo pensi;
n 1 corso di giapponese per principianti;
n 1 civetta di peluche;
qualsiasi cosa che sappia di mandorla;
n 1 poesia di Verlaine che parli delle cose che sanno di mandorla;
lenzuola di lino o cotone fredde e rigide;
miele gelato;
n a piacere di bigliettini su ognuno dei quali c’è scritto un desiderio;
n a piacere di bottigliette di acque diverse con descrizione del sapore;
n inifnito di scatole con dentro odori diversi;
n 1 lucidalabbra che resiste a tutto;
tutto;
la zolla della terra o la mattonella o il listone di parquet su cui per la prima volta mi avete pensato;
la prova dell’esistenza degli angeli;
n 1 carezza con mani ruvide di lavoro;
n1 alimento iperproteico a 0 calorie;
n 1 o 2 cappelli che mi stiano bene secondo voi;
n 1 cappello che mi stia bene;
n1 ricordo di me che io non ricordo;
n 1 prodotto esfoliante ed uno idradante fatto da voi con ingredienti segreti;
n 1 matrioska con la faccia di Madonna;
n 1 portafortuna, anche non funzionante;
n 1 segreto;
n 1 candela per illuminare al buio il mio viso per chi amo;
l’impronta dei suoi baci;
n 1 bicchiere di vino rosso (preferibilmente alla mandorla);
n 1 messaggio portato da un piccione viaggiatore;
n1 battuta che mi faccia ridere di gusto;
n 1 sorriso dopo una lontananza:
n 1 cena a Parigi;
n 2 scarpe più costose che potete comperare;
n 1 foto della parte del mio corpo che preferite;
n 1 lastra di ghiaccio alla vaniglia;
n 1 clessidra che si gira da sola;
n 2 bicchieri viola;
la verità;
n 1 salvadanaio da riempire insieme;
polvere di meteorite;
n 1 block notes di carta di riso;
n 1 cosa che avete addosso;
n 1 gomma da masticare che fa palloni giganteschi;
n 1 sorpresa;
n 1 torta fatta da voi con tutte le cose che vi piacciono;
n1 cosa sussurrata;
n 1 cosa urlata;
la lettura per me della vostra poesia preferita (incluse le mie);
n1 speranza (a piacere) che per voi è una certezza;
n1 bagno nel frullato alla banana;
n 2 ali.
Friday, October 20, 2006
20 X 06
Io vi insegno l'amico e il suo cuore riboccante. Ma bisogna essere spugna, se si vuol essere amati da cuori riboccanti.
Io vi insegno l'amico, nel quale il mondo si trova compiuto, una coppa del bene - l'amico che crea, che ha sempre da donare un mondo compiuto.
E come il mondo ruotando si è dispiegato per lui ruotando tornerà ad avvolgersi in anelli per lui, in quanto divenire del bene mediante il male, divenire degli scopi dalla casualità.
Il futuro e ciò che sta in remota lontananza sia la causa del tuo oggi: nel tuo amico devi amare la causa di te.
Amici, non l'amore del prossimo vi consiglio: io vi consiglio l’amore del remoto.
F.W.N, Zarathustra
Io ho due amici che non si somigliano. Sono lontani tra loro, e lontani da me. uno ama i gatti, l’altro dice di non avere mai amato, ma a volte dice che mi ama. Come me non amano i fiori, ma uno abitava in una via col nome di fiore, l’altro mi chiama con nomi di fiori quando vuole farmi arrabbiare. Ad uno faccio continuamente regali, quasliasi cosa mi fa ridere se penso di regalarla a lui. L’altro non ne vuole, ma ne fa di suoi stranissimi. Sono due uomini, in modo diverso. Entambi hanno aperto lo sguardo alla mia seduzione: uno l’ha richiuso pago della fascinazione, senza volontà di risolverla; l’altro, sgrana gli occhi all’ideale che rappresento, anche se dice di odiare gli ideali, e a volte allunga le mani. Uno è moro, ma ha i capelli di un colore ovattato e la barba di un altro più definito. I suoi colori mi fanno ridere. Uno è biondo, per ora. Vuole sempre essere più bello di me, ma non lo sa o non lo ammette. È sempre calmo, fa finta di arrabbiarsi perché sa che a me fa piacere far arrabbiare le persone a cui tengo: sono la sua diavolina accendifuoco. Ogni sua alzata di voce è artificiale, ride subito dopo dandomi le spalle. È più contento se mi offendo, contentissimo se mi offendo sul serio. L’altro, invece, non può arrabbiarsi con me: quando discutiamo è sempre per cose che non capiamo nessuno dei due, cose che non esistono. Ma sappiamo che siamo arrabbiati, e allora non ci parliamo per qualche ora. Di solito non mi parla quando sono infelice: non lo sopporta. Quando sono felice (è questo il suo aspetto più bello) è felice. Non solo per me, ma anche per se stesso, perché io sono felice. L’altro riempie la mia speranza con la cura che si riserva ad un animaletto: io non glielo permetto, ma lui riprova. Tutto quello che mi dice è per il mio bene, ma io non lo capisco. Uno scrive meravigliosamente bene, è la persona che scrive meglio al mondo dopo di me. Non l’ho mai sentito pronunciare una volgarità, eppure dice continuamente parolacce, come me. quando usciamo lo fa ridere qualsiasi cosa che sia normale, o anormale, qualsiasi cosa. L’altro, quando io rido, è contento. Anche lui sa scrivere ma per dispetto non lo fa. Mi osserva con più profondità quando rido. è contento della mia femminilità. Quando soffro mi prende in giro, e allungherebbe le mani anche allora, se non mi volesse bene. Uno sa tutto di me: la mia storia, eprsino i miei sogni, sono il suo pane quotidiano. Sa cosa mi piace, se ne ricorda come se piacesse a lui. Conosce tutti i miei vestiti a memoria, a volte li abbina al telefono. L’altro non ama il mio stile e io non amo il suo, gli piacciono solo i miei capelli, ma solo se non li taglio.Uno ha una macchina da fumetto della marvel che non gli sta bene, e che per questo gli sta benissimo. La sua macchina ha i sedili ricoperti di un tessuto caldissimo, e questo ci fa ridere. L’altro quando telefona non dice pronto, inizia a parlare come nelle soap, e io gli attacco. Quando mi richiama non parla, e io gli dico scusa per sbrigarmi e faccio la faccia scocciata, ma lui lo capisce e attacca. È come un letto quando sono stanca, ma un letto duro, il migliore. L’altro è una passeggiata che mi fa dimenticare la stanchezza. Uno mi chiama pessima, l’altro con tutti i nomi. Entrambi sono gelosi della loro esclusività, ma entrambi sanno che benché unici non sono esclusivi: entrambi mi fanno avere voglia di conoscere altro. Si temono, si sfidano silenziosamente, si rispettano. Entrambi si chiedono come faccio ad essere amica dell’altro. Uno mi crede sempre, l’altro mai. conserva per me una sorpresa di radicalità e di pensieri alati,q ualcosa di inarrivabile e definitivo, qualcosa che lui sa ed io no: ma forse è solo perché più vecchio. Uno ha gli occhi intelligenti e veloci come le sue dita quando suona, ma anche lenti e profondi, e sempre felici di qualcosa. Da quando ha cambiato gli occhiali li nasconde con vanità: i suoi occhiali mi fanno ridere. L’altro ha gli occhi intelligenti e spaziati su cose che non si conoscono ancora: degli occhi binocolo. Uno lo conosco da non so quanto tempo: una conoscenza diluita che non si può stancare. L’altro da meno, ma è così radicato dentro una parte della mia felicità che non so toglierlo da essa. Li penso entrambi, in modo diverso, durante la giornata: uno come qualcosa di assolutamente diverso da una stampella o un appoggio, diciamo come un’ironia leggera che mi scompiglia i pensieri cattivi; l’altro come una promessa di voce futura, come una vicinanza assaporata tra le righe dei libri e nei fotogrammi dei film: lo penso senza bisogno di pensare. sono i miei remoti, che il mio futuro augura a se stesso. Auguri miei stronzi deficienti.
Wednesday, September 27, 2006
acromion
f scrive: piccola allora?
pla: che mi hai portato?
f: ma se ancora ho uno dei regali per te sulla mia scrivania, fa la muffa tra un po'
pla: mi piacciono i regali per me
f: lo so
pla: ma sicuro è un libro
f: beh, sono vari, solo il libro era scontato
pla: di prezzo
f: anche se chiamarlo libro è offensivo
nei suoi confronti
pla: anche nei nostri
f: non leggi più?
vieni anche tu a Firenze al convegno il 4?
pla: non ne so niente
è albert che lo organizza?
perchè forse ho una mail ma non lho letta bene
f: albert quelo di candy candy?
pla: sì come no l'amico di terence
f: conosco solo lui e albert mayr
pla: pesante che sei
f: quanti cuori hai rubato con la tua cultura?
pla: non capisco le tue battute io lo sai
f: solo le tue
pla: te pare poco
f: il 26 c'è ubu c'è a roma, il primo nostro
vieni?
pla: no
f: il primo spettacolo a cui abbiamo lavorato
pla: no
f: dai dì "odio i teatranti"
pla: quando amavo te
f: odiavi me
pla: esatto!
ma che so diventata prevedibile?
f: mai, sei maelstrom lo sai
pla: vado a prendermi cura delle mie gengive
f: io vado ad affrontare il senso di colpa
pla: avevi scritto che dovevi dirmi delle cose ma non è vero
f: certo che è vero
pla: trattasi sempre di tue strategie?
f: ma come sai preferisco la voce e gli occhi
io non uso strategie
pla: e dimmele queste cose
f: mi sei mancata sempre ma negli ultimi tempi di più
pla: succede così di solito
f: avevo voglia di sentirti ma pensavo chissà adesso come stanno le cose
pla: credo nesusn modo
f: solo questo
pla: però la roma sta a vince
f: ho sentito..poi passi a prenderti quelle cose? o te le spedisco pì
pla: non mi servono, davvero
f: davvero neanche a me
pla: buttale
f: mi dispiace buttarle
pla: donale
vendile
f: ma chi se le pia.. solo te guarda.. passa martedì
non ho voglia di incontrarti in un cerimoniale sociale
mi piacerebbe incontrarti prima
pla: vediamo
f: poi altre cose che mi vengono al momento, e non so trasmettertele in tempo reale
e se hai sentito R.
pla: no
il resto sopra lo capisco un pò e un pò no
f: non lo capisci?
pla: poco
f: o non lo vuoi capire?
pla: che cambia pì
f: niente ma voglio saperlo
pla: non lo so, è uguale per me
f: come stai adesso?
pla: adesso che?
f: che ti sei liberata dai perditempo e dai residui di facoltà
pla: cho altri cazzi
f: non avevo dubbi
infatti carloncito mi chiedeva
pla: che dolce che dice?
f: se eri felice, se vedevi ga, se stai sola
pla: ho fatto in tempo a tornare infelice
f: sto leggendo un libro, c'è una frase che a te non può fare effetto
ma a me si
"noi abbiamo il taglio, ma sono loro quelli feriti"
non è male, la pronuncia la protagonista
pla: hai deciso che non può farmi effetto?
f: nel senso che è detta da una donna
non può fare l'effetto che può fare verso di me
pla: mah
f: certo che può farti effetto
pla: hais critto c'è una frase che a te non può fare effetto
f: intendevo lo stesso effetto
sottintendevo
pla: cmq non mi fa un grand'effetto mo'
f: visto ?
c'è qualcuno che ti ferisce?
pla: no, la storia del taglio sai ste metafore
f: ?mbè?
pla: io tendo a dimenticare
f: lo so
pla: .. assurdo che ancora ti senti ferito da me, e leggendola hai pensato a me
f: ma infatti io ho pensato che qualcuno potrebbe ferirti
pla: sì vabbè
f: essì
sei diventata diffidente da quando frequenti le palestre..
pla: a saperlo lo diventavo prima
quando frequentavo le università ^_^
f: o che potrebbero non farcela a starti dietro
e che tu senti il dolore dei loro tagli
pla: film già visto.. preferisco marcuse
i morti restano morti
f: ooooooooohhhhhhhh
la mia piccola è cresciuta!!!!
pla: sì zitto mi è venuto pure l'acromion
f: che?
pla: l'acromion
f: ah... capisco
pla: e grosso pure
f: e ti è piaciuto?
pla: mi ricordo di sì
anche se come sai a me il sesso non è mai interessato poi davvero
f: ahahahaha
pla: ^_^
f: i feriti restano feriti........
pla: vado dai miei denti
sennò i cariati restano cariati
Wednesday, September 20, 2006
tutta me?
Date mani ardenti, date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita, quasi una moribonda cui si riscaldano i piedi,
squassata ahimè da febbri ignote, tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero! Innominabile! velato!Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi! Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi!
Eccomi distesa, mi piego, mi dibatto, tormentata
da tutte le torture eterne, colpita da te, crudelissimo cacciatore,
sconosciuto- dio...
Colpisci più in fondo!
Colpisci una volta ancora!
Trafiggi, infrangi questo cuore!
A che questa tortura con frecce spuntate?
Perchè guardi di nuovo inappagato del tormento umano,
con maligni, divini occhi lampeggianti?
Non vuoi uccidere, torturare solo, torturare?
A che-torturarmi, tu maligno dio sconosciuto?
Ti avvicini furtivo proprio in questa mezzanotte?
Che vuoi? Parla!
Mi stringi, mi opprimi, ah! Troppo vicino!
Mi ascolti respirare, il tuo orecchio spia il mio cuore,
o geloso - ma di che geloso?
Via!Via! Perchè la scala?
Vuoi salire sin dentro, nel cuore,
nei miei più segreti pensieri salire?
Svergognato!Ignoto!Ladro!
Che speri di rubare? Che speri di scoprire spiando?
Che speri di estorcere, torturatore!
Tu-dio carnefice!
Oppure devo, come il cane, dinnanzi a te rotolarmi?
Devota, rapita, fuori di me, scodinzolarti - amore?
E' inutile: trafiggi ancora!
Spina crudelissima!
Non sono un cane - solo la tua preda sono,
crudelissimo cacciatore!
La più superba tua prigioniera,
tu rapitore dietro le nubi...
Parla infine!
Tu velato dal fulmine!Ignoto!Parla!
Che vuoi predone da me?...
Come? Prezzo di riscatto?
Quanto vuoi per riscattarmi?
Chiedi molto - consiglia il mio orgoglio,
e parla poco -consiglia l'altro mio orgoglio!
Me-vuoi? me? me - tutta?...
E mi torturi, folle che sei!
Martirizzi il mio orgoglio?
Dà amore a me-chi mi riscalda ancora?
dà mani ardenti, dà bracieri per il cuore
dà a me, la più solitaria, qui ghiaccio, ah!
Sette strati di ghiaccio a bramare nemici insegnano,
persino nemici, piuttosto che te,
dà a me - te,
nemico crudelissimo
o lasciami.
E' andato!
Anzi, è fuggito.
unico dolore mio unico compagno,
il mio grande nemico, il mio sconosciuto,
A volte grido ancora
No!
Torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore s'accende per te.
Oh, torna indietro, mio dio sconosciuto, dolore mio!
felicità mia ultima!...
MA
UN LAMPO. DIONISO SI MANIFESTA CON UNA BELLEZZA SMERALDINA.
abbandonata dall'eroe, le appare in sogno il supereroe.
DIONISO:
Arianna, sei un labirinto: Teseo si è smarrito in te, non ha più un filo; a che gli giova ora il non essere stato divorato dal Minotauro? Ciò che lo divora è peggio di un Minotauro.
ARIANNA:
Tu mi aduli, ma io sono stanca della mia pietà, per me dovranno perire tutti gli eroi; questo è il mio estremo amore per Teseo: lo faccio perire.
DIONISO senza gelosia :
Ciò che io amo in te, come potrebbe amarlo un Teseo?
F.W.N.
Tuesday, September 12, 2006
Mo Cuishle, i bleed...
La boxe è qualcosa di innaturale perchè si fa sempre tutto al contrario. Quando vuoi spostarti a sinistra non fai un passo a sinistra, spingi sull'alluce destro. Per spostarti a destra usi l'alluce sinistro. Invece di allontanarti dal dolore, come farebbe qualsiasi persona sana, gli vai incontro. Tutto nella boxe funziona al contrario. Per creare un pugile devi riportarlo al grezzo, come fosse un pezzo di legno. Non basta dirgli di dimenticare tutto quello che sa, deve liberarsene completamente... dentro. Sfinirlo a punto tale che ascolterà te, solo te, soltanto la tua voce, farà quello che gli dici di fare e nient'altro. Gli fai vedere come stare in equilibrio e come farlo perdere all'avversario, come essere veloci sfruttando l'elasticità dei piedi, come piegare le ginocchia quando fai partire un diretto, come non permettere all'avversario di farti arretrare e farti passare la voglia di inseguirti, e poi ricominci da capo un’altra volta, e ancora, e ancora, e ancora, finchè non gli sembrerà di essere nato coi guantoni. Il corpo sa quello che i pugili ignorano e cioè come proteggersi: un collo può torcersi fino ad un certo punto, se si torce anche solo poco di più, il corpo dice: "ehi d'ora in poi ci penso io, visto che tu non sai quello che stai facendo. ora riposati". E' il meccanismo del knock out.
Million dollar baby
Thursday, August 31, 2006
Del sole
Ovidio, Lettere di eroine (lettera di Saffo a Feone)
Tuesday, July 18, 2006
Friday, July 14, 2006
"ogni angelo è terribile" ( R. M. Rilke)
Ma io non terrò chiusa la mia bocca, parlerò nell`angoscia del mio spirito, mi lamenterò nell`amarezza del mio cuore! Son io forse il mare oppure un mostro marino, perché tu mi metta accanto una guardia? Quando io dico: "Il mio giaciglio mi darà sollievo, il mio letto allevierà la mia sofferenza", tu allora mi spaventi con sogni e con fantasmi tu mi atterrisci. Preferirei essere soffocato, la morte piuttosto che questi miei dolori! Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo. Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni. Che è quest`uomo che tu nei fai tanto contoe a lui rivolgi la tua attenzione e lo scruti ogni mattina e ad ogni istante lo metti alla prova? Fino a quando da me non toglirai lo sguardo e non mi lascerai inghiottire la saliva? Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, o custode dell`uomo? Perché m`hai preso a bersaglio e ti son diventato di peso? Perché non cancelli il mio peccato e non dimentichi la mia iniquità? Ben presto giacerò nella polvere, mi cercherai, ma più non sarò! **
Beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha perduto la sua speranza. (...)
Non privarti di un giorno felice; non ti sfugga alcuna parte di un buon desiderio. Forse non lascerai a un altro le tue sostanze e le tue fatiche per esser divise fra gli eredi? Regala e accetta regali, distrai l'anima tua, perché negli inferi non c`è gioia da ricercare. ***
Antico Testamento * Giobbe, 14; ** Giobbe, 7. *** 14, 1; 14-17
Tuesday, July 11, 2006
circo massimo

Va' nella solitudine, fratello, col tuo amore e con il tuo creare; solo in seguito la giustizia ti seguirà zoppicando. va' con le mie lacrime nella tua solitudine, fratello. io amo colui che vuole creare al di sopra di sé... Io amo colui che non serba per sé una goccia di spirito. ..Io amo colui che getta avanti alle proprie azioni parole auree e mantiene più di quanto prometta.
Monday, June 19, 2006
plastica vs plastica
Come si fa a godere del declino del Brasile? Tifare contro il Brasile è come tifare contro il calcio. Meglio i chili di Ronaldo che la panza di Cassano. Non sono di quelli che godono del veder cadere chi un tempo volava. Meglio perdere una finale col Brasile che vincerla con gli Australiani, inglesi mancati, corpi tutti uguali e perfetti di surfisti che improvvisano una mediocre partita sulla spiaggia verso mezzogiorno, ché l’unica cosa buona che hanno prodotto gli australiani per me resta Le sorelle Mc Leod. Puoi avere paura anche se sei il campione del mondo, hai battuto squadre su squadre, hai sentito il morso dei crampi su tutti i campi più difficili del mondo, sei arrivato stremato al fischio dell’arbirtro mentre i polmoni ti si riempivano di alito di draghi e di una specie di felicità che corre… Puoi sentirti bloccato anche se sei mamae o' kaka, puoi sbagliare, inciampare sulla palla e cadere come quando eri piccolo masticando la terra, eppure ridi, e danzi in quaranta centimetri quadrati con le scarpette nuove lucide. Ti chiami Ronaldo, Ronaldinho, Robinho e un po’ di altri nomi, sei cresciuto col pallone fra i piedi, giocavi fino alle 8 di sera in cortile, poi lo portavi su casa e palleggiavi con la testa fino a che qualcuno non te lo toglieva per farti mangiare, a un certo punto sei diventato ricco, sei diventato il Brasile, ti hanno fatto ammalare, ti hanno osannato, ti adulano, ti pagano miliardi per indossare un paio di calzini. Tu ridi con lo stesso sorriso di quando avevi 8 anni, i denti storti e larghi. Un giorno non ce la fai, sei stanco, ti senti male, hai paura, non ti reggi in piedi, il tuo corpo glorioso ti abbandona, tutti ti abbandonano. Il giorno dopo sei sempre tu, torni a volare, ti diverti, mangi la terra dove passi finché qualcuno torna a baciarla. Giochi contro l’argentina e vinci, vinci contro la germania, vinci il pallone d’oro. Poi un giorno giochi contro l’australia e fatichi per 45 min, vorresti passare al nemico, arrenderti, vuoi essere un altro, più giovane, allegro, leggero, sdrammatizzato. Non ci riesci non ci riesci. Ti sembra tutto incredibilmente difficile e incastrato, la palla non rotola, il tempo è troppo veloce o troppo lento, la gente ti fischia, le telecronache sono impietose, i replay fanno rivedere la tua sconfitta da tutte le angolazioni come se fossi caduto 100 volte sulle tue escoriazioni. Oppure non sei mai stato il Brasile, ma ti sei impegnato, ti sei allenato 10 ore al giorno, i tuoi muscoli sono stati attraversati da ettolitri di acido lattico, sei bravo. Ma quel giorno non ci sei, non ti piaci, il nemico è compatto, incomprensibile. In uno scontro fai l’unica cosa che ti viene: salti, apri il gomito e spacchi lo zigomo all’avversario. Tutto è al contrario. La tua passione è diventata un istinto al massacro che fai valere contro un avversario che quando si volta ti somiglia. Fai la figura del violento, dell’antisportivo, di chi non sa che il calcio è come l’amore, ché anche se senti che stai perdendo non devi perderti. Il tuo ultimo gesto, la tua ragione si è spezzata. Poi qualcosa cambia, dai un’occhiata in tribuna e un flash ti acceca. Niente di più facile: indossi quello che sei e parti in contropiede. La bellezza ti sfiora i piedi, invece di calpestarla pieghi le ginocchia e la sollevi danzandola con l'erba. Sei felicità pura in ogni tuo grammo. Non giochi più contro di te: ti proteggi. Incarni la tua fantasia e la scarichi in rete.
Friday, June 16, 2006
compressa di felicità (su sentieri di azzurro violetto)
Theodor Wiesengrund Adorno, Minima moralia
... folle ricco d'amore, ebbro di confidenza! ma tu sei sempre stato così; sempre ti sei avvicinato con fiducia a tutte le cose paurose. Non c'è mostro che non ti sia venuta la voglia di accarezzare. Un soffio di caldo respiro, un po' di morbido vello sugli artigli: e subito eri pronto ad amare e ad attirare a te. L'amore è il pericolo per il più solo tra gli uomini, l'amore verso qualsiasi cosa, purché vivente! La mia follia e la mia modestia in amore sono davvero risibili!
Fratelli miei, forse sono crudele? Ma io dico: a ciò che sta cadendo si deve dare anche una spinta!
Ogni grande amore non vuole amore: - vuole di più.
Che c'è da meravigliarsi, se qualche pentola va in pezzi! Imparate a ridere di voi come si deve! ... Oh quante cose sono ancora possibili!
Oggi soffri ancora a causa dei molti, tu che sei uno; oggi hai ancora per intero il tuo coraggio e le tue speranze.Qui e lì non c'è nulla da migliorare né da peggiorare. Guai a questa grande città! - E io vorrei vedere la colonna di fuoco, in cui sarà incendiata! Preché tali colonne di fuoco debbono precedere il grande meriggio. Ma tutto ha il suo tempo e il suo destino. Ma a te, pazzo, do quest'insegnamento per congedo: dove non è più possibile amare bisogna - passare oltre! -
Tutti i ruscelli vorrebbero correrti dietro... esci fuori dalla tua caverna! Tutte le cose vogliono farti da medico!
Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra
Tuesday, June 13, 2006
113
Saturday, May 27, 2006
forza plastica. il senso della ferita
Le cose forti e violente corrono il rischio di perire all'improvviso, di essere spezzate e colpite dal fulmine.
Friedrich Nietzsche, frammenti postumi
Wednesday, May 24, 2006
non sono tutti uguali
- Buongiorno Signora, sono Paolo G., operatore tecnico della telecom. la chiamo per quel disservizio che ci ha segnalato più volte nei giorni scorsi..
- ah! sì, era ora
- sì. ecco vede mi hanno incaricato di eseguire dei controlli sulla linea, ma nell'accorgermi che la situazione è del tutto regolare ho notato delle anomalie piuttosto frequenti che fanno pensare ad un guasto dell'impianto...
- ah.
(?)
- senza che lei perda altro tempo,
- (m...)
può verificare l'esattezza di quello che le dico semplicemente spostando la sua postazione presso la presa centrale... immagino lei adesso sia collegata ad una presa con filtro che non è quella centrale, per cui le dà sempre il medesimo problema, non è vero?
- ehm.. sì. sì (hai capito er tecnico......)
- in questi casi la nostra azienda provvede ad inviare presso l'abitazione dell'utente un tecnico specializzato in riparazioni di questo tipo...
- ah-ah?
(mm, però... risoluto)
- ecco, ... io la chiamo per consigliarle di rivolgersi ad un normale elettricista che le opererà una normale riparazione dal costo di poche decine di euro.
- ehm...
( ma io me te sposo...)
- sì, ritengo
(ritiene!)
.. sia la soluzione migliore. in caso contrario lei potrà avvalersi della nostra assistenza,
(della tua?)
la qual cosa le verrebbe sicuramente a costare di più, col rischio che se non viene risolta in loco, per mancanza di materiale od altro, deve essere effettuata una seconda chiamata con relativi costi in termini di tempo e denaro.
- ah (ah...) .. signor? Paolo, vero?
- sì, Paolo G.
- sì. ecco, io davvero non so cosa dire. non so come ringraz...
- (sorriso) prego signora si figuri arrivederci.
- senta!
- sì?
- (e mo che je dico)... ecco... ma quindi... lei dice di chiamare un elettricista eh?
- ....... beh sì.
- ah, no, perché se ho capito bene, lei mi dice di chiamare un elettricista perché....
- ....
- perché poi mi costa di meno rispetto...
- ....
- e me lo consiglia personalmente perché....
- ....mm, sì è un consiglio che in genere diamo in questi casi...
- sì! ho capito, beh è molto gentile... ho capito tutto... lo riparerei io guardi!
- .... (sorriso)
- sì. ok...
- bene, grazie signora .. o signorina?
- sì. cioè, come vuole..
- come voglio?
- (oddio... er casino) sì, è uguale..
- ah, è uguale?
- no sì, cioè signorina
- ah ecco
- è che davvero non è facile trovare... avevo perso tutte le speranze invece.... (ma che cazzo sto a dì) altri suoi colleghi mi hanno fatto smontare il telefono, poi il compiuter, poi...
- (sorriso) immagino.
- (te amo) eh-eh... alcuni mi hanno addirittura mandata a quel paese...
- addirittura!
- sì.... (vai co la tenerezza)
- tz (sorriso)
( mo sei mio!)
- bene... allora.. speriamo di risolvere, altrimenti magari, cioè non è che se richiamo mi risponde lei....
- no, io non rispondo, io sono un operatore tecnico, mi occupo...
- è, infatti! vabè...
- ma se le serve assistenza può sempre chiamare il 187, segnalare il disservizio e vedrà che qualche mio collega le darebbe il mio stesso consiglio.
- certo. sì. siete tanti?
- come?
- no dico, va bene, grazie mille allora
(addio....)
- grazie a lei! si figuri..
(sorriso)
(sorriso)
pausa
fuori campo fuori dalla finestra:
- aò, affacciate mpò che te passo a tovaja da stenne che ce vanno l'uccelli sennò?
- sì. ... arrivederci.
- (sorriso) arrivederci.
Friday, May 19, 2006
"Odia il tuo destino... se provi rancore o tristezza... come me...."
mattia: più o meno..
cioè?
sì.
mh. allora perché adesso non si trasforma in qualcosa e ammazza quello con l'occhio in mezzo?
perché è già trasformato
... ma se è uguale.
tz, no.
che c'ha di diverso? ah, la coda!
no quella ce l'ha sempre
mica è normale è.. che c'ha di trasformato.
c'ha... la forza no? ora si evolve in super saiyan, che è sempre lui ma più arrabbiato.
ah, e è meglio?
eccerto, sconfigge il male no?
con la rabbia?
è.., solo che è una rabbia per modo di dire... vedi i capelli?
ah.
Goku: Il fatto è che io sono molto più potente di mio fratello e non ho bisogno di entrare nei corpi degli altri, li fondo direttamente su di me!"
.. per oltrepassare i suoi limiti no?
... . cioè non può fa' come i pokemon?
no, perché.. perché non è come i pokemon
in che senso
perché goku si evolve per esprimere un desiderio dopo che ha preso le sette sfere, i pokemon fino a che non li lanci non lo sai in che si possono trasformare
............... ah...e cosa è meglio. secondo te
è meglio... è meglio sapersi trasformare
Saturday, May 13, 2006
"che te devo scrive, la divina commedia col tampax?"
noo so che je devo scrive a divina commedia cor tampax???
marvin scrive:
cioè, io so commosso proprio, non so lui
c'ho pure l'emoticon der tampax
anvedi
AHAHAHHAAHHAHAAHa
stupita proprio
da ndo cazzo esce!
mo too stavo a dì
AAHhahahahaha
chiamame e famme sentì come o dici
se stocazzo
ahhahahahahaha
tho ricaricato pe i prossimi 12 anni
chi te se ncula
ma io nc'ho a ricarica
pensa che cojone
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA
e si è
è che so pigro pure nel procacciarmi benessere
popo a vera pigrizia
a quest'ora ciaprivi er franchasing de a tim
AHAHAHHAAH
me credi che non me faccio a camomilla perché cio paura che mentre a bevo me fai ride
è a fine...
too dico c'è er rischio
butto er pc
hahaahahahahahahahahahahah
me tocca annà a beve ar cesso
oddio pensa tu
me s'è rotto er piccì cho sboccato sopra
sì popo l'urtima
ma tu hai digeriti i carciofi? sì,
zitto va
che te rimangono in gola tipo ologramma
ma che c'era dentro, er dio dell'aglio.. che te torna su
sì, che o respingi co quer briciolo de dignità che te rimane
Tuesday, May 09, 2006
è successo
... E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.
Franz Kafka, Lettere a Milena
Friday, May 05, 2006
il mio rapporto con gli uomini
- pronto sono mario1 posso esserle utile?
- sì, salve senta ho problemi con la connessione adsl.
- lei è cliente alice?
- ... sì.
- diceva ha problemi con la connessione?
- sì, cade in continuaz...
- di che genere?
- sì. cade in continuazione, poi.. le spiego: quando effettuo una chiamata con il telefono, la connessione funziona, cioè la freccetta del modem è verde, però nel telefono si sente un rumore di sottofondo, come se tentasse di connettersi... appena attacco il telefono la connessione comincia a cadere, e la frecetta...
- la freccetta di che colore è signora?
- ... rossa.
- attenda prego.
musica brasiliana.
dopo 2 minuti:
- signora?
- sì.
- gentilmente, può controllare il terminale, com'è adesso la freccetta di internet?
- ...verde.
- ah, verde. attenda un secondo....
musica brasiliana
- signora? come ha detto che è la freccetta adesso?
- verde. infatti stiamo parlando. ma se attacco...
- attenda.
cade la linea.
29 aprile, 14 minuti di attesa dopo
- pronto sono mario2 come posso esserle utile?
- sì salve, ho chiamato poco fa, ho dei problemi con la connessione.
- sì, gentilmente, da dove chiama?
- roma.
- sì guardi ci hanno segnalato un disservizio su roma oggi, al massimo in qualche ora risolviamo il problema.
- ah menomale, grazie!
- prego si figuri.
2 maggio.
- pronto sono mario3 come posso esserle utile?
- salve, senta, io ho problemi con la connessione adsl. praticamente quando parlo al telefono o sollevo solo la cornetta mi funziona la connessione, quando attacco non funziona più.
- è la prima connessione?
- no. no no. sono un pò di giorni che ho questo problema.
- capisco. ha provato a staccare e riattaccare il cavo del modem?
- mh.. sì. sì. ma non credo sia un problema di mod..
- no, le spiego, è che a volte si creano dei dislivelli elettrici.
- ah. ?
- da quanto ha questo problema signora?
- qualche giorno... ma c'è come un problema tra le due linee...
- attenda solo un secondo.
musica brasiliana.
- senta, gentilmente, un recapito telefonico diverso da questo da cui ci sta chiamando?
- non ne ho.
- non ha cellulari?
- eh, no.
- mh.
- mh.
- che poi io potrei vederlo sa.. gli schedari della telecom sono uniti a quelli del mobile, utilizziamo lo stesso database...
- vabbè senta non ci stiamo occupando di questo adesso, per favore cerchiamo di risolvere questo problema.
- era solo per avvisarla nel caso riuscissimo a risolvere il suo problema.
- nel caso riusciste a risolverlo me ne accorgerei da sola. e non è un MIO pro..
- come vuole.
- esatto.
- attenda.
musica brasiliana.
DOPO 2 MINUTI:
- signora?
- sì.
- guardi abbiamo segnalato il disservizio, al massimo in 48 - 72 ore le risolviamo il problema.
- vede il fatto è che io le sto pagando queste "48-72 ore".
- non si preoccupi, grazie mille arrivederci.
- come non si preocc.
cade la linea.
2 maggio, 15 minuti dopo (di attesa di musica brasiliana)
- pronto sono mario4 come posso esserle utile?
- sì, salve. guardi, io ho problemi con la connessione.
- di che genere?
- senta. non funziona. dovreste dirmelo voi di che genere sono.
- attenda.
musica brasiliana.
dopo 3 minuti
- signora? è ancora lì?
- sì purtroppo.
- bene, senta lei dovrebbe gentilmente posizionarsi davanti al suo computer e dirmi se alcuni parametri che le do corrispondono a quelli della sua connessione.
- sono già posizionata. ma senta il fatto è questo, ha sempre funzionato tutto, ora o mi funziona il telefono, o il modem.
- forse ha dei filtri bruciati.
- ah, ci avevo pensato, ma li ho sostituiti, e niente, ne ho eliminato uno niente.
- ha provato ad eliminarli entrambi?
- se li elimino entrambi non ho più il telefono.
- ah. no, le spiego, era solo per fare una prova.
- sì ma è una prova che non serve a niente, non possono essere entrambi bruciati, e se lo sono sostituitemeli...
- no. li deve ricomprare.
- sì, capisco, ma se lo fossero entrambi non dovrebbe funzionare mai no? invece quando uso il telefono funziona.
- no, non vuol dire. magari sono bruciati ma qualche volta funzionano.
- ...
- cmq signora per i guasti telefonici dovrebbe fare il 3 dopo...
- no, è un guasto di connessione.. scusi eh.
- attenda gentilemente.
4 maggio, dopo aver cambiato entrambi i filtri.
- pronto sono mario5 posso esserle utile?
- LO SENTE QUESTO RUMORE?
- sì. cos'è?
- ah non lo so me lo dica lei.
- ...
- senta, è una settimana che pago un servizio che non mi state erogando, mandatemi un tecnico.
- ma un tecnico di telefonia o un tecnico di adsl?
- ma che ne so io! a me non mi funziona alice, oppure mi funziona alice e non mi funziona il telefono.
- eh vede se non le funziona il telefono le devo mandare un tecnico del telefono.
- sì ma... diamine.. è chiaro che è l'interazione tra le due cose che ha dei problemi! o no? mandatemi chi vi pare, che ne so io..
- attenda.
Thursday, April 27, 2006
destini (non) incrociati
driin! (o meglio claire de lune, claude debussy)
- pronto?
- oh?
- andrè, è
- oh allora a che ora domani?
- facciamo alle 12, 10 davanti all'entrata de villa borghese?
... calcola finisco prima...
- sì, tanto sto col motorino...
- sì che devo vedè una...
- allora là alle 12, 10, pranziamo insieme e poi passiamo da alberto?
- no mi devo sbrigare, t'aspetto lì e poi andiamo da alberto.
- ok.
-ok cià.
- cià.
mercoledì 26 aprile, ore 12,22
Valle Giulia, facoltà di architettura
driin! (claire de lune)
- aò, ma do stai?
- io? te ndo stai?
- ....
- ....
- andrè oddio... sto a (risate)
- eh???
- sto a valle giulia! me so sbajata!!
- eh??....
- seeee !!
- che è??? ma perché do..
- STO A VALLE GIULIA!! me so sbagliata!
- bona, placate...
- eh o so, scusa... stavo a chiacchierà e non me so..
- no, bona, ferma!
- eh!
- pure io sto a valle giulia!
- eh???
- eh! pure io me so sbajato!!
- !!!!!!!!!!!!!!
-!!!!!
risate
- ma che davero? noo!!! ma che stonati..
- non ho parole! du' rincoglioniti totali ...
- eccote, ti ho visto!
- eccote!
click.
risate, date di gomito
- non ci posso credere..
- senti ma mò come ce torniamo là?
- ah boh, a me m'hanno accompagnato
- è pure a me, francesca col motorino!
- cioè dovemo pia tipo 6 tram o andà a piedi
- è... in tutti i casi non famo più in tempo
- e no. vabbè passiamoci un attimo gli lascio ste cose e andiamo.
- ...
- ...
- c'hai fame?
- te dirò... però no, dai, alberto me fa fa la fine de otto er passerotto se non gli porto...
- no infatti namo. piamo sto taxi?
da alberto:
- ciao laurè! c'è alberto?
- o ciao! no, deve rientrare a minuti
- ah menomale, abbiamo tardato, non puoi capì che casino... io sto pure de corsa... ma sta a pranzo?
- no, ha fatto un'intervista alla radio e poi lezione a architettura, ma da valle giulia quanto ce mette? dieci minuti...
- ...............................
- ..............................
- ..............................
- 13.
- se. d'orologio.
Sunday, April 23, 2006
Non fatemi aver sete con questo Nettare alle Labbra, Né mendicare, con Domini in Tasca
Il lasciar andare
Una Presenza - per un'Aspettativa -
Non di adesso -
Lo sfuggire degli Occhi -
Proprio al Levar del Sole -
Affinché il Giorno -
Il Suo Insigne Progenitore -
Non oltrepassi
La Rinuncia - è la Scelta
Contro se stessa -
Se stessa a giustificazione
Di sé -
Quando una più ampia funzione -
Fa che appaia -
Più piccola - quella Visione Coperta - Qui
Emily Dickinson
"Non aspettarti niente" É quello che ho scritto alla ragazza
Che mi era apparsa nel letto Bellissima, sfrontata, nuda e bugiarda
Ma di una bellezza senza sentimento Di una bellezza così rara
Ti porterò un regalo al mio ritorno Un cucchiaio, un bottone, un vestito Forse niente
Con quei fianchi perfetti Inganneresti tutte le leggi di questo mondo
Per questo avrai baci per regalo ogni Natale E vino allungato con l'acqua delle rose
Ti daranno amore, amore, amore, amore E non filo spinato
Per questo avrai baci per regalo di Natale E vino allungato con l'acqua delle rose
Ti daranno amore, amore, amore, amore Mica filo spinato
Le ho scritto: "credi a me che ho mille posti dove sono stato"
Ciao, ciao baci e saluti Alla ragazza Baci e saluti
Ho mille posti ancora dove andare Come i pesci qualunque
Se passa l'ombra dell'amore Posso nascondermi aspettando che ritorni
Ivano Fossati, Baci e saluti
Wednesday, April 19, 2006
Come Cubi in una Goccia
Francesco De Gregori, Spalle larghe
Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo, e con la natura, dev’essere una manifestazione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844
Monday, April 17, 2006
luna squartata
La notte aspetto un sonno accanito
Mi rigiro in desideri scomodi
Penso ai colori polari di stanze inscatolate
Avverto le mie unghie con precisione da gatto
Resto alzata fino alle 3 perpendicolari
Pronuncio il tuo nome dentro i libri
Mentre ne annuso l’inchiostro e l’età
Ridefinisco in modalità scarlatta le fantasie del giorno
Specie una che riguarda il tuo sigaro
E quello sguardo calmo profondo
Immobile
Come devono stare le mie mani sul bordo della tua volontà
Tu passi dietro tra me e la finestra che ci chiude al mondo
che non sa il gioco
l’arbitrio che avresti
a denudare e inumidire
E lasciare scoperto all’aria
Il punto più rosa condensato di pelle
Esposto alla tua voce abbassata
Come la carne fresca di una preda
Alle fauci di chi passa Al sole All’attesa
Oppure l’altra
Clemente
Di una stanza pomeridiana mediterranea
Da colmare di fiato nostro
E di sonno interrotto
Dallo svolazzare del pizzo bianco
E da morsi del tuo desiderio che usa la mia vicinanza
Io la notte non sogno
Neanche l’illecito
Perché quello è il rovescio del giorno e dei sacchetti
L’ammissibile come sogno d'inchiostro
Io la notte ti abito
E mi lascio abitare da te
La notte ti stringo fra le mie cosce senza riguardo
La notte ti salvo
Anche da me
E ti sento
Attimo per attimo
Sento le tue pupille rovistarmi dentro
Con rapida violenza
E con infinita dolcezza
Ti porto in posti incantati
Pieni di pioggia scalata su laghi rossi
Davanti ai quali farti dormire un sonno esatto
Oppure in stanze incastrate profumate di lanterna
In cui giocarti una passione cinese
E ustionarmi al tuo fuoco
Che si spegne dentro di me
Come un fiammifero immerso nella lava
E poi mi lascio cadere nel tuo silenzio
E sento le tue braccia forti
Tessere il destino del mio corpo
Sulle mie labbra cromate dei tuoi sussurri
E mi vesto di stelle
Che ti faccio mangiare una per una
direttamente dalla mia pelle a presa rapida
La notte te la regalo
Perché di notte mi sono accorta che mi piacevi
Perchè è di notte che ho capito che ogni distanza
È l’assaggio di una vita senza noi
Che la notte dilata
Noi riusciamo a sprecare una notte dopo l’altra
Noi potremmo contenere nelle braccia per sempre
Un notturno stonato mancarci
Friday, April 14, 2006
no, grazie, il caffè mi rende nervoso
- 11 euro. (altrove) insomma te stavo a dì....
- ..
- .. un caffè e una spremuta?
- ar tavolo? sese, ma nfatti....
- no... al banco. va bene al banco pla'?
- ah. 7 euro.
- un caffè e una spremuta?!
- e ho capito!
- bè, 7 euro??
- ci deve essere un errore.
- scusi, non ha preso anche quelle?
- no, queste sono mie.
- le gomme sono sue.
- allora 4 euro.
- ... scusi ma le gomme costano 3 euro?
- e a lei che je importa?
- a me sì, scusi, 3 euro?
- ha preso solo quelle?
- sì!
- ah, ... .... (frugando nella cassa) nono, ma che c'entra, quello è er minimo... scusi quanto m'ha dato?
- guardi scusi faccio tutto io, mi dica quant'è.
- decideteve. 12 euro.
- ma aveva detto 11. !!!!
- eh... ormai ho fatto lo scontrino.
- e stica'..!!
- Sì NO guardi, zitta tu...
- oh, ma questa qua me sta veramente a rompe i c[]#@[#]**°§!!
- no forse la signora ha fatto un pò di confusione.
- no la signora ce sta a provà @#@[}@#à i prezzi a scalare °ò][##@#][
- IO??? ma se state a fa ncasino! voo detto 3 ore fa che erano 11 euro!
- ma come potevano 3 ore fa esse 11 euro se mò ç°é§##@[]#
- ok, ecco. andiamo.
- incredibile!
- mah.
- c'avrà preso pe stranieri...
-sì a te sicuro per francese, o inglese dell'hampshire..
- vabbè ma scusa! a te t'ha preso pe scemo! vabbè che sei signore e che sei ricco e mo voi fa lo splendido, ma col cavolo che je li davo io 11 euri pe na spremuta e ncaffè!
- guarda che erano i tuoi.
- .
- scherzo.
- cmq la gente non ce sta co la testa....
- quella non ce stava manco col resto...
- che dovemo fa i bollettini pe venì a sto bar...
- sì, manco al ritz, cioè nella hall del ritz....
- ahahahahha
- ahahahahaha
- pe me eri gentile perché te piaceva
- sì ciaveva nso che
- sì sì, poi ladra capito... te dà quel non so che
- semmai me leva
- ma quant'anni ciaveva
- e che ne so mica j'ho fatto er carbonio 14
- ahahahhaha
- ahahaha
- oh cmq troppo so stata educata, e menomale che non me so presa il caf.....
- ....
- OH!
- noo ....
- MA ER CAFFè E A SPREMUTA????
- nooo......
- tz!
desolazione nell'aria
- .............................
- .............................
- ... ma annamo affanculo va.
Wednesday, March 29, 2006
"nessuno può mettere baby in un angolo"
Saturday, March 18, 2006
Friday, March 17, 2006
error1076hpq808cc
Monday, March 13, 2006
rido
marge simpson
"io mi alzo e se ne vado!"
krusty il clown
Friday, March 03, 2006
regali
drin!....drin! drin!... drin!
-Pronto?
silenzio
-...Pronto?
rumore
-...
-Buongiorno signora Xxxx, lei è la consorte del sign. Xxxx?
-chi è lei.
-sono alessandra, chiamo per conto della (rumore) hgjdfhgdjfg tel company. volevo parlarle della nostra off..
-no grazie non mi interessa arrivederci.
click.
drin!...
-Pronto?
- sì scusi signora, prima è cascata la linea.. sono alessandra della..
-ancora?? non è cascata la linea, ho attaccato
-ah e perché signora?
-prego?
-come le dicevo, lei dovrebbe darmi solo qualche minuto del suo tempo in modo che io le possa leggere un questionario con delle domande rispetto alle quali lei esprimerà il suo consenso con un valore da 0 a 5, dopodiché avremo modo di parlare della nostra offerta e di...
-non avremo modo. non ho intenzione di rispondere a nessun questionario.
-mi scusi, gentilmente, il motivo signora?
-non credo di dovertelo dire, "alessandra".
-no, le spiego... è che noi abbiamo in mancanza della risposta del cliente al questionario una tabella in cui posizionare la scelta dell'utente di non rispondere, cioè: ha da fare, è impegnato col lavoro, non desidera cambiare contratto telefonico... lei mi dovrebbe gentilmente dir..
-mi stavo facendo una lavanda intima.
-... come scusi?
-scrivi così.
-no senta, io sto lavorando... mi dispia..
-mentre tu lavori io non posso farmi una lavanda? senti, davvero, ciao.
-vedo che lei ha un contratto telec.. ..noi ai clienti telecom offriamo in più la possibilità di mantenere i servizi telecom come il chi è, la segreteria telefonica, però a una tariffa mino..
-in più oltre a che?
-..re... come?
-hai detto "offriamo in più". "di più" oltre a cosa?
-NO, ho detto... (rumore) oltre alla possibilità di mantenere il numero telecom, noi offr..
-hai saltato una riga.
-..con la possibilità per chi si connette molto ad internet come lei di avere tariffe agevolate nelle ore notturne e durante le 24 ore..
-ok, buona giornata.
-ma io DEVO chiederle il motivo per cui non vuole cambiare contratto! devo scrivere qualc..
-anche contro la mia volontà? rifletti.
-SENTA! io sto lavorando!
-guarda che m'hai chiamato tu.
-è il mio lavoro!
-peggio per te. lavori part time?
-... non credo che sono fatti suoi.
-siano.
-.. non sono... come si perme'... (rumore)
-potevi studiare. a quest'ora saresti ingegnere, medico.. dentista
-io?
- vabbè ragioniere.. e non staresti a rompere le scatole alla gente di mattina
-come si permette?
-ancora. ammazza tu sai tutto di me, come mi chiamo, che contratto telefonico c'ho, che mi connetto a internet di notte e adesso sai pure che mi sto facendo una lavanda intima. sai più cose tu di me che il mio ex.
-poteva lasciarsi fare quelle domande.. avremmo finito a quest'o..
-avrei potuto sì.
-lei... lei... lei è una maleducata!
-già.. per questo è altamente sconsigliato molestarmi telefonicamente, specie alle 9 di mattina.
- è la prima volta che mi capita, davvero...
-cambia lavoro, "alessà"..
-io faccio 20 contratti al giorno.. ha capito?
-sì no infatti, hai ragione, tu sei bravissima, solo che hai sbagliato numero.
- io ho fatto 06..
-sì vabbè. ci salutiamo?
-stronza!
-buona giornata anche a te.
click.
-ma chi era?
-alessandra.
-alessadra chi?
-ma nie', una a cui ho appena salvato la vita.
Saturday, February 25, 2006
piano.
sotto i nostri passi si spalancò l'abisso
un silenzio di latte di gelo d'ossa
ci avvolgeva in un alone
tu sei la trasfigurata
il mio destino ti ha spaccato i denti
il tuo cuore è un singhiozzo
le tue unghie hanno incontrato il vuoto
tu parli come si ride
i venti sollevano i tuoi capelli
l'angoscia che stringe il cuore
precipita la tua insolenza
le tue mani dietro la mia testa
non afferrano che la morte
i tuoi baci ridenti non si aprono
che alla mia povertà d'inferno
sotto il baldacchino sordido dove pendono i pipistrelli
la tua stupenda nudità
non è che menzogna senza lacrime
il mio grido t'invoca nel deserto
dove tu non vuoi venire
il mio grido t'invoca nel deserto
dove i tuoi sogni si compiranno
la tua bocca incollata alla mia bocca
e la tua lingua nei miei denti
l'immensa morte ti accoglierà
l'immensa notte cadrà
allora avrò fatto il vuoto
nella tua testa abbandonata
la tua assenza sarà nuda
come una gamba senza calze
aspettando il disastro
quando la luce si spegnerà
sarò dolce nel tuo cuore
come il freddo della morte.
georges bataille
Thursday, February 23, 2006
l'amore comunque, cardiologia
Che tu ne faccia meraviglia o spettacolo banale lacrime a rendere o scherzo di carnevale neve di ferragosto, macchina per sognare musica per i tuoi occhi o parole da conservare… O come un ladro da quattro soldi lo butti giù per le scale perché nel buio non l'avevi visto ma lo sentivi respirare, e ti teneva sveglia per ore…. Perché nel buio non lo volevi, ma ti teneva sveglia per ore… Regina del tempo della sabbia e del vetro della fine di tutti i numeri e dell'inizio dell'alfabeto, dimmelo adesso, dimmelo ora dove posso lasciare il vestito come posso asciugare la pioggia che bagna il tappeto. E guarda l'amore che non ha commenti da fare. L'amore comunque che non ha paura del mare da attraversare… Che si trasforma in colore per la notte che resta, e il viola diventa rosa e illumina la tua finestra, come una medicina o un dolore da rinnovare o un desiderio spietato che non puoi rifiutare, ed è così che ti lasci guardare è così che ti piace, così che ti fai immaginare… Regina del tempo della sabbia e del vetro della fine di tutti i numeri e dell'inizio dell'alfabeto, dimmelo adesso, dimmelo ora, dove posso lasciare il vestito, come posso asciugare la pioggia che bagna il tappeto.
Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare A sbattersi nel buio e a farsi vedere A sanguinare di nascosto e a pagare da bere A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato E dice sempre con disinvoltura Senza paura dice: “mai”, senza paura mai. Che si veste di bianco per scandalizzare E compra rose a dozzine E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene Che si gioca per vincere e chi vince è perduto Con una chiave ed un numero in mano Tutta la notte aspettare un saluto E a pensare: “ti amo” Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata E macina la sabbia dentro i mulini a vento E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo E poi l’amore indecente, che si lascia guardare L’amore prepotente che si deve fare E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente Chè dell’amore non si butta niente
Francesco De Gregori
Wednesday, February 22, 2006
dell'ottico e altre sconcezze
ah sipoite devo di na cosa troppo intima tipoil culo
pla scrive:
io me metto a sede e l'ultima cosa che vedo è la patta dei suoi pantaloni no'
ahahahhahahahahahahahahahahahahahahaha
hhaahhahahahahahahahaaahahahaahahahah
poi vedo dentro ar buco
niioooo
c'era un faro co na luce
ahhahahahaha
ah sipoite devo di na cosa troppo intima tipoil culo
er bucio
ahahahahha me sto a piscià sotto
non riesco a andà avanti
dai su
resisti e parla!
insomma poi me misura
stacco er mento da quel coso
e la prima cosa che vedo è una sensibile modifica della situazione precedente
ahahahahahahah
ar cazzo?
no a stocazzo!
ahahahahahahahhahahahahahaaahahahahah che tajooo!
ahahahhahaa
insomma questo un cazzone dritto un rotolo tipo sotto la stoffa
tipo obiettivo fotografico
ma era fico?
insomma..
mm
me piaceva come me trattava
?
tipo predilezione
sta cosa der culo?
però mi piace com'è interiormente ma davvero.
ahahahahahahhahahahahahahahhaha
eh insomma
siccome me piace no? non so però se devo usà qualcosa onde evitare de rompeme
e te me sa che lo poi sapè
ahahhahaha
ahahahahahah
ma co xx?
no, co sto cazzo!
ahahahahahha
magari è mejo
senti
ma perché non l'avete mai fatto?
si però me fa male per dio
e allora n'è bono
cioè che non te paga la cena se po pure passà sopra ma che non te sa inculà no
no, ce l'ha grosso.
se vabbè subito a trovaje la cosa bella
ma de cheee
me se incula a palla
quando ti sta sopra fatti accarezzare co na mano davanti
massì lo fa
allora che cazzo voi?
ce l'hai spanato ce l'hai
ma che spanato!
ahaahahaahahahaah
se è usa un lubrificante
poi nn deve entrà quando è in superezione galattica
sennò te apre come na cozza
ma ce voleva così tanto a risponne?
è?
gia uno magari è imbarazzato!
ma che sei matta
ahahahahhahaha come na cozza davero ahahhahahaha
cazzo de male ancora me fa male
a risponde 'semmai usa un lubrificante?'
pensavo ce arrivassi da sola è
ma si me devi dila marca però
so usciti mò pure della durex,, ma poi che cazzo ne so mica lavoro alla akuel
eh
li vendono in farma
per il culo?
non je devi manco dì me serve pe piallo ar culo
je dici la marca capito
ma cioè io devo anda dal farmacista vecchio mio a dije che me serve per culo?
ahahahahhahaha
me sto a sentì male
no perchè l'ultima volta me so vergognata
eh mo te faccio collassà
cioè l'alternativa è dije me serve la vasellina
jò detto che me serviva la vasella
sennàò vai
m'ha chiesto uso interno?
io no,
PE I MASSAGGI..
per il tatuaggio
ahahahahhahhahah
ma perché pure la differenza tra uso interno e suo esterno
secondo me voleva sapè se te serviva pe fa a incularella
sisi
eh infatti hahahahahah
sennò la prox portaje un videoregistratore co la cassetta de ultimo tango a parigi
je la fai vedè
je dici
ar supermercato er buro era finito
ma ar farmacista?
è
er buro!
hahahahahahaah
buro! eccerto!!!! hahahahahhahahaa
rido a alta voce
Tuesday, February 21, 2006
difficile musica
Ora, ripensa alle mie mani e falle più morbide di quando le accarezzi, e le unghie più argentine e dure: immagina che le mie mani siano bucato da stendere, e tu il solvente per renderle bianche e il secchio in cui lasciarle abbeverare di liquida detergenza selettiva e le mani che le strizzano consegnandole a una nuova appartenenza fisica e a una nuova categoria di massa e il filo a cui vengono appese, penzolanti e pazienti, e il cortile in cui sono piantati i paletti che perpendicolano il filo e il sole che le asciuga e qualcuno che le raccoglie e un uomo che le indossa, e che le sporca d’uso e di vita, e ne accompagna la caduta distrattamente nel cestino della biancheria con un vago senso di soddisfazione da usa e getta eppure pieno della consapevolezza che tornerà a lavarle, e ad indossarle e a impregnarle di sé. Ecco, anche stanotte sono quel bucato di mani che batte sulla tastiera estirpando segni e segnali, indurendo polpastrelli di senso, fino a che non vi sarà più sangue da cavare, più buchi da allargare con dita, più ragni da stanare. Anche stanotte mi combatte dentro il ricordo con la voglia, il retrogusto d’oggi con la speranza immaginosa di un refresh-domani, in cui avrò una nuova doccia addosso da farti supporre e ancora capelli nonostante il fuoco sterminatore appiccato contro i coloni.
Questo ho detto non sentita, questo ti piace. Mi hai creata così senza sapere che in qualche lì esistevo già, mi hai fatto a forma ferrosa delle tue parole, e adesso quelle parole si agitano in me come proiettili che mi frugano prima di decidere se orgasmarmi o finirmi, e poi alla fine scarnano dal torace e si dirigono all’indietro nella tua direzione – angeli che bucano la membrana dell’infra per formare (azzardare) l’allegoria di Noi. Mi piace essere come ti piace: queste righe non sarebbero mai nate, così di getto così di rigetto, in nessuna notte del mondo, se non avessi fatto di me una carta che può riconoscere un solo inchiostro, e che mostra solo le scritte che subiscono la carezza, e l’affronto, di una candela accesa che che da sotto le sostiene come una colonna di incendio in scala, come se fossero davvero troppo pesanti, troppo d’atlante, così piene di una geografia sconosciuta a tutti, persino a me: quella di me in volo radente sull’interno, ripresa da un occhio di 8 millimicron che sfrutta la gravità del sangue con vocazione di salmone, con i nervi-ossei pieni della contrazione virale dell’umidità sottocoperta, simile a un clandestino sulla camera-car piastrinica, nel frattale cavernoso e aghiforme in cui precipita la volontà analitica, passionabile e tensioattiva che fa dei miei organi uno strumento vibrante, tellurico, che conserva la memoria digitale di una sola mano in chiave di Sol, sottoposto al tocco di un’unica legge.
Wednesday, February 15, 2006
un normale secchio fa le scarpe a qualsiasi pluviometro davis
Facevo ricerche su tutt'altro, metti qualcosa come la genetizzazione del substrato biologico nella contemporaneità, e ho trovato questo. mi chiedo perché mi ostini ancora a pensare che esista qualcosa come la selezione naturale. c'è gente che si occupa di queste cose, eppure non si estingue, anzi si assicura una prole in grado di continuare a fare domande del genere o, peggio, a rispondervi:
"un buon secchio è normalmente un pluviometro di grande precisione tieni conto che la precisione è data dal diametro del raccoglitore, perciò un normale secchio fa le scarpe a qualsiasi pluviometro davis o simili in quanto a precisione, con l'ovvio problema della registrazione dei dati. Ovviamente devi procurarti un raccoglitore con apertura tonda, altrimenti è dura calcolare l'area...pertanto la bottiglia è assolutamente da escludere!"
invidio tanta scaltrezza nell'inconsapevolezza della terribilità e della bellezza della vita, tanta cattiva furbizia nel commistarla a una specie di sapere, che non cola dalle mani perché è grosso e diverte, e anche se non ride è smargiasso, e conta, come le cose che non contano nulla:
"ti faccio un esempio pratico: secchio di 30 cm di diametro (raggio cm15) l'area del cerchio è di 706.5 cm2 (raggio*raggio*3.14) in un metro quadro ci stanno 10000 cm2 dunque in un metro quadro ci sta il corrispondente di 14.15 volte l'area del cerchio (10000/706.5). se in un secchio misuri un quantitativo di, per esempio, 1,4 litri di acqua allora sono caduti 19.8 mm di pioggia (14.15*1.4)"
Mentre io, plastica di plastica, mora di mora, acrobata dell'eyeliner, interno igrattabile di un orecchio, selciato di pelle, lingua di gatto, naso romano, ellissi eccentrica, rossetto marilyn 80, fluida corretta, occhi on the rocks, biancore merlato di denti, finte fortezze, foglia che sbriciola, scapole offerte, mento a terra, velluto di mani, amore del male, tagliola tagliata, morso innato, tocco di oggi, inquietudine d'orzata, pluviometro davis, tratto la notte come un prato su cui si sono consumati omicidi e amori, e senza pietà ci aggiungo noi due come si fa con le figurine, e ci mangiucchio ai bordi che restano umidi e sollevati per scappare, e non me ne frega un cazzo di quanto piove, tanto tu mi tieni la mano sulla bocca e dici 'zitta', e poi 'ci sono io', e quando con la tua schiena e le mie mani e con la mia schiena e le tue mani avremo grattato il cielo rideremo tutti i millimetri di acqua e saliva non scambiata che sono piovuti sotto di noi toccati da noi, sollevati dalla nostra infinita voglia di adesso.
Saturday, February 11, 2006
rubina
Ora, sai, questi giorni, succedono cose strane. Scrittori del mio corpo improvvisa il caso ad ogni angolo, e nuove sostanze si fanno creme per la mia pelle nonostantetutto secca. Bellezze e stranezze luciferine di qualcosa di cui non mi convinco eppure esiste o non esiste, anzi, più mi sembra esista meno essa succede, o meno mi soddisfa. Fattosta. Tant’è. Ripiego su un'altra me la mia voglia di amarti, di premere fin dentro il nostro rovescio, di sussiegosa supremazia da esercitare nello spazio scomposto tra il pavimento e la mia vita verticale. Chissà quanto tempo c’è tra noi e Noi. Maelstroem, mi chiamavi, non sapendo da quale violenta assoluta tempesta sono piegata, a quale inarrestabile succhioso vortice mi sono votata nel corpo, che vuol essere tutto un pieno che beve come negli animali che succedono, e basta. Voglio succedere d’amarti. Voglio succedere me e te.
Tuesday, February 07, 2006
1 ora di sogno
‘dimmi che non vuoi che ti tocchi’.
Guardo fissa il libro che ha in mano.
‘non posso dirlo’, rispondo ridendo.
sorride appoggiandosi su un gomito. Mi scopre lentamente. Dice
‘molto bene’.
Dischiudo le labbra, sono arroventata di parole e sguardi suoi.
Dice ‘girati’.
Resto ferma, per assaporare le sue parole.
Fa una leggera pressione sul mio fianco sinistro, girandomi. Vedo l’orlo del cuscino, l’angolo marrone del comodino, le sue gambe arrotondate. La luce tagliata dal bordo del letto. Sento la sua mano che tocca la nuca, poi il collo, e scende lungo la colonna vertebrale. Non mi accarezza, mi tocca. Non sfiora, assaggia. Controlla. Conta. Mi conta. Le vertebre, le ossa che emergono sottopelle, i peli, i pori. I tendini si snodano sotto le sue mani. I nervi e le vertebre si srotolano a seconda dei movimenti che mi fa compiere. Visita il mio corpo e le sue reazioni. Mi fa sollevare in ginocchio. Si alza in ginocchio anche lui, dietro di me. adesso tocca le spalle, i muscoli si distendono e si tendono insieme. Avvolge il seno, lo tocca in profondità, non lo stuzzica: lo sente. Il suo respiro è calmo, a volte solo ha dei picchi che sento sulla schiena anche fisicamente, è eccitato e insieme soddisfatto. Ogni tocco che dà è un piacere che riceve, e questo gli piace. Mi fa piegare in avanti, la testa sulle mani appoggiate sul cuscino. La mia schiena è un arco. Ne disegna la forma, torna indietro verso i glutei, risale la spina dorsale. Inventa traiettorie sconosciute ma non casuali, mi abbandono per la prima volta alla tensione. Niente di più diverso da un massaggio. Sono tesa nelle sue mani. Lui è in ascolto di ogni parte di me. adesso solleva il mio busto, mi fa appoggiare sulle cosce. Alza le mie braccia con movimenti che assecondano e comandano, con un’inerzia pulita ridiscende lungo le ascelle fino ai lati del seno e all’inizio dei fianchi. Si avvicina più strettamente a me. mi abbraccia da dietro, continuando a toccarmi le costole. Sento la sua bocca vicina alla nuca, il fiato nelle orecchie. Contando su non so bene quale forza mi volto nelle sue braccia, la mia bocca attaccata alla sua guancia dx.
‘è grave dottore?’, gli sussurro in faccia.Mi bacia nello stesso modo in cui mi ha toccata, muovendo la lingua come se dovesse conoscermi meglio che può. Io cado giù e quando mi copre vedo solamente i suoi occhi. Quando mi accarezza apro una coscia verso l’esterno.
Monday, February 06, 2006
critic +
cos'è che non ti convince?
non lo so, è troppo ...
cosa
troppo poco...
ah, ho capito
no, no davvero
è una delle tue fisse
può darsi.. ma m'hai chiesto come mi sembra e io...
come ti sembra è un conto, tu non sai...
...e io te lo dico
ma tu fai critica sterile!
e tu fai cacate prolifiche!
...
...
...
oh non è colpa mia se hai più o meno lo stile cinematografico di homer simpson.
cioè?
homer: Da qui dissolviamo a stella fino all’inaquadratura di flanders che fa i conti di casa, poi dissolviamo a stella su flanders che si lava i den…
lisa: Pà, esistono altre dissolvenze oltre quelle a stella..
homer: perché mangiare un hamburger quando si può avere una bistecca!
Thursday, February 02, 2006
cineplas (o plastiCine)
scusami tesoro perdonami perché io non potrò mai farlo, mi sono accorta di averti dimenticato nella mia lista perché tu sei fuori di ogni lista, perché tu sei l'osceno che si unisce allo scarlatto del sublime colato nelle curve del mio desiderio.
perdonami, oppure puniscimi:
Jeremy Irons
1. Gregory Peck (del caso Paradine, buono e disperato quando gli dico che lo odio e passo a Malkovich)2. Edward Norton (di sempre, in versione schizo. quasi sublime, il tempo lo maturerà)
3. John Malkovich (... mio aguzzino...)
4. Kevin Kline (ai tempi de il club degli Imperatori)- se non basta Ralph Fiennes (anche nazista, sì)
5. Robert De Niro (spiegazione nei commenti)
6. Bill Murray (mio dolce ironico)
7. Johnny Depp (sempre, tranne che in versione zingaro romantico)
8. Hugh Grant (aaaahhh....)
9. Andy Garcia (col mento alzato, oppure ricco e stronzo come in Ocean 11)
10. James Gandolfini (Tony)
11. Laurence Olivier (l'eleganza che vizia)
12. George Clooney (che sorride malandrino)
13. Clive Owen (di Closer, geloso, rude)
tra l'uno e l'altro: Bruce Willis (che fa fico e non impegna)
notare l'assenza dell'attore famoso.
Monday, January 30, 2006
la tua luce

Mi metti una mano di chirurgo deviato nel cuore, senza guanto. E l’attrito umido-plastico che produce l’addentramento è la musica che mi solletica la mielina corticale, e i sistemi ingegneristici dell’intestino – bancomat di caramelle. Io so che in quell’altrove ti farei tremare, so che a leggere queste parole ti perderesti la notte intera, e poi domani ancora, fino a che non sarò digerita, un effluvio in più da respirare la prossima volta che ti bacerò. So che sussultano di tamburello le tue dita, se solo ti occupa il pensiero di tutte le rose che ho coltivato, di tutto il sano e vibrante che ne è fiorito e di cui mi disseto da sola pensandoti con voracità di dita che sgualciscono petali. Mi sembra di sentirti l’accelerazione di reni e polmoni, un sentore di battito appena sotto gli sternocleidomastoidei, da cui ho prevelato lo scorso odore. Immagina un tessuto microfibroso attraverso cui puoi sentire i palpiti che non abbiamo condiviso, e che pure, da qualche parte di pensiero, ci hanno incontrato. Immagina come una fitta rete di metallo organico, una specie di maglia di mercurio tra le cui fessure inserire la lingua, per sentirci. Pensa a uno sparo nel cuore del tempo, e alla fontanella di sangue tutto da bere per riprendere i nostri sensi dal pavimento di linoleum del nostro futuro.
Thursday, January 26, 2006
il caso plasticine. le notti, come si svolgono.
GREGORY PECK: avevi paura?
- sì. di tornare indietro.
Sorride.
- il soffitto andava abbassandosi verso le finestre, era decorato di blu. C’era una scaletta appena si entrava, scendevo e c’era il letto… Non riuscivo ad addormentarmi, mi sembrava di stare in un sottomarino. Con una nave sopra. Sopra la mia testa, cioè. Sentivo anche la sirena.
- è meglio che tu sia riemersa.
Lo guardo.
- adesso? Hai paura?
- mh... Le paure contrastanti si annullano?
- n…
- o si sommano?.
- vincono le paure buone.
- non è vero.
- sìssì.
Serio, sorride.
Siamo fuori dalla città e nelle strade ci sono monocicli guidati da diverse versioni del Signor Bonaventura. Il porto è alla nostra sx. ferma la macchina. Scende, fa il giro, io ho già aperto lo sportello. Lo tiene aperto, scendo. Dice
- copriti.
Le mura della casa sono marroni o rosse, non capisco. Sono accarezzate dal sole e da un velo di mare spruzzato. C’è un ulivo fuori, circondato da un cerchietto di pietre. A destra si alza la scogliera. È tutto calmo.
- che bello.
- non è questo il tuo regalo.
Entriamo dando le spalle al mare.
Ha posato le chiavi, si toglie la giacca, dice
- spogliati.
Tremo.
- la mia non abitudine potrebbe essermi fatale.
Lui dice
- c’è un medico in sala.
Mi guardo intorno, sono strabiliata, affranta di piacere, barcollo. Sale un soppalco alle spalle del divano. È pieno di libri, fantastico. Cerca un libro, si allunga un po’ verso uno scaffale alto e un angolo della giacca si solleva. Vedo la sua schiena, il suo sedere. I suoi fianchi sono le metafore di carne delle mie notti appese. Ieri sera li stavo toccando. Torna soffiandoci sopra. Il rumore delle sue scarpe sul pavimento di pietra cotta è di terrificante incanto. Dice
- ecco.
Lo prendo.
- Spinoza, dico, L’ 'Etica'.
- All excellent things are as difficult as they are rare, dice.
Lo guardo, guardo lui e il libro. Sono bellissimi entrambi, odorosi di odori diversi, e di qualcuno uguale.
- ... è del 1920. Che emozione. Ma non posso accettare.
- puoi.
dice lui.
Gli sorrido.
- E poi qui c’è ancora Dio.
- c’è qualcosa di più grande.
fa lui allontanandosi.
- c’è il libero arbitrio. E per te c’è una lettura particolare di homo homini deus: forse non voleva dire che tutto è Dio, ma che Dio è tutto umano.
- mi piace molto così.
- lo so.
dice andando in un’altra stanza.
Lo raggiungo. Apre le imposte di legno, richiude i vetri. Accende una lampada che diffonde una luce gialla. Gli guardo le spalle mentre dico
- perché siamo qui.
Fa per accendersi una sigaretta. Si ferma. Appoggia i palmi delle mani sul davanzale.
- sia chiaro che ti faccio andare via solo se non vuoi restare.
- ma che bella tautologia.
- no, non lo è. You could say me that you must, che devi andare, o che non puoi restare. Non accetto motivazioni di questo tipo.
- non voglio andarmene.
Stringe gli occhi.
sono confusa, parlo troppo:
- e se tu non mi facessi andare via nel caso io ti dicessi che non posso restare, automaticamente vorrei andar via.
- i don’t speak italian.
- anyway, non credi di essere troppo intelligente?
-… per essere una donna?
- sì anche. Immagino che ti abbia dato dei problemi.
- meno della stipsi.
- diventerai famosa.
Guardo le coste dei libri senza leggere le iscrizioni, e accarezzandole. Passo la lingua su e giù nell’angolo dx della bocca semiaperta. Lui muove una o due dita sul legno del davanzale e subito dice:
- vieni qui.
Mi gelo e ardo. Lo guardo facendo brillare il mio rossetto.
Tuesday, January 24, 2006
nip/tuck 24genn
Christian: e chi cura un dolore fantasma? i Ghostbusters?
Monday, January 23, 2006
il mio sorriso
Noè: 300 cubiti... più o meno.
stooooonnnn!!!! (fulmine)
Dio: 300 cubiti esatti! e in essa metti una coppia di ogni specie di animale!
Noè:... una coppia.
Stooooooonnn!!!
Dio: una coppia di ogni specie!
Noè: vuoi dire anche le puzzole?
Dio: soprattutto le puzzole!
Stttooooonn!
Bart: WOW fico! Dio è veramente tosto!!
Homer: già.... è il mio personaggio immaginario preferito.
Dio: bravo Noè, e ricorda: la chiave della salvezza è..
Giornalista: avete visto il film ma qui abbiamo Noè in carne ed ossa, solo che questo Noè è stato accusato di aver ucciso una coppia di ogni specie d'animale, tra poco a Springfield mattina.
Friday, January 20, 2006
iO
(domani lo levo)
Thursday, January 12, 2006
il cacciatore di perle e la faina
Wednesday, January 11, 2006
le ragioni dell'addio
- e io posso sta co uno che si credeva che billy bob thornton fosse la marca del whiskey del discount? comunque christian.
- ma vaffanculo.
dopo 5 minuti.
- e per tua regola, lo so chi è billy bob thornton.
- ah e chi è.
- l'ex marito di sharon stone!
Saturday, January 07, 2006
liquid hotel
Tuesday, January 03, 2006
dif.ferita
- mi arrendo.
- già?
- è domani.
- appunto.
- è anche un altro anno.
- anche un altro lustro. vado prima io al bagno.
- a meno che.
- che?
- è urgente?
- no. ma vado prima io.
- che fai comandi. e poi è urgente per me.
- eh no sai, la mia teoria estetica.
- ah?
- ora entro e tu resti ad aspettarmi, ti guardi intorno, lo fai sicuramente meglio di me. io intanto faccio cose misteriose lì dentro. poi se esco posso guardarti furbamente, e spostare l'aria intorno a te.
- ti svizio io a te.
- capito, mi prende male aspettare, l'ho fatto per tanto tempo.
- non ci credo.
- e poi preferisco che per te non sia urgente. ciaaao.
- (i suoi occhi, il suo naso, le sue tette, la seta, il culo, i capelli.. vorrei fare l'amore con lei.)
- (ho mangiato troppo, ho bevuto troppo, che ore sono, ammazza quanto tiene sto rossetto, che faccio mi appoggio?, ammazza come mi guarda, però è dolce, vorrebbe scoparmi).
- vai.
- (che palle..., che ore sono, belle spalle, che fa lì dentro ora.. secondo me cerca il mio odore, è uno di quelli. è mio).
- (i suoi occhi, il suo naso, le sue tette, la seta, il culo, i capelli.. voglio scopare con lei.)
- ecco.
- che ne dici?
- beh sì, tutta un'altra cosa.
- eh-e.
- ma zitta.
- ora che facciamo?
- facciamo che mi alzo per prendere un bicchiere e ti passo accanto.
- mh, e poi?
- e poi magari ti sorrido.
- no, non mi piace. serio.
- magari ti sfioro.
- mh.. non lo so.
- sì, dai, così..
- sì ma poco eh.
- ti guardo le tette.
- ^_^ e poi si deve vedere solo da questa parte. se si vede da lì è finita.
- ah, ti piace così.
- sì.
- è snervante.
- sì.
- e se ci vedono.
- cazzi tuoi.
- sempre le parolacce. sempre a vendicarti.
- è l'unico modo in cui posso farlo a bocca vuota.
Friday, December 23, 2005
che ci trovi
- 8 o 8 e mezza?
- 8.
- ok.
- ok.
- no. nono, alle 8 è presto, facciamo alle 8 e mezza.
- ok.
- 8 e 10, 8 e un quarto, sennò.
- va bene, allora alle 8 e 1/4.
- ok. anche 8 e 10. se vuoi, se arrivi..
- va bene.
- sì. se non sono pronta aspettami. tanto 5, 10 minuti...
- mh.
- fà una cosa, vieni alle 8 e mezza và, ché prima che faccio tutto...
- mh. sennò vengo verso le 8 e 20 dai..
- come 8 e 20? e che orario è.. non lo abbiamo mai nominato.
- ah già. ...
- eh.
- va bene, allora alle 8 e mezza.
- ok.. anche 8 e 40..
- ...
- nono vabbè come vuoi, io dicevo per te..
- ...
- no no ok 8 e 20 allora!
- sicura?
- sì. sìsì, sicura.
- bene.
- ok. se tardo casomai mi aspetti.
- ...
- ...
- vengo alle 8, scendi entro le 8 e 4.
click.
Tuesday, December 20, 2005
Hier ist die Rose, hier tanze
devi urlarmelo dentro quella griglia pesante: qui è la rosa, qui danza, no, più forte! e vedi che già sugli occhi rotola una goccia, più forte, e dove danzo tu marcia, ma non per amore di linea, né per ordinare la corsa incontro alla morte, nè per incutere timore alla vita contraria, ma marcia fermo sulla mia attesa, sulle punte dei minareti che custodiscono e ostacolano il mio sonno, sulla testa degli attimi che ci fuggiranno, e dove è la spina, tu marcia, e ridi, ché io cerco di guardarti per tutto il tempo, attraverso questo fumo che rade le teste dei ragazzini che non sono più usciti da scuola e li spoglia, spalle strette nelle canottiere e quelle altre portate in braccio come in un sacco, sollevate rispetto ai sandali pieni della stessa terra dei giochi, e quando te ne accorgi il mio sorriso sarà per la vita, e per te dentro di essa, che l'hai riempita d'istante, e se te ne vai, dove danzavo alla tua voce, il mio sorriso sarà per tutta l'aria pulita che il tuo spazio contiene.
taglia e ringoia
Sono le lacrime fuori del ventre i miei baci spellati, sfilati dal tempo - rossi, quando aiutati mi salgono nell’altra bocca sospesa, che davvero scivoliamo così: in pareti in contro, l’uno binario, dell’altra, nello spazio caffè e stanza tra le novità sfondate di chi mi aspetta, e sembriamo comunque soliti, semplicemente stupiti ma diversi – inversi, rispetto a “l’altro”, che viene da ridere, e del resto".
Marvin, mio plastic cut-upper preferito.
Monday, December 19, 2005
copia e ingoia
Saturday, December 17, 2005
Wednesday, December 14, 2005
Voglio un uomo portatile
Che mi sorrida mentre fuma
Ma che non fumi, lui
Che legga divertito le istruzioni dei miei trucchi
Che mi prenda nei cessi
Dia pugni alla porta se mi chiudo dentro
Mi chiami con mille nomi
Di puttane di re di imperatrici e di fiumi
Si metta a ridere se gli rispondo male
E mi tiri un pippone per una gomma sputata
Che non mi faccia uscire davvero
Che abbia il coraggio di darmi ragione
E preferisca le sneakers rosa
Ai miei lacci da schiava
E sobbalzi esageratamente ai miei starnuti
E mi tocchi le costole come per cuocermi
Uno di poche parole ma larghe
Pieno di passati
Intransigente sulle cazzate
Elastico dalla vita in su
Accartocciato sui miei ginocchi
Che sappia parlare piano
E tenermi il mondo fra le cosce
che odi cose che mi sono indifferenti
e ami ciò che mi è indifferente
e non dica mai delizioso
Uno iscritto ad emergency
Proteinomane annoiato
Con alito di mare
Ricco abbastanza
Da farmi sensibile al lusso
Maturo e fragile
da permettersi di soccombere
Alla mia tirannica infantilità
Che non finisce le frasi
E non brontola al mattino
E accarezza a mano larga
La mia testa mentre gode
Che legga proust agostino abelardo
Che non annaffi le piante
Che mi insegni a disegnare
E a suonare il piano arrossando le nocche
Che mi curi il raffreddore
Che mi scaldi l’addome
Che mi invidi
Che mi lasci
Che torni
Che non vada via cacciato
Che mi compri rossetti
Uno che mi chiede di gemere
Che mi regala scatole
Vuote e piene
che mi voglia sua ordinata e sua ascissa
che mi tappa la bocca
che mi bacia gli occhi
che scrive poesie che non mi fa leggere
e non si offende se mentre piscio
gli dico che una fa schifo
Un uomo federa
Un uomo monovolume
Un uomo idraulico
Un uomo tampax
Un uomo silenzio
Che mi aggiusti gli occhiali
Con dita sottili e sguardo fosco
Che usi il mio corpo
Ma non le mie intenzioni
Odoroso di carta e tramonto
Accecato di mio amore
Sorridente e serio ai miei brividi
Che impugni così il cambio dell’auto
Che strizzi gli occhi così
Che così mi stia ad ascoltare
Che sappia bestemmiare
Che trovi la soluzione migliore
Dall’innesto di melanzane
Al parcheggio dei tir
Allo sfregamento dei pianeti
Per soddisfare i miei brilìi
Le mie alzate di sopracciglio
E la curiosità da gatto
Nello spazio tra i peli
Tuesday, December 13, 2005
lista della sposa
Sunday, December 11, 2005
Clair de Lune
Thursday, December 08, 2005
Tuesday, December 06, 2005
la parte buona
Sunday, December 04, 2005
Thursday, November 17, 2005
avanti.
Wednesday, November 16, 2005
dispendio
Monday, November 14, 2005
pensultimo. ri-svegliarsi e scrivere
‘molte cose qui tendono ad essere mie, sì’.
Alla sosta per l’apertura del cancello vedo l’altra macchina dallo specchietto laterale.
‘dove mi porti.’
‘devo ancora decidere’, dice lui.
Mi godo il suo silenzio, il suo odore, la strada meravigliosa, le persone che sembrano riflessi morbidi sul vetro. Mi dimentico di tutto e respiro il nostro spazio in comune.
Si addentra con perizia in quartieri in cui non sono ancora stata, con case bianche, nuove o decadenti, con l’edera attaccata come un decoro artificiale. Esce da tutti gli isolati ed entra in altri, i suoi movimenti sono sicuri, la mano sul cambio mi fa venire i brividi. A un tratto, dice:
‘puoi guardarmi.’
Mi risveglio anche se ho dormito accanto alla sua ultima voce.
‘lo so che posso guardarti. L’ho anche fatto un paio di volte’.
‘guardami bene’.
Lo guardo, a fondo. Faccio finta che mi viene da ridere.
Wednesday, November 02, 2005
ppp
Pier Paolo Pasolini, Empirismo eretico.
una martire
In mezzo a flaconi, a stoffe laminate e mobili voluttuosi, a marmi, quadri, abiti profumati dalle pieghe sontuose,
in una camera tiepida ove, come in una serra, l'aria è rischiosa e fatale, e mazzi di fiori nelle loro bare di vetro esalano l'ultimo spiro,
un cadavere decapitato versa, simile a un fiume, sul cuscino sazio, un sangue rosso, vivo, che la tela beve come un avido prato.
Simile alle pallide visioni che suscita l'ombra e che ci avvincono gli occhi, la testa, con la massa della sua scura criniera e i suoi gioielli preziosi
riposa sul comodino da notte, come un ranuncolo: uno sguardo, vuoto e bianco come il crepuscolo sfugge dagli occhi arrovesciati.
Sul letto, il tronco nudo, senza scrupoli, rivela nel più completo abbandono il segreto splendore e la bellezza fatale che la natura gli diede;
una calza rosa, ornata d'oro, è rimasta sulla gamba, come un ricordo: la giarrettiera, come un occhio segreto che brucia, dardeggia uno sguardo di diamante.
Lo strano aspetto di questa solitudine e d'un grande, languido ritratto, dall'occhio e dall'atteggiamento provocanti, rivelano un amore tenebroso,
una gioia colpevole, delle feste bizzarre piene di baci infernali, di cui godeva lo sciame degli angeli dannati volteggianti fra le pieghe delle tende;
e tuttavia, a vedere la magrezza elegante della spalla dal contorno risentito, l'anca un po' puntuta e la vita guizzante come un rettile irritato,
come risulta giovane... La sua anima esasperata e i suoi sensi, morsi dal tedio, s'erano aperti alla muta assetata dei desideri ardenti e perduti?
E l'uomo vendicativo che, da viva, malgrado tanto amore non hai potuto saziare, sfogò sulla tua carne inerte e compiacente l'immenso suo desiderio?
Rispondi, impuro cadavere! E, sollevandoti con braccio febbrile per le trecce irrigidite, testa paurosa, dimmi, ha egli sui tuoi denti freddi impresso un ultimo addio?
- Via dal mondo schernitore, via dalla folla impura e dai magistrati curiosi, dormi in pace, strana creatura, nella tua tomba misteriosa;
il tuo sposo vaga per il mondo e la tua forma immortale gli veglia accanto, quando dorme; ti sarà fedele e costante sino alla morte, come tu lo sei a lui.
Monday, October 31, 2005
defragmentami - Una metafora ovviamente
Thursday, October 27, 2005
Sunday, October 23, 2005
Saturday, October 22, 2005
mica è facile
Monday, October 17, 2005
«Tu non hai cervello, » rispose la bambina. «Non importa quanto grigia e squallida sia la nostra casa, noi gente di carne e ossa preferiamo abitare lì che in qualsiasi altro luogo, per bello che possa essere. Non c’è niente come la propria casa.»
Lo Spaventapasseri sospirò. «Non posso proprio capirlo,» disse.
«Se aveste la testa piena di paglia come me probabilmente abitereste tutti in posti bellissimi, e il Kansas sarebbe completamente deserto. È un fortuna per il Kansas, che abbiate il cervello.»
Baum, Il meraviglioso mago di Oz
Sunday, October 16, 2005
e se il superuomo avesse malinconia dell'uomo..
"io sono il dopodomani".
Saturday, October 15, 2005
il mio cuore, messo a nudo
Baudelaire, Scritti sull'arte.
Tuesday, October 11, 2005
House, MD - ovvero l'irresistibile fascino del dottorino
house: continua...
studentessa: lei sta leggendo un libro di fumetti..
house: e tu vuoi attirare l'attenzione indossando un top scollato.. oh scusa, credevo che fossimo in un contesto di ovvietà.. io sono competitivo per natura..
le studentesse spiegano la storia della paziente.. che è nella stessa camera ma ha raccontato due storie diverse.. il bip di house suona, lui chiede quanto pesa e il colore del naso.. fa per andarsene..
studentessa: che cos'ha che non va?
house: beh, questo dovete dirmelo voi... ah sono troppo buono.. (lancia un librone sul tavolo) comincia con la c
passa un po' di tempo e house va dalla paziente con le studentesse, le parla e poi esce con le due dalla stanza.
house: sindrome di korsakov.. il cervello è danneggiato dall'alcolismo o dalla dieta insufficiente.. e data la paziente direi che è la seconda.
studentessa: ma korsakov non comincia con la c..
house: io non ho detto c.. o l'ho detto??? prendete nota: trattate tutti come se avessero la korsakov, tutti mentono..
fonte (http://vodkafragola.altervista.org/?p=34)
Monday, October 10, 2005
pessima
Pessima.
Cerco nei giorni della nostra immaginazione qualcosa che parli di te.
Plastica, è vero, poiché pur sfiorandoti rimani impigliata in grovigli elettrici, inesistenti. [Tutto ciò mi concede il lusso di trattarti come voglio. Tutto ciò mi concede il lusso, ancora maggiore, di farmi trattare come ti viene.]
Pessima, come il caso che t’ha lanciato sui miei passi.
Eppure, per quanto io t’osservi e senta canticchiare forte i tuoi tacchi e i tuoi cattivi umori, – fatti di Nietzsche, di libri, di acidità varie –,
Vuoi che scriva di te. Ecco si, dovrei. Anche perché è un po’ che ti penso spesso. Sei Pessima e i giorni della nostra immaginazione te lo dimostrano, credo.
Dal momento che non riesco a scrivere su richiesta, dovrai accontentarti di metafore ovvie, già sentite e che non ti piaceranno – proprio come non ti piace il jazz. Dunque: t’immagino come un quartetto in bilico tra il vecchio e il nuovo. Sei al contrabbasso, il tuo compito è quello di far reggere l’intera esecuzione della tua vita, hai un suono scuro e dolciastro – così è il tuo cuore – da assaggiare con la sola punta della lingua. Il ritmo è nervoso ma lirico, forse poetico, incapace ad andare fuori tempo – è lì che ti trovi tu, che si trova ciò che sei, e immagino sia pericoloso cercare di sfiorare certe corde, certe note. Sei anche seduta al pianoforte, uno di quelli acustici, uno di quelli tedeschi con le gambe ben tornite. Ti piacciono le note acute, un po’ strazianti, un po’ ridicole ogni tanto. Suoni con trasporto, quasi isolata dal resto del gruppo, quasi un eterno solista che cerca in tutti i modi le note perfette, perduta e senza lanterna, in volo. Si, al pianoforte suoni ciò che rimane del tuo idealismo. Ed ai fiati! – i fiati, due, un sassofono e una tromba, ovviamente – racconti la tua dissonante giornata fatta d’incomprensioni e illusioni. Incattivita, dolcissima, pessima, – appunto.
Marvin
chicolat
preferisco quello fondente. oppure quello doppio cremolato al croccante megaripieno di praline effervescenti. sogno johnny depp - willy wonka che mi spieghi in cosa consiste la cascata di cioccolato fuso e come funziona. riesce ad essere così infantilmente egoista eppure così al di là del bene e del male nella sua disperazione cristallizzata. adoro la sua ossessione per la perfezione della fantasia. supera gene wilder in questo, anche se il suo dandysmo è meno sregolato dal punto di vista del look. i capelli di wilder valevano da soli certi inquadrature. - quando torna a cercare il bambino charlie che adesso fa lo sciuscià si copre il volto con un giornale e fingendo un'altra voce dice "certo che quel wonka deve essere proprio una canaglia!"- charlie annuisce e lui sta zitto, ma quando charlie dice "ha il più buffo taglio di capelli che abbia mai visto" si toglie il giornale da davanti e dice "non è vero, è il più bello del mondo!". la scena più grandiosa della nuova versione è tutta piena dello sguardo di depp: veruca scivola dentro l'inceneritore per la sua avidità e lui per rassicurare il padre dice che l'inceneritore viene acceso solo di martedì, allora il bambino saputello dice "ma oggi è martedì!" .. lo sguardo di depp.
Friday, October 07, 2005
dice
Monday, October 03, 2005
Melocranio
Saturday, October 01, 2005
Wednesday, September 28, 2005
avessi una casa anche prestata, una casa larga e piena di aria bianca, con la vasca sempre bollente e le finestre di vetro dolce, e qualcuno che mi viene a trovare la mattina mentre apro i cassetti, una casa con quanti piani le pare, aperta e segreta come un cielo, non mia e mia come l'acqua che bevo in cucina, gonfia di silenzio e di liquori rossi nelle cellule dei mattoni, abbigliata come i samurai eppure limpida e semplice, con spazi avvolti da niente dove studiare e scrivere ciò che lì potrei comprendere, quando qualcuno bussa alla porta e si fa raccontare com'è una vita fatta a stencil, ritagliata lungo i bordi e incollata su una superficie estranea, anche solo per qualche giorno.
Friday, September 23, 2005
- boh. spero solo che non sia in ordine crescente di scocciatura.
Wednesday, September 21, 2005
Tuesday, September 20, 2005
io, anassilla
miri un signor di vago e dolce aspetto,
giovane d'anni e vecchio d'intelletto,
imagin de la gloria e del valore:
di pelo biondo, e di vivo colore,
di persona alta e spazioso petto,
e finalmente in ogni opra perfetto,
fuor ch'un poco (oimè lassa!) empio in amore.
E chi vuol poi conoscer me, rimiri
una donna in effetti ed in sembiante
imagin de la morte e de' martiri,
un albergo di fé salda e costante,
una, che, perché pianga, arda e sospiri,
non fa pietoso il suo crudel amante
Gaspara Stampa, Rime.
Monday, September 19, 2005
"boh, credo che mi laverò"
"ti lavi troppo... ti fa male"
"..."
"eh"
"a che"
"alla flora batterica"
"sti cazzi, io c'ho la fauna."
piano, americano.
esterno notte: 1 giorno fa:
sono andata al Caffè Greco mentre la gente premeva sotto gli ombrelli. quando sono riuscita ad arrivare era chiuso. sono stata risucchiata verso la vetrina di Gucci immaginando i suoi passi oltre il gradino di marmo bianco, la forma dell'aria spostata dalle sue spalle, quel giorno.
interno notte: 12 giorni fa:
mentre andavo via cacciata dal mio rifiuto di fare carezze silenziose e non complicate, ho toccato l'orlo della busta nera di Gucci appesa alla maniglia della porta, ultimo sguardo sulla nostra differenza.
Sunday, September 11, 2005
(molto agitata)
Ch'ei qui non mi sorprenda
Lascia che m'allontani... tu lo calma
(mal frenato il pianto)
Ai piedi suoi mi getterò divisi
Ei più non ne vorrà sarem felici
Perché tu m'ami, Alfredo, non è vero?
ALFREDO
O, quanto...Perché piangi?
VIOLETTA
Di lagrime avea d'uopo or son tranquilla
sforzandosi
Lo vedi? ti sorrido
Sarò là, tra quei fior presso a te sempre.
Amami, Alfredo, quant'io t'amo. Addio.
(corre in giardino).














